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Pittore

Girolamo Magnani


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Girolamo Magnani

( Fidenza (Parma) 1815 - Parma 1889 )

Pittore

    Girolamo Magnani

    Pittore emiliano, nato a Borgo San Donnino dove fece i suoi studi.

    Rimasto orfano di padre a nove anni, s’allogò presso un pittore del paese come garzone, guadagnando appena da vivere.

    Nato artista, come pochissimi, e ripugnandogli l’ozio, occupava le poche ore che gli erano lasciate libere, a dipingere piante, case, campi e scene, per le baracche dei burattini.

    Da così umili principi, come il suo amico Giuseppe Verdi, doveva sorgere la luminosa personalità del Magnani.

    Aveva appena quattordici anni, quando alcuni signori, ammiratori della sua singolare disposizione al disegno, si proposero di mandarlo all’Accademia di Belle Arti di Parma, dove elettivamente fu mantenuto da loro e dal Municipio di Borgo San Donnino per un anno, durante il quale studiò paesaggio, nella scuola del prof. Boccaccio.

    Trovatosi di nuovo nella necessità di bastare a sè stesso, il Magnani non si sgomentò, dotato, come fu sempre, d’una gagliarda tempra di carattere, d’una perfetta serenità d’animo.

    Cominciò allora, da solo, quasi ancor fanciullo, e lavorando intanto per vivere, lo studio della decorazione.

    Per rendere appuntino gli effetti di chiaroscuro nelle pitture d’ornamentazione rappresentanti oggetti in rilievo, il Magnani capì bene fin da fanciullo che il meglio era di copiare dei modelli in rilievo reale; ma capì altrettanto bene che nessuno glieli avrebbe fatti a modo suo.

    Deliberò, dunque, di studiare anche la plastica, e per composizione, gusto e rapidità di modellare riuscì di un valore eccezionale.

    L’illustre scultore Tenerani, visto un lavoro plastico del Magnani, fresco ancora, di creta, prese uno stecco e vi scrisse sotto:

    «Questo lavoro ha destato la meraviglia del sottoscritto: Pietro Tenerani ».

    Nella decorazione fu il Magnani novatore felicissimo.

    Vi spirò un buon gusto impreveduto; meritò ben presto la simpatia e la ammirazione di tutti.

    A ventun anno fu incaricato di decorare il soffitto della stanza dov’è posto il “San Girolamo” del Correggio: si trattava d’ornar degnamente, con un lavoro d’arte, quella celeberrima tribuna dove trionfa “Il Giorno”, nella sua propria luce.

    La scelta dei colori e dei disegni della tappezzeria, che doveva coprir le pareti, occupava ed inquietava la mente di Paolo Toschi e de’ suoi colleghi; tanto seria e ragionevole era la riverenza per il capolavoro di Antonio Allegri: e si affidava ad un povero giovinetto autodidatto la sola opera di pennello che dovesse abbellire un così venerato santuario dell’arte!

    Ma gli uomini illuminati, che circondavano il trono della vedova di Napoleone I, non conoscevano nè gli sterili scrupoli dei pedanti, nè le sospettose viltà de’ settari, che sbarazzavano una strada a tutti quelli che davano speranza di saper camminar bene e lungamente.

    I delicatissimi chiaroscuri del Magnani nella stanza del “San Girolamo”, d’una verità da crear l’illusione, assicurarono a quel mirabile giovinetto la rinomanza e l’avvenire.

    Le commissioni succedevano alle commissioni, e il Magnani lavorò quasi esclusivamente di decorazione fino ai trent’anni.

    Allora fece le sue prime prove in scenografia nel teatro di Parma.

    Nel 1848, a trentatrè anni, fu nominato professore nell’Accademia di Belle Arti e cavaliere.

    In quello stesso anno, Carlo III di Borbone, desiderò ch’egli visitasse le maggiori capitali d’Europa per farvi gli studi che credesse più utili per i restauri del teatro Parmense, i quali naturalmente furono poi affidati al Magnani, e, non occorre dirlo, riusciron degni di lui.

    Finiti questi restauri, il Magnani fu chiamato a decorare il teatro di Reggio Emilia, e di questo lavoro fu tanto ammirata quella cittàdinanza, che il Municipio volle iscrivere l’artista nel ‘Libro d’oro’ della città, patrizio reggiano.

    In seguito il Magnani ristaurò i teatri di Borgo San Donnino, di Piacenza e di Brescia.

    Poi lavorò a Firenze nel palazzo della Banca Nazionale; poi a Roma, quando fu capitale, dove dipinse nella Reggia la gran sala dei Banchetti; e a Parma, dove tra le altre pitture murali, condusse, nel Duomo, per commissione dell’Opera e dell’illustre conte Girolamo Cantelli, quelle della cappella appartenente fin dal 1285 alla famiglia di quest’ultimo.

    Splendido lavoro di stile bizantino-moresco.

    Intanto dipingeva scene a centinaia, e, senza contar le moltissime fatte per il teatro di Parma e quelle per la Scala di Milano e il San Carlo di Napoli, ne mandava in Spagna, Portogallo, Egitto, Inghilterra, America.

    Come altri artisti singolari, il Magnani corre qualche volta sul ciglio d’un abisso e sorride sicuro.

    Suo prezioso requisito – raro così nei decoratori come negli scenografi – è l’intonazione, e non delle sole tinte, ma dei concetti tra loro e con lo stile, coi motivi ornamentali, con la fattura tecnica: il senso estetico di quest’artista, scatta bruscamente a ogni minima stonatura, poichè suo culto è il bello e sua maggior cura la forma.

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