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Pittore
Giuseppe Sciuti
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Giuseppe Sciuti
I soggetti storici di buone misure di Giuseppe Sciuti non molto rifiniti oscillano tra gli 8.000 euro e i 15.000 euro. Invece le opere di dimensioni inferiori ma caratterizzati da grande perizia tecnica e descrittiva sono le più ricercate e hanno stime attorno ai 10.000 euro. Infine le opere di grandi dimensioni e anche molto precise e con dettagli e figure superano i 20.000 euro.
Giuseppe Sciuti è un autore molto prolifico e quindi queste stime sono del tutto indicative: le variabili per la valutazione di un suo dipinto sono molte, quindi consigliamo di inviarci una foto della vostra opera per ottenere una quotazione aggiornata e precisa.
Giuseppe Sciuti nasce nel 1834 a Zafferana Etnea, un paesino in provincia di Catania. Proviene da una famiglia benestante che non approva la sua vocazione artistica. Si forma a Catania seguendo gli insegnamenti dello scenografo Giuseppe De Stefani, del noto ritrattista Giuseppe Gandolfo, e di Giuseppe Rapisardi, da cui apprende rilevanti lezioni di ornato e prospettiva.
La prima opera conosciuta dell’artista è L’eruzione dell’Etna eseguita nel 1854 e una pala d’altare con S. Giuseppe col Bambino realizzata per la chiesa madre di Zafferana. Esegue altre pale per le chiese catanesi, facendosi notare dal comune che gli offre un sussidio economico per perfezionare la sua tecnica pittorica, recandosi a Napoli, Roma e Firenze. Trascorrerà nel capoluogo toscano un periodo più lungo, e frequentando il Caffè Michelangelo entrerà in contatto con la pittura di macchia e il linguaggio verista. Di questi anni fiorentini sono le due opere La tradita e La vedova che testimoniano l’adesione alla poetica macchiaiola.
Il pittore torna brevemente a Catania per poi ripartire nel 1867 per Napoli con lo scopo di frequentare la scuola di Domenico Morelli. Proprio nel 1867 è attestata la sua partecipazione alla Promotrice di Napoli con due opere Suonatori alla porta d’una camera di ritrovo e Una tentazione, dipinti che ottengono gli apprezzamenti dei principi Umberto e Margherita di Savoia. Osservando anche il linguaggio dei fratelli Palizzi abbandona la linea di contorno, giungendo ad una pittura dai colori cangianti e pastosi, caratterizzata però da un utilizzo abile del chiaroscuro. Nel 1869 torna alla Promotrice napoletana con Una scena del 1849 in Sicilia e Un fanciullo che torna da scuola premiato. L’anno successivo a Parma presenta tre dipinti ad olio I prigionieri del Castel nuovo dopo la capitolazione del 1799, Le madri della Patria nel 1799 in Napoli e La pace domestica. Nel 1872 prende parte all’Esposizione di Genova con La carità, e l’anno seguente sempre a Genova presenta L’educazione. La produzione di questo periodo è caratterizzata da scene di genere o di contenuto storico, trattato secondo la scuola realista morelliana. Spesso le tematiche scelte ricalcano anche assunti moraleggianti. In questi anni lavora inoltre con Morelli all’esecuzione del sipario del Teatro Verdi a Salerno, rappresentante la Cacciata dei Saraceni da Salerno, inaugurando la sua stagione da frescante e decoratore di edifici e chiese.
Negli anni Settanta diviene interprete di un filone neo-pompeiano che tratta con grande attenzione filologica, realizzando opere come Pompeiane e Aspasia esposte nel 1874 alla rassegna toscana; Pompeiani presentata all’Esposizione napoletana dell’anno successivo, o Un postprandio d’un patrizio romano – storia che compare all’Esposizione di Milano del 1881.
Nel 1875 si trasferisce definitivamente a Roma ed ottiene diversi incarichi da frescante: tra il 1878 e il 1880 decora la sala conciliare del Palazzo della Provincia di Sassari con episodi di storia cittadina; realizza poi una lunga serie di cicli pittorici in diverse chiese di Catania e Acireale; e nel 1894 decora il sipario del Teatro Massimo a Palermo.
Negli ultimi anni rivolge il suo interesse a tematiche simboliste e allegoriche che si possono leggere nelle opere Con il benessere fioriscono le arti e le scienze, dipinto che dà prova inoltre di un avvicinamento alla poetica liberty sul finire del secolo, e La verità, quest’ultima esposta alla Promotrice di Genova del 1905. Nel 1905 l’artista termina anche il ciclo affrescato a palazzo Calanna di Acireale in cui si osservano composizioni a tema allegorico come Il genio dell’istruzione, La rimunerazione, Le quattro stagioni, Il silenzio, Il sonno e La confidenza, a soggetto mitologico come Iride e Le baccanti, e a contenuto storico ne La battaglia d’Aquilio. Nel 1909 partecipa alla Mostra degli amatori e cultori di Roma con Un torneo e La verità scoperta dal Tempo. L’artista si spegne a Roma nel 1911.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.