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Pittore

Giuseppe Bonito


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Giuseppe Bonito

( Castellamare di Stabia 1707 - Napoli 1789 )

Pittore

    Giuseppe Bonito

    Fu una personalità di spicco tanto in ambito politico quanto in quello artistico. Rivestì sei cariche tra le quali: pittore di Camera del re (1751), accademico di San Luca (1752), direttore dell’Accademia del Disegno (1755), consulente per le attività delle Manifatture Reali. Le tele eseguite per San Domenico a Barletta nel 1737, per la Graziella nel 1738, e per la sacrestia del Monte di Pietà a Napoli nel 1742, dimostrano il contesto solimenesco da cui trasse insegnamento insieme ad un gusto rococò assunto sempre tramite le esperienze del Solimena.

    Si occupò della decorazione della Basilica di Santa Chiara nel 1752 di cui ci rimane un solo bozzetto, presente attualmente a Capodimonte. A conclusione degli anni Trenta si dedicò alla pittura di genere con particolare attenzione agli episodi tratti dalla vita popolare. Si ricordano il Maestro di scuola, la Maestra di cucito e lo Studio del pittore. Quest’ultimo dipinto, stando alle testimonianze di De Dominicis, riscosse molto successo ma non può essere esemplificativo dell’intera opera del Bonito.

    Risultati di qualità più apprezzabile si rintracciano tra le serie di ritratti ufficiali di personalità della famiglia reale e di figure appartenenti alla nobiltà napoletana. Opere che sono attualmente presenti presso il Palazzo Reale di Madrid, il Palazzo Reale a El Prado, il Palazzo Reale di Caserta e il Museo di San Martino.

    Sono ritratti estremamente eleganti, a cui il Bonito seppe infondere un naturalismo proprio del contesto figurativo napoletano, si ricorda a tal proposito il felicissimo esito dell’Autoritratto degli Uffizi. Memorabile è inoltre il Ritratto di Maddalena Giordano De’tommasi Principessa di Fiorino, moglie del Duca don Gaetano Giordano. Bonito optò per il naturalismo moderato che tanto ricorre nel suo operato.

    L’incarnato della nobildonna appare etereo grazie alla pennellata sfumata. Si dedicò anche a dipinti storici e a soggetto allegorico, molti dei quali furono poi utilizzati come modelli per gli arazzi. Qui è più evidente il suo desiderio costante di coniugare il gusto classicista, proveniente allora da Roma, con gli elementi fondamentali della pittura tradizionale napoletana.

    A ulteriore dimostrazione di tale inclinazione stilistica sono le opere: Storie di Don Chisciotte (poi trasposte nella tecnica dell’arazzo), le allegorie della Verità e dell’Innocenza presso Palazzo Reale di Caserta. Insieme alle due allegorie suddette dipinse 8 tele in un arco di tempo che va dal 1762 al 1766, queste furono utilizzate come modello per gli arazzi ritraenti le Virtù coniugali.

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