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Giovanni Pagliarini


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Giovanni Pagliarini

( Ferrara 1809 - 1878 )

Pittore

    Giovanni Pagliarini

    Giovanni Pagliarini nasce a Ferrara nel 1809. Dopo aver iniziato la sua formazione artistica come allievo di Gregorio Boari e Giuseppe Saroli, si trasferisce a Venezia per entrare nell’Accademia di Belle Arti, al tempo diretta del ferrarese Leopoldo Cicognara. Dal 1829 al 1833, segue i corsi di Odorico Politi, per poi ottenere la possibilità di compiere un pensionato a Firenze grazie ai suoi successi accademici e ai finanziamenti di alcuni nobili che credono in lui.

    I viaggi di studio da Firenze a Vienna e il trasferimento a Trieste

    Nel 1834, quindi, soggiorna a Firenze, dove frequenta l’Accademia al tempo diretta da Pietro Benvenuti. Qui consolida il suo linguaggio già improntato ad un neoclassicismo temperato, per poi portare aventi questa ricerca in un soggiorno viennese al termine degli studi accademici. In seguito a questi viaggi di perfezionamento, Giovanni Pagliarini non rientra a Ferrara, ma si stabilisce a Trieste, dove apre un suo studio che chiama affettuosamente il suo “Pantheon ferrarese”, perché dipinge sulle pareti i personaggi illustri della sua città, da Nicolò Ariosto, padre di Ludovico, a famosi giuristi.

    Nonostante la formazione di Pagliarini sia prettamente neoclassica, negli anni triestini si dedica soprattutto a scene di genere, condotte comunque con precisione formale che incontra immediatamente il gusto della borghesia e dell’aristocrazia locali. Tra le opere di questa prima fase compaiono Ballo in trattoria e Contadino che mangia la zuppa.

    Tra Trieste, Udine e Ferrara: il ritratto biedermeier

    Contemporaneamente, si occupa di pittura di storia, in cui il medioevo e i racconti di amor cortese trovano spazio attraverso un’abile gestione del colore e del disegno. I collezionisti cominciano a commissionargli anche ritratti personali o di famiglia, di cui il pittore è intenzionato a mettere in risalto il contesto sociale, l’ambientazione e lo status, nel pieno rispetto dello stile biedermeier.

    Con attenzione e minuzia di particolari, infatti, descrive attentamente gli oggetti che circondano i personaggi ritratti, le tappezzerie, gli abiti e spesso le opere d’arte collezionate, che contribuiscono a definire il carattere e la classe di appartenenza. È in questo modo che Pagliarini conquista con facilità l’apprezzamento dei committenti non solo triestini, ma anche di Udine, città in cui si trasferisce alla fine degli anni Quaranta. Da questo momento in poi, si dedica anche alla pittura sacra, in cui mostra un deciso andamento purista, lavorando in diverse chiese di area friulana, tra cui il Duomo di Capodistria, dove esegue l’Immacolata concezione.

    Tuttavia, il suo genere prediletto rimane il ritratto biedermeir, come si nota da una delle sue opere più famose, La famiglia dell’ingegner Lavagnolo, un vero e proprio trattato per immagini dello status di una famiglia borghese di metà Ottocento.

    Pagliarini rientra a Ferrara nel 1859, inaugurando una serie di opere dedicate alla questione risorgimentale, tra cui La famiglia del Plebiscito. Sempre adottando il genere del ritratto borghese alla Molteni, mette in risalto le qualità patriottiche, l’orientamento anti-austriaco della famiglia e il suo ruolo nell’annessione di Ferrara al regno d’Italia (uno dei membri tiene in mano il foglio con i risultati del plebiscito). Nella sua città, dunque, continua a lavorare nel campo del ritratto, ma porta anche aventi la decorazione sacra. Nel 1861 espone alla Mostra Nazionale di Firenze Scena friulana, mentre nel 1863 il Riposo di Maria. Con due Ritratti dal vero partecipa alla Mostra Nazionale di parma del 1870. Dopo aver ottenuto la cattedra di figura presso il Civico Ateneo di Ferrara, muore nel 1878.

    Elena Lago

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