Hai cercato
Pittore
Gustavo Nacciarone
Sei interessato alla vendita o all'acquisto delle sue opere?
Acquistiamo opere di questo artista
La galleria Berardi offre un servizio gratuito e senza impegno di valutazione di opere di arte antiche e moderne. Per orientarsi nel mercato dell'arte, assai complesso e pieno di sfumature, è meglio affidarsi ad un consulente professionista che sappia rispondere in maniera veloce e concreta alle tue esigenze. La chiarezza delle risposte risolverà in maniera efficace la necessità di stimare o mettere in vendita un bene.
Contattaci immediatamente senza impegno
Risposte anche in 24 ore:
Gustavo Nacciarone
Gustavo Nacciarone nasce a Napoli il 28 febbraio 1831, figlio di Nicola, maestro di musica, e fratello del pianista Guglielmo. Si forma presso la Libera scuola del pittore teramano Giuseppe Bonolis, da cui eredita la forza plastica delle figure, la resa volumetrica dei corpi e una solida padronanza della composizione.
Fin da giovane aderisce alla riforma della pittura di storia promossa da Domenico Morelli. Nel suo diario annota di fronte a un bozzetto del maestro: “una visione di un sentimentalismo affascinante”, evidenziando il precoce riconoscimento dell’importanza della nuova poetica. L’amicizia con Morelli lo porta a collezionare lettere, carte e disegni, fra cui uno schizzo di Victor Hugo, oggi confluiti nelle collezioni statali dopo la vendita all’asta da Christie’s.
Nel 1855 esordisce alla Mostra di belle arti del Real Museo Borbonico con La morte di Roberto, che riceve la gran medaglia d’argento. Contrariamente a quanto sostengono alcuni biografi, non interrompe la carriera artistica: partecipa già dalla prima edizione della Società promotrice di belle arti di Napoli con Donna in maschera e Isabella Orsini col suo paggio, opere in cui adotta un linguaggio veristico, con studi sulla luce, sul colore e sulla resa naturalistica dei costumi e degli oggetti.
Nel 1864 espone alla Promotrice napoletana La sorpresa e La cripta nel duomo di Napoli, quest’ultima apprezzata da Francesco Netti; nel 1866 partecipa con Maria Stuarda nel parco della regina e Veronica Cibo. Alla V Promotrice del 1867-68 presenta Ella cerca un fiore e Una contadina, aggiudicate rispettivamente a Giovanni Vonwiller e Mariano Tasso. Nel 1869 espone La Fioraia, assegnata al principe Umberto, e nel 1871 La romanza favorita.
Negli anni ’70 approfondisce il genere orientalista: nel 1873 espone Gulhanam, mentre nel 1878 presenta Ogni canto dell’harem può esser così, acquistata dal re per 750 lire e conservata al Museo di Capodimonte. Queste opere evidenziano la sua attenzione alla figura femminile, con odalische sensuali e ambientazioni che fondono elementi orientali e caratteristiche napoletane, pensate per il collezionismo alto-borghese.
Accanto all’orientalismo sviluppa vedute dal vero e scene di vita quotidiana. Nel 1882 la sua Costa di Posillipo lo qualifica tra i migliori artisti napoletani, lodato per le “macchiette di donne ammirabilmente fatte”. Nello stesso anno realizza illustrazioni per L’Illustrazione Italiana, tra cui disegni di monumenti e affreschi pompeiani per articoli di Carlo Del Balzo.
Alla Mostra del 1883 espone Nell’harem e Haidée, quest’ultima ispirata a Il conte di Montecristo di Dumas, presentata anche alla Nazionale di Torino del 1884. Nel 1880 anticipa l’interesse per il giapponismo con La Giapponese, seguito nel 1884 da Nel Giappone, I fiori al sepolcro (acquistato da Umberto I), Coste di Posillipo e un acquerello senza titolo. Alla Mostra nazionale di Bologna del 1888 invia due acquerelli, Una Giapponese e Odalisca. La Galleria Ricci Oddi di Piacenza conserva un olio su tela, Giapponesina, proveniente dalle collezioni dell’artista.
Parallelamente, sviluppa un interesse per la pittura neopompeiana. Nel 1881 presenta Epistola di Plinio, rappresentando una giovane schiava respinta da un fetido sbocco di fumo al pozzo del cavedio. Partecipa alla I Esposizione d’arte italiana-spagnola di Berlino (1883) con Scena in Pompei e all’Esposizione italiana di Londra (1888) con Un’offerta.
La figura di Giambattista Pergolesi diventa un tema centrale. Alla Promotrice di Napoli del 1888 espone Quando corpus morietur…, riproposta nel 1889 alla Promotrice di Torino. Alla Triennale di Milano del 1891 presenta Le ultime ore di Giambattista Pergolesi (1890), acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione per la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e successivamente inviata al Museo di S. Martino di Napoli. Versioni successive vengono esposte alla Mostra nazionale di Palermo (1891-92) e alla VI Internazionale d’arte di Monaco di Baviera (1892).
Nacciarone partecipa con regolarità alle mostre di Brera e della Società promotrice di Torino, e in alcune edizioni della Promotrice di Genova: nel 1881 espone Pompei e Una Giapponese. Attraverso le relazioni con collezionisti come i Maglione e i Rotondo, favorisce l’inserimento di artisti contemporanei, tra cui Vincenzo Gemito, presso importanti mecenati napoletani e cura lasciti museali, come quello dei Rotondo al Museo di S. Martino.
Tra le commissioni sacre, partecipa alla decorazione della cattedrale di Altamura con un San Vincenzo de’ Paoli. Insegna prospettiva e ornato all’Accademia di belle arti di Napoli dal 1894 e dirige la scuola serale dei Vergini, senza ricevere il titolo di professore onorario.
Continua a esporre alle Promotrici napoletane alternando temi orientalisti, giapponesi, neopompeiani e scene di vita quotidiana: nel 1885 Curiosità pericolosa, nel 1886 Adsitis, Divi neu vos de paupere mensa dona, nec e puris spernite fictilibus e un acquerello senza titolo, nel 1890 Chiesa di San Gregorio Armeno (acquistata da Umberto I) e nel 1894 In cerca di sogni.
Gustavo Nacciarone muore a Napoli il 26 giugno 1929, lasciando un corpus artistico ampio e diversificato, che attraversa realismo intimista, orientalismo, giapponismo e neopompeiano, segnando un capitolo fondamentale della pittura napoletana della seconda metà dell’Ottocento.
Stefano Bosi
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.