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Pittore

Giuseppe Canella


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Giuseppe Canella

( Verona 1788  - Firenze 1847 )

Pittore

    Giuseppe Canella

    Giuseppe Canella, nato a Verona nel 1788, è uno dei vedutisti più importanti dell’Ottocento veneto, grazie ai nuovi effetti atmosferici che riesce a introdurre nella veduta di stampo accademico. Inizia a dipingere sotto l’ala del padre Giovanni che lavorava come scenografo, pittore prospettico e quadraturista.

    Dalla decorazione alla pittura di paesaggio

    Per questo, Giuseppe compie le sue prime esperienze nel campo della decorazione scenografica e nella decorazione di palazzi veronesi, mantovani e veneziani. Un gusto prettamente ispirato all’Arcadia neoclassica caratterizza questa sua prima produzione, tutta incentrata su un accademismo che lo induce a studiare, osservare e rielaborare il paysage classique di Lorrain.

    In effetti, la sua vera vocazione è la pittura di paesaggio, per cui passa rapidamente dalla decorazione murale alle tele. Questo cambiamento giunge a seguito di un soggiorno molto importante a Venezia, nel 1815, che gli permette di avvicinarsi al vedutismo veneto, in particolare quello del settecento di Canaletto poi mediato attraverso numerose esperienze di viaggio vissute negli anni Venti, negli anni in cui comincia anche ad esporre a Brera. Si reca in Spagna, dove tocca Madrid, Alicante, Valencia e Barcellona per sfuggire, in un certo senso, alla limitante concezione vedutistica milanese, in cui regnavano i modi accademici di Migliara.

    Al 1822 risale un’importante e lungo soggiorno a Parigi, terminato nel 1828. Dopodiché fino al 1831 si sposta tra l’Olanda, la Normandia e l’Alsazia, affermandosi decisamente come vedutista in Francia. Dal 1826 al 1828 espone ai Salon parigini, ottenendo numerosi riconoscimenti e medaglie e soprattutto apprezzamenti da parte di Luigi Filippo, che diviene suo collezionista.

    Il vedutismo tra Europa ed Italia: cromatismo prezioso e dato atmosferico

    L’esperienza francese è fondamentale per Canella: una serie di taccuini ci mostra come sia abilissimo nel disegno dal vero, rapido, sintetico, ricco di effetti chiaroscurali, poi riportati dagli studi alla redazione finale delle vedute, arricchite da un’intensa configurazione atmosferica. Naturalmente incide sul suo stile il carattere neo-fiammingo del colore appreso in Olanda, unito al vedutismo italiano e arricchito di un tratto sciolto e graditissimo agli occhi dell’aristocrazia francese ma anche lombarda.

    Il suo ritorno in Italia, dunque, è segnato da un grande successo, soprattutto grazie all’esposizione, nel 1832, del dipinto Le tintorie di Rouen, ora alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Sempre in viaggio per esposizioni e lavori tra Vienna, Parigi e Berlino, rifiuta la cattedra di paesaggio all’Accademia di Venezia.

    Tra il 1838 e il 1839 sosta a Roma e Napoli, da cui riporta suggestivi studi e vedute di grande valore, per la gran parte dedicati alla campagna laziale ed animati da piccole figure impegnate nelle loro attività quotidiane ed inserite in un’impaginazione cromatica disinvolta e preziosa. Alla fine degli anni Trenta, si stabilisce a Milano, pur sempre intervallando questa scelta con continui viaggi in tutta Europa, ricoperto letteralmente di committenze.

    Negli anni Quaranta espone con regolarità alle rassegne torinesi: nel 1843 presenta Paese sul mare, nel 1844 Veduta del lago di Brivio, nel 1845 Paese con fondo del lago di GardaPallanza sul lago MaggioreMarina burrascosa con tramonto del sole. Le sue ultime vedute compaiono a Torino nel 1847, anno della sua morte, che lo coglie durante un suo soggiorno a Firenze.

    Elena Lago

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    Opere di Giuseppe Canella


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