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Giovanni Nino Costa


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Giovanni Nino Costa

( Roma 1826 - Marina di Pisa 1903 )

Pittore

    Giovanni Nino Costa

    Artista di rilievo internazionale, in contatto con alcuni dei maggiori esponenti della pittura inglese, tedesca e francese, critico militante, patriota con ruolo di spicco durante i moti risorgimentali, infaticabile promotore di mostre e associazioni artistiche indipendenti, Nino Costa figura tra i principali protagonisti della pittura del secondo Ottocento italiano.

    Formatosi a Roma e vissuto tra Roma, Firenze e la Toscana, Londra e Parigi, sin dagli anni Cinquanta prendeva le distanze dalla cultura purista e romantica per elaborare, attraverso l’attenzione al linguaggio di Corot e il fruttuoso contatto con Arnold Böcklin e con artisti inglesi come George Mason e Frederic Leighton, una concezione spiritualista del paesaggio.

    Partendo dall’esigenza di rendere nel modo più intenso la profonda emozione ricevuta dalla natura, approcciata libera dalle convenzioni accademiche, Costa affermava la necessità di operare una selezione dei dati della visione epurandola da tutto ciò che poteva turbare il lirismo dell’insieme, perché il “vero non dice nulla se non si è veduto attraverso il sentimento del pensiero” (Costa 1927, p. 121).

    Tale processo di trasfigurazione della realtà, con il quale l’artista darà un contributo fondamentale alla formulazione della poetica macchiaiola, è ben esemplificato in questo paesaggio, una veduta realizzata a Rapallo con il promontorio di Portofino sullo sfondo, dipinto probabilmente nel 1862, come indica l’iscrizione non autografa sul verso, apposta in un momento successivo forse dalla figlia Giorgia.

    Il senso di fusione con la natura dato da un tramonto infuocato è tradotto attraverso la resa intensa, sottile delle variazioni rosa e perlacee della luce che sostanzia ogni elemento del paesaggio. Le sintetiche stesure cromatiche e la costruzione per masse, ben evidente nella plastica modellazione degli elementi rocciosi, evidenzia la riflessione condotta su Corot e sui primitivi italiani, a proposito della quale Adriano Cecioni aveva parlato di “pittura modellata”, qualità “preziosa” che, a suo avviso, si rivelava “in tutta la sua potenza nelle colline, nei poggiuoli e nei promontori” (Cecioni 1884).

    Allo stesso tempo, la solitaria presenza della figura femminile, classicamente atteggiata, infonde alla visione un senso di mitica sospensione atemporale, secondo una connotazione spiritualista che si accentuerà allo scorcio del secolo attraverso l’incontro con l’estetismo dannunziano, facendo di Costa l’indiscusso protagonista del rinnovamento in chiave simbolista della pittura romana.

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