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Giovanni Crivelli detto il Crivellino
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Giovanni Crivelli detto il Crivellino
Giovanni Crivelli detto il Crivellino è figlio del pittore Angelo Crivelli detto appunto il Crivellone. Per entrambi mancano notizie certe sulla data di nascita e il paese di origine, probabilmente però Giovanni Crivelli nasce a Milano.
Sicuramente il giovane si forma alla bottega paterna venendo influenzato dal suo stile e dalla sua scelta tematica. Infatti il figlio, come il padre, si dedica a soggetti animalier prediligendo però volatili e pesci, manifestando un’attenzione alla psicologia animale molto accentuata. La vicinanza stilistica tra padre e figlio crea non poche difficoltà attributive. Inoltre l’artista collabora con il pittore piacentino Felice Boselli, anche lui specialista di nature morte di selvaggina, e anche in quel caso delimitare dei confini stilistici risulta arduo.
Dal 1733 è testimoniata però la sua presenza presso la corte dei Savoia, essendo documentato un pagamento per otto paracamini del salone centrale della Palazzina di caccia di Stupinigi, lavoro eseguito sotto la direzione dell’architetto e sovraintendente della costruzione Juvarra.
Qui, affrancato dall’influenza paterna, riesce ad inserirsi all’interno del gusto decorativo rococò che caratterizza la decorazione del salone, raffigurando nature morte di cacciagione appena appoggiate sui tavoli come se fossero il bottino della battuta di caccia da poco avvenuta. Nella sua produzione c’è un’attenzione forte al dettaglio che deriva dal fascino per le opere degli artisti fiamminghi. All’interno della stessa palazzina di Stupinigi ci sono delle tele con soggetto e stile molto affini ai paracamini quindi si ipotizzano essere di sua mano.
Altri dipinti con soggetti agresti e bucolici del pittore si trovano nel castello di Agliè come Animali da cortile, Animali da cortile con sfondo di contadini, Colombe e pernici, Selvaggina morta con cane e Piccionaia. Nel Palazzo Reale di Torino vi sono inoltre altri lavori dell’artista come Animali feroci, Uccelli acquatici, Cervi, struzzo, cavallo e Caccia al cinghiale. Una serie di sei tele, appartenenti alla collezione di G. F. Arese, sono oggi disperse dopo la caduta di Napoleone Bonaparte.
Secondo alcuni documenti il pittore si imbarca poi per la Sardegna, e secondo quanto riportato dal Lanzi trascorre gli ultimi anni alla corte Farnese di Parma, dove lavora copiosamente. Qui si spegne nel 1760.
Emanuela Di Vivona
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