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Giovanni Muzzioli


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Giovanni Muzzioli

( Modena 1854 - 1894 )

Pittore

    Giovanni Muzzioli

    Nei primi anni della sua giovinezza diè subito prova di grande amore allo studio e dedicatosi con ardore grandissimo al disegno entrò nel 1869 alla Accademia di Modena, dove ebbe a maestri i pittori Simonazzi ed Asioli, e dove fece subito concepire grandi speranze, che non andarono perdute.

    Vinto un concorso per una pensione, per quattro anni si recò a Roma alla Accademia di San Luca, ove ebbe a maestro primo il professore Podesti, indi, nel 1874, il professore Coghetti, ed ove cominciò a lavorare in un piccolo studio, che aveva preso in affitto insieme ad un suo compagno. Fece una tela rappresentante “Abramo e Sara alla corte dei Faraoni”, che, se non aveva le grandi qualità spiegate in seguito dall’artista, aveva però in sè un così caldo soffio di vita, una tale spiccata originalità nell’insieme, qualche cosa di così personale, da spiegare e da scusare l’entusiasmo grande con cui venne accolta nella nativa sua Modena, che volle ornare di quella tela il Museo della città.

    Il Muzzioli non si abbandonò al primo trionfo; tornò a Roma e si pose di nuovo al lavoro con alacrità grandissima e con saldo e tenace animo a far molto e bene. E da allora in poi ogni suo quadro è stato veramente un trionfo, a cominciare da quello esposto e fatto a Firenze nel 1876: “Poppea che si fa portare la testa di Ottavia”, fino all’ultimo quadro esposto a Bologna, nel 1888: “I funerali di Britannico”.

    Terminato il corso accademico col trionfo della sua “Poppea”, il Muzzioli si stabilì a Firenze, dove anche oggi dimora, dove è stimato, amato e conosciuto da tutti, e dove tutti apprezzano, oltre alle belle doti che possiede come artista, la sua cultura, la sua grande modestia e la gentilezza e bontà dell’animo suo.

    E a Firenze ha condotto a compimento un numero considerevole di quadri di ogni genere e di ogni dimensione, che vengono acquistati non appena esposti, e che gli hanno procurato grandi soddisfazioni e meritate onorificenze. A Torino, nel 1880, aveva un quadro: “La Maddalena”, eseguito per i fratelli Della Valle di Modena, che piacque molto; a Milano, nel 1881, aveva un quadro di genere: “Rito funebre in Grecia”, e “Al tempio di Bacco”, quadro storico di gran valore che riportò il premio di Lire 1000, stabilito da Cesare Cantù, e di cui così scrive un critico: «”Al tempio Di Bacco”, è il quadro di Muzzioli più semplice e più equilibrato nelle partì.

    Dapprima appare un po’ basso di tinte, un po’ scuro, un po’ cenerognolo, ma più si guarda, più diventa vero, gaio, chiaro e colorito. L’intonazione ne è perfetta; e starei per dire che è il quadro più intonato dell’Esposizione. E’ finito senza leccature e senza durezza; e l’occhio riposa su quelle forme non nascoste tra le sfumature, le macchie e gli artifizi». A questo quadro tennero dietro oltre che: “Nell’aia”, “Ore calde”, “Arte umoristica”, e vari paesaggi e ritratti eccellenti, “L’offerta nuziale” ed il “Baccanale”, due tele che esposte l’una Torino, nel 1884, e l’altra a Milano, nel 1886, destarono l’ammirazione universale.

    A proposito del “Baccanale” così, dopo averne lungamente parlato, si esprime Jarro: «Non ci sono levigature, ma neppure quei tocchi appiastrati, que’ colori ammucchiati, quel fare imbarazzato; come di chi dipinge al tasto o con mano convulsiva invece che sicura. Vi scorgete l’uomo, che sa trovare la parola propria, che dice quello che ha in animo, senza violenza di termini, o turbolenza di fattura. Egli ha colto il momento, le persone, l’ambiente, con una verità, una evidenza invidiabile, senza alcuna fantasmagoria, senza ricercate pompe di scenografo. Nell’ombra, nelle mezze tinte, nella luce più viva e sempre magistrale.

    Non ostante che il quadro sia quasi tutto bianco, dal marmo all’indumento gettato sul corpo del Baccante, i rilievi per la forza delle ombre, il vigore della prospettiva, sono così spiccati, che riproducono uno degli effetti più difficili a ottenersi col pennello: in una piccola tela si ha un compiuto effetto della solidità, della estensione, delle distanze. Non è facile trovarsi dinanzi a un quadro che sia più vero, e che pur riveli maggior pazienza e gagliardia di studi».

    Alla Esposizione di Venezia del 1887 aveva esposto: “Sole di Settembre”; a quella di Bologna del 1888 mandò il superbo quadro: “I funerali di Britannico”, di cui tutta la stampa d’Italia parlò lungamente e che levò ancora più alta la fama del Muzzioli. Il quadro fu acquistato prima ancora che fosse aperta l’Esposizione, dal signor Lionello Cavalieri di Ferrara. In questi ultimi tempi questo egregio artista ha condotto a fine altri pregevoli lavori, tra i quali una bella tela rappresentante “Le feste di Flora”, acquistata dal comm. Pisani e subito rivenduta.

    Il Muzzioli è Professore delle Accademie di Modena, di Firenze e di altre, ha ricevuto numerosi premi ed onorificenze e occupa uno dei primi posti fra gli artisti d’India.

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