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Scultore

Gigi Supino


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Gigi Supino

( Genova 1894 - ? )

Scultore

    Gigi Supino

    Gigi Supino nasce a Genova nel 1894. Figlio di un professore di economia, trascorre la sua infanzia in diverse città italiane, per poi stabilirsi a Milano nel 1903. Qui, frequenta il liceo classico e viene incoraggiato poi dai genitori a iscriversi al Politecnico. In realtà, il giovane Supino, dopo aver visitato la Mostra di Milano del 1906 per il Traforo del Sempione, rimane profondamente colpito dalle sculture esposte e comincia a modellare le sue prime figure.

    Dopo i primi due anni al Politecnico decide di dedicarsi definitivamente alla scultura, frequentando lo studio di Ernesto Bazzaro, almeno fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, in cui è chiamato a combattere sul Carso come tenente d’artiglieria.

    La scultura tra le due guerre

    È quindi nel dopoguerra che si svolge la prima attività scultorea di Gigi Supino, impegnato nell’esecuzione di monumenti ai caduti, di monumenti funebri, ritratti e figure. Seguendo il flusso della rievocazione dell’antico condotto dal gruppo Novecento, di cui non fa però ufficialmente parte, l’artista conferisce valore plastico alle sue figure e ai suoi gruppi, forti di una drammaticità silenziosa e senza tempo.

    Un primitivismo morbido che si riscontra nella scultura Pensieri esposta alla V mostra nazionale della Federazione artistica lombarda del 1921. Nel 1930 è alla Biennale di Venezia con La chiesa e nel 1932 con La voce di Cristo.

    Alla Biennale del 1934 presenta una delle sue opere più famose, l’Apollo e Dafne, in cui il testo ovidiano affiora con delicatezza mentre il dio rincorre la ninfa ed entrambi disegnano con i loro corpi nudi un passo di danza, una curva elegante nell’aria, tra tensione e leggerezza. Nel 1936 sono il Trionfo dell’acqua e Donna al sole a comparire nelle sale della Biennale.

    Essendo ebreo, dopo l’emanazione delle leggi razziali del 1938, è costretto a rifugiarsi in un paesino sul lago di Como sotto falso nome. Molte delle sue opere sono andate distrutte in seguito al bombardamento del suo studio milanese, ma dopo la guerra ha continuato a dedicarsi con energia alla scultura, fino ai suoi ultimi giorni.

    Mantenendo sempre vivo quel modellato solido e quella sensazione di sospensione atemporale e primitivista, ha continuato a partecipare alla Biennale di Venezia anche nel dopoguerra: nel 1948 vi presenta la Medusa che si pettina. Con il passare degli anni scompare gradualmente dalla scena pubblica; non tiene mostre personali e non partecipa a collettive. Si dedica alla stesura di racconti che vengono pubblicati nella raccolta La vera storia di Galatea nel 1962. Muore nel 1980.

    Elena Lago

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