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Pittore

Giovanni Romagnoli


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Giovanni Romagnoli

( Faenza 1893 - Bologna 1976 )

Pittore

    Giovanni Romagnoli

    Quotazioni di Giovanni Romagnoli

    Il mercato dei dipinti e delle sculture di Giovanni Romagnoli è prevalentemente regionale (Emilia Romagna). I dipinti di medie dimensioni con nudi femminili e nature morte di fiori hanno quotazioni tra i 2.000 euro e i 6.000 euro e lo stesso vale per le sculture in bronzo di misure contenute. Se dovessero comparire in asta tele o sculture particolarmente grandi o interessanti si potrebbero raggiungere cifre ben più alte.

    Queste sono solo quotazioni indicative, infatti dipendono da diversi fattori tra cui il periodo, il soggetto, le misure e la tecnica. Consigliamo di inviarci una foto della vostra opera di Giovanni Romagnoli per ottener una stima aggiornata e gratuita.

    Biografia

    Giovanni Romagnoli nasce a Faenza nel 1893 in una famiglia dell’alta borghesia. Fin da giovane si trasferisce però a Bologna per coltivare le sue abilità pittoriche. Nel capoluogo emiliano frequenta l’Accademia di Belle Arti seguendo i corsi del pittore verista e in seguito liberty Domenico Ferri e Augusto Majani, artista simbolista ed illustratore.

    Il suo linguaggio pittorico presta particolare attenzione allo studio del colore e della resa plastica, facendosi interprete di un personale post-impressionismo con uno sguardo rivolto ai maestri rinascimentali, soprattutto nei quadri di figura, soggetto su cui il pittore si specializza.

    Un dolce cromatismo tra l’Impressionismo e il tonalismo veneziano

    L’artista partecipa a tre edizioni della Secessione romana: nel 1914 presenta Natura morta; nel 1915 espone Concerto e Primavera; mentre nel 1916 propone due soggetti di figura Donna in vestaglia e Figura di donna. Il pittore ritrae i soggetti in atteggiamenti intimi e familiari con tonalità chiare ma allo stesso tempo vigorose. Le figure femminili sono spesso assorte nei propri pensieri e la forma si confonde con l’ambiente circostante caratterizzato da passaggi tonali dolci, carichi di suggestioni impressioniste, ma anche degli insegnamenti del tonalismo veneto.

    Lo studio delle ombre e delle luci tra le pennellate materiche

    Dopo l’interruzione del primo conflitto mondiale, torna ad esporre nel 1922 alla Fiorentina primaverile con nove lavori tra i quali menzioniamo Riflesso di sole, Bimbo convalescente, Controluce, Frutta estiva, Verdazzurro e Armonia in tre toni. Sempre nel 1922 è invitato alla Biennale di Venezia con Dopo il bagno. Il pittore sarà presente anche all’edizione successiva dell’esposizione lagunare con una personale di diciannove opere tra le quali troviamo Bagnante, Arance, Testa muliebre, Modella, Il sonno, Sosta, Il micio, Ballerina ed Estate. L’artista nella sua pittura indaga gli effetti della luce, ma soprattutto gli effetti ammalianti delle ombre. Le morbide figure femminili e le nature morte sono caratterizzate da pennellate materiche che rievocano suggestioni della pittura di Pierre Bonnard e Édouard Vuillard.

    La fama americana

    Il pittore inizia ad ottenere molto successo, soprattutto in America, vincendo il Premio Carnegie di Pittsburgh nel 1924 ed esponendo nella città statunitense fino al 1950. Verrà anche chiamato ad affrescare una sala dell’Università di Pittsburgh nel 1949, dove l’artista sceglie di dipingere la prima donna laureata al mondo, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia. Questo rapporto con l’America resterà stabile per gran parte della sua carriera, infatti riceverà diverse commissioni dai collezionisti statunitensi. 

    La sperimentazione scultorea e la pittura intimista degli ultimi anni

    Dopo il consenso di pubblico ottenuto, viene allestita un’altra personale in occasione della Seconda Quadriennale di Roma nel 1935 con ben trentotto lavori nei quali troviamo gli oli Fiori, Piccolo nudo, Tre pesche, Fiordalisi e garofani e Sheherazade. In questa esposizione sono presenti anche opere scultoree, attività a cui si dedica dagli anni Trenta in poi, come le terrecotte Acrobata, Ebe, Ritratto di Mrs. Homer Saint Gaudens, Zoraide e Ritratto d’uomo.
    Durante il terzo e quarto decennio del Novecento la sua poetica vira verso un percorso più intimista e colorato da sfumature cariche di malinconia, i colori sgargianti si attenuano e le volumetrie si addolciscono.

    La sua presenza è attestata anche alla Terza Quadriennale romana del 1939 con sei lavori due Nature morte, Susanna, Fiori, Ritratto di mia madre e il gesso Pomona. Da qui in poi la sua partecipazione alle rassegne nazionali diverrò meno frequente, lasciando spazio alla carriera didattica, che intraprende dagli anni Venti, divenendo titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Modena e poi a quella di Bologna, incarico ricoperto fino al 1963. 

    Il pittore comunque dipingerà fino agli anni Sessanta, realizzando opere prettamente di natura privata, dove i soggetti divengono sempre più evanescenti. Scompare a Bologna nel 1976.

    Emanuela Di Vivona

     

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