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Scultore

Giuseppe Obici


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Giuseppe Obici

( Spilamberto 1807 - Roma 1878 )

Scultore

    Giuseppe Obici

    Giuseppe Obici nasce a Spilamberto, nei pressi di Modena, nel 1807. La maggior parte delle informazioni relative sua alla vicenda biografica e artistica provengono dalla monografia pubblicata negli anni Ottanta dell’Ottocento dal suo amico e collezionista, il marchese Campori, che contiene anche un manoscritto di pugno dell’artista, unito a lettere, carteggi, documenti che arricchiscono la narrazione.

    Dai racconti di Obici si apprende di un percorso artistico iniziato con la modellazione dell’argilla nel piccolo paesino di Spilamberto, poi continuato all’Accademia Atesina di Belle Arti, con l’incoraggiamento del monsignor Cavedoni, che aveva notato la sua eccezionale gestione delle figure, particolarmente vivaci e vicine al vero.

    La scultura purista: tra accademismo e propensione al vero

    Gli anni accademici risultano per il giovane Obici un momento di grande crescita sotto la guida dello scultore Giuseppe Pisani. Ottenuti i primi riconoscimenti con sculture di soggetto mitologico, vince il pensionato e si trasferisce all’Accademia di Carrara, dove, grazie alla vicinanza a Pietro Tenerani e Ferdinando Pelliccia, si allontana dall’accademismo iniziale, in favore di un naturalismo di stampo purista che già si era fatto timidamente strada nelle sue prime espressioni.

    Sono delle metà degli anni Trenta i primi ritratti e busti dotati di spiccata sensibilità nella resa delle pose e delle espressioni umane, come si nota dal medaglione eseguito per l’erede al trono modenese, il principe Francesco IV d’Austria d’Este. Questi ritratti, insieme ad altri soggetti mitologici, costituiscono la produzione purista di Giuseppe Obici prima del suo trasferimento a Roma nel 1837.

    Gli anni romani

    Questo cambiamento lo stimola al confronto con la scultura antica, ma anche con il neoclassicismo di Canova, di cui si trova traccia nello stile freschissimo della prima scultura eseguita a Roma, il San Pietro che riceve le chiavi da Cristo, che inaugura il fertile periodo romano.

    Segue il Ritratto di Adeodato Malatesta del 1840, che conferma la sua vocazione purista e un indirizzo di delicata sensibilità verista che rivela però anche un afflato spirituale, presente pure in altri ritratti di artisti, come quello di Pietro Tenerani, e nel Soldato ferito, conservato al Museo Civico di Modena e apprezzatissimo da Francesco IV che lo fa tradurre in marmo.

    Negli anni romani, si intensificano i rapporti di Giuseppe Obici con i collezionisti, tra cui Ala Ponzone, che gli commissiona la Speranza, rimasta però incompiuta. La Malinconia, eseguita sempre negli anni Quaranta, conduce lo scultore al definitivo successo, che coronerà con la realizzazione, nel 1854, della statua dell’Immacolata Concezione per il monumento di piazza di Spagna progettato dall’architetto modenese Luigi Poletti, suo amico. Conduce gli ultimi anni lavorando appartato nella sua casa studio romana, dove muore nel 1878.

    Elena Lago

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