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Pittore

Giuseppe Angelini


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Giuseppe Angelini

( Ascoli Piceno 1680 - 1751 )

Pittore

    Giuseppe Angelini

    Nasce ad Ascoli Piceno intorno all’anno 1680, inizia il suo percorso artistico presso il padre che gli impartì i rudimenti del disegno. Prosegui l’apprendistato presso Ludovico Trasi, un conterraneo, e alla sua morte passò a Giuseppe Giosafatti e Carlo Palucci. È necessario considerare però l’apporto di Ludovico Trasi, soprattutto in merito al suo linguaggio classicista marattiano, di grande importanza per Angelini.

    I primi esempi di gestione autonoma dell’operato artistico, di cui ci giungono informazioni, sono le tempere eseguite nel soffitto della chiesa ad Ascoli Piceno di San Giovanni ad Templum. Purtroppo questi dipinti non sono più visibili a causa dell’intervento di scialbature posteriori. Abbiamo inoltre, informazioni riguardo un’altra opera, una tela eseguita per la chiesa di San Tommaso sempre in territorio ascolano.

    Fabiani nel 1961 giudica le sopraindicate tempere piuttosto mediocri, raffiguravano Episodi della vita di San Francesco di Paola. La tela invece, sempre secondo quanto riportato dal Fabiani, raffigura la Vergine con San Giuseppe San Rocco e Sant’Orsola. Molto apprezzata è la tela ritraente la Vergine in Gloria e San Pio V, frutto della fase di maturazione dell’artista. La tela attualmente è conservata a San Pietro Martire ad Ascoli.

    Tutto ciò che è stato riportato purtroppo rappresenta quello che è noto finora dell’attività artistica di Giuseppe Angelini. Ci sono tuttavia tele disperse tutt’oggi, come le tre poste nella chiesa di San Filippo, secondo quanto ci riporta Fabiani. Le tre opere furono commissionate e acquistate al prezzo di 22 scudi dai Padri Filippini, il giorno 16 marzo 1746. Morì ad Ascoli Piceno il 20 novembre del 1751 ed ebbe sepoltura in San Martino.

    Molto interessante risulta il dipinto a olio su tela, Natura morta con vaso di fiori e cesto di frutta, attualmente in buono stato di conservazione. La data di creazione vacilla tra 1690 e il 1710, grazie alle informazioni fornite da Cantalamessa Carboni G. nel 1972 (p. 264) e Ferriani D. nel 1994 (p. 90, fig. 205). La tela, presente nella Pinacoteca Civica di Palazzo dell’Arengo ad Ascoli Piceno, esemplifica lo stile di questo pittore debito nei confronti di Ludovico Trasi, che media a sua volta i modi di Carlo Maratta.

    Quest’ultimo risulta perciò importante per entrambi essendo colui che riuscì nel difficile compito di avvicinare le due opposte tendenze date dal classicismo e dal barocco tra 1600 e 1700. L’assenza di esuberanze retoriche compenetrò, dunque, tanta parte della temperie artistica italiana e in particolare il caso trattato dell’Angeletti.

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