(Ferrara 1842 - Parigi 1931)
Studio per ritratto di signora
Misure: cm 35 x 26,5
Tecnica: olio su tavola
In origine si trovata sul verso del dipinto Interno dell’atelier con il ritratto del piccolo Subercaseaux; inventariato da Emilia Cardona con il numero 36B bis dell’Atelier Boldini.
Bibliografia: Boldini. Catalogo ragionato, a cura di P. Dini, F. Dini, Allemandi, Torino 2004, n. 741, p. 401; B. Doria, Giovanni Boldini. Catalogo generale dagli archivi Boldini, Milano, Rizzoli, 2000, n. 398.
Studio per ritratto di signora di Giovanni Boldini è un olio su tavola particolarmente interessante soprattutto per la sua storia e per un’iscrizione a penna che si trova sul retro dell’opera, firmata da sua moglie, la giornalista Emilia Cardona. L’iscrizione recita: «Questo studio per il Ritratto di donna Franca Florio, opera di Giovanni Boldini eseguita verso il 1901, appartiene al signor Luigi Condorelli. Luglio 1968». La frase, breve e incisiva, illustra chiaramente l’opinione di Cardona, secondo cui questa tavola rappresenta un rarissimo studio dell’iconico Ritratto di donna Franca Florio, commissionato proprio dalla cosiddetta regina di Sicilia nel 1901 e poi datato 1924. Dipinto dalla storia travagliata e affascinante, troverebbe origine, secondo Emilia Cardona esattamente in questo piccolo ma prezioso profilo di donna.
Inventariato proprio da lei con il numero 36B bis dell’atelier Boldini, inizialmente si trovava sul verso del dipinto Interno dell’atelier con il Ritratto del piccolo Subercaseaux, eseguito intorno al 1899 e conservato nel Museo Giovanni Boldini di Ferrara. Le pennellate impetuose e veloci, con traiettorie oblique e mosse e con una materia pittorica leggera e svolazzante, circondano come vapori acquei il volto della signora, unico punto fisso che emerge per il bianco eburneo del profilo elegante e per la capigliatura scura, raccolta in un alto chignon, come quello del dipinto finale di Franca Florio. Dallo studio affiora la base della tavola e la scelta di un cromatismo essenziale di tonalità bianche e nere.
È proprio negli anni Ottanta che si cristallizza la cifra stilistica dell’autore, con gesti pittorici che sembrano seguire il ritmo incalzante e il turbinio sociale della Ville lumière, soprattutto nei ritratti femminili. Tutto avviene nel suo studio di boulevard Berthier, un vero e proprio crocevia di artisti, amici, critici, collezionisti, uno spazio mondano e allo stesso tempo pulsante di vita, ricco di oggetti, strumenti, quadri, sculture: questa tavola è testimonianza dunque delle continue invenzioni, delle sperimentazioni pittoriche, degli studi, dei progressi stilistici di Boldini nel suo animato atelier, rappresentato proprio sul recto della tavola. Qui, tra gli altri oggetti decifrabili nel dinamismo sfrenato della pennellata e attraverso il raggio di luce che colpisce la scultura in gesso di Bernini, si riconosce l’iconico Ritratto del piccolo Subercaseaux, eseguito nel 1891.
I due dipinti sul verso e sul recto sono simbolo di una specifica fase stilistica e biografica di Boldini, in cui le figure ritratte nello studio emergono da fondali scuri o neutri e sono delineate con pochi tocchi rapidi e fluidi che alludono allo spazio e ai dettagli fisici. In particolare lo Studio per il ritratto di signora è la viva dimostrazione della mutevole e impermanente ricerca pittorica dell’artista, fatta di osservazioni, fasi preparatorie, ma anche di istinto e di virtuosismo. È quasi la definizione del canone boldiniano in uno studio muliebre, che mette in evidenza la linea serpentina e l’allungamento della figura dedotti dalla profonda conoscenza della tradizione manierista toscana ed emiliana, ma anche la sensibilità verso il movimento della vita moderna, con i toni contrastanti, le luci subitanee, la bellezza esuberante.
Elena Lago



