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Pittore
Giuseppe Rivaroli
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Giuseppe Rivaroli
Giuseppe Rivaroli nasce a Cremona nel 1885 in una modesta famiglia. Grazie a diversi sacrifici economici riesce ad iscriversi all’Accademia di Brera avendo come maestri Cesare Tallone e Giuseppe Mentessi. Termina poi gli studi all’Accademia di Parma.
Nel suo primo lavoro Miseria e dolore emerge una forte influenza del linguaggio di Teofilo Patini e ottiene diversi apprezzamenti, ma la svolta avviene quando vince il pensionato Fanny Ferrari che lo porta a Roma dove può perfezionarsi. Qui inizia ad utilizzare una tavolozza dai colori caldi e vivaci e ad effettuare diverse escursioni nei dintorni per raffigurare i paesaggi dell’Agro Romano.
Nel 1912 prende parte alla Promotrice di Napoli con Sinfonia, poi nel 1922 presenta alla Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma Centauro e Ninfe e Le furie del Medioevo. Molti dei suoi lavori sono a soggetto mitologico come anche la tela Le Sirene, opera che si contraddistingue per una forte componente cromatica e materica.
L’artista predilige la pittura murale a quella su cavalletto, infatti nel 1928 decora la Sede del Ministero della Marina a Roma realizzando due affreschi monumentali, la Roma trionfante e la Roma vittoriosa sul mare. Nel 1930 espone alla Sindacale fascista di Roma Fior di giglio, poi due anni dopo lavora sempre nell’Urbe alla decorazione dell’Istituto Internazionale di Agricoltura. Qui progetta una chiara esaltazione allegorica dell’Agricoltura, della vita campestre e della famiglia in piena adesione ai principi diffusi durante il regime fascista.
Caratteristica principale dei suoi lavori è la luce che colpisce e inonda i soggetti che rappresenta tra uomini, animali e campagna.
Nel 1930 partecipa anche alla Mostra dell’animale dell’Arte presentando due Cavalli, opere acquistate dal Re. Nel 1932 prende parte alla Sindacale fascista di Roma con Formia e due Disegni a sanguigna “Tigre”; poi nel 1939 espone il dipinto Centauri alla Galleria Guglielmini di Milano.
Altra opera degna di nota è Il prosciugamento del Fucino realizzata nella grande sala Palazzo Giraud a Roma, ora Torlonia. Lavora in altri palazzi romani come la Villa del barone Aliotti, realizzata nel 1913 da Clemente Busiri Vici e demolita nel 1931 per far posto alla residenza dell’Ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca presso la Santa Sede. Vive a Roma per trentasette anni, soggiornando a Via Margutta 33, nella stessa abitazione di artisti come Sartorio, Coleman, Carlandi e Costa. Nella capitale si spegne nel 1943.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.