OPERA NON DISPONIBILE
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  • DETTAGLI

Hermann Corrodi

(Frascati 1844 - Roma 1905)

Il Sabil Qaitbay di Gerusalemme

Misure: cm 100,5 x 65,5

Tecnica: olio su tela

Firmato in basso a destra: “H. Corrodi Jerusalem”

Pittore dell’aristocrazia e delle case regnanti europee con studi a Baden Baden e Homburg oltre che a Roma, Hermann Corrodi mantiene viva con maestria e talento la grande tradizione del paesaggismo da Gran Tour sullo scorcio dell’Ottocento. Figlio del vedutista svizzero-tedesco Salomon, attivo a Roma dal 1832, è esponente dell’ambiente artistico romano che ancora alla metà del secolo custodiva i suoi tradizionali connotati di internazionalità. Legato ai Deutsch-Römer, negli anni della formazione compie importanti esperienze a Ginevra presso Alexandre Calame e Jacques Alfred van Muyden, a Parigi presso Ernest Meissonier e Jean-Léon Gérôme e a Londra Lawrence Alma Tadema. Viaggiatore infaticabile, visita sulle orme dei turisti settecenteschi le più pittoresche località italiane e attraversando le Alpi, fino in Svizzera, Germania, Francia, Inghilterra, e, sull’onda della voga orientalista, esplora il Mediterraneo e l’Oriente.

Il ricchissimo materiale di studio raccolto durante questi viaggi è il substrato da cui si generano raffinate visioni composte in studio secondo le regole del paesaggismo classico. Temi e motivi particolarmente felici si rincorrono di opera in opera. Soggetti particolarmente popolari vengono replicati con varianti di luce, contesto atmosferico e punti di vista secondo quella sensibilità nordica che Corrodi condivide con i suoi collezionisti. La vegetazione e gli edifici vengono forzati e deformati per costruire le scenografie dei più iconici monumenti e scenari naturali.

A fronte di una ridotta attività espositiva, che include le grandi rassegne internazionali tra Parigi, Monaco, Berlino, Londra, Chicago e Melbourne e le esposizioni presso la londinese French Gallery tra il 1879 e il 1902, il suo successo è ben documentato dalla stampa internazionale del suo tempo e trova riscontro in una produzione decisamente abbondante, ma di difficile datazione. I dipinti replicano, infatti, più volte nel corso del tempo soggetti di particolare fortuna e raramente recano la data, rendendo così complessa la definizione di un percorso cronologico.  Le vedute dell’Oriente compaiono, tuttavia, solo dopo il 1878.

Si collocano negli Ottanta numerose vedute di Gerusalemme e della Terra Santa ispirate a un lungo viaggio che nel 1877 aveva toccato Gerusalemme, Betlemme, il Mar Morto e i luoghi più importanti della Terra Santa. Si tratta di soggetti che avevano particolarmente colpito la casa regnante tedesca: La fontana sacra della Cupola della Roccia era entrato nella collezioni del Gran Duca di Baden, un notturno sul Mar Morto era stato acquistato dall’imperatrice Augusta, che aveva commissionato anche un trittico con vedute dei luoghi santi, e la Grotta di Cristo sul lago Tiberiade dall’imperatore Guglielmo.

Tra i soggetti della Terra Santa compare la il Sabil Qaitbay (fig.1), una fontana di acqua potabile che sorge sul lato ovest del Monte del Tempio o Spianata delle Moschee. Il piccolo edificio sovrastato da una cupola fu eretto da maestranze probabilmente egiziane nel 1482 per volere del sultano Qaytbay da cui prende il nome con lo scopo di fornire refrigerio ai pellegrini e ai devoti. Benché firmato “H. Corrodi Jerusalem” il dipinto raffigurante la fontana è quasi certamente realizzato in studio sulla scorta del materiale raccolto in viaggio e probabilmente dopo il 1883 quando il piccolo edificio è oggetto di un restauro che ne rispetta le forme originali. Come di consueto l’artista costruisce un ambientazione “in stile” intorno al monumento, che è riprodotto con  varianti. Se la caratteristica cupola decorata con arabeschi e resa in maniera fedele, la struttura rettangolare che la sostiene è priva delle finestre con grata che ne rendono la superficie trasparente. Sulla sinistra si riconosce l’edificio della madrasa Al-Ashrafiyya sul cui sfondo svetta un minareto di fantasia. Gli alberi, che si allineano lungo la spianata, sono spostati intorno al Sabil e si riflettono in un immaginario specchio d’acqua per creare una sorta di oasi presso cui si riposano figure in abiti medio-orientali.

In un raffinato gioco di rimandi cromatici Corrodi armonizza acqua, cielo, alberi, edifici e figure umane, che concorrono tutti a trasmettere una sensazione di calura nelle zone esposte al sole di frescura e quiete nelle zone in ombra. Nella parte sinistra del dipinto i contorni degli edifici sfumano nel cielo avvolti da una luce dorata e implacabile, che si placa nella parta destra costruita con una tavolozza terrosa.

Teresa Sacchi Lodispoto

 

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