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Pittore

Jean-Jacques Henner


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Jean-Jacques Henner

( Bernwiller 1829 – Parigi 1905 )

Pittore

    Jean-Jacques Henner

    Jean-Jacques Henner nasce nel 1829 a Bernwiller, paese nell’Alsazia, territorio al confine tra Francia e Germania, a lungo conteso tra le due nazioni. Figlio di contadini, si rifugia nel 1846 a Parigi, per sfuggire ad una forte crisi alimentare che colpisce la regione in quegli anni. Date le sue precoci doti artistiche viene ammesso nel 1848 all’École des Beaux-Arts grazie all’aiuto finanziario del Consiglio generale dell’Alto Reno e contemporaneamente frequenta l’atelier del pittore neoclassico di origini alsaziane Michel Martin Drolling.

    Lo studio dell’arte italiana rinascimentale

    Nelle opere giovanili, in cui si annoverano specialmente ritratti o scene di genere, è già evidente la tinta realista che resterà una costante della sua produzione, come si può notare nel dipinto Madre dell’artista che piange davanti al corpo della figlia Madeleine.

    Nel 1857 entra nello studio di Picot, anch’egli pittore d’ispirazione neoclassica, e nel 1858 vince il Prix de Rome con l’opera Adamo ed Eva che ritrovano il corpo di Abele, avendo così modo di completare la sua formazione a Roma presso Villa Medici. Nell’Urbe e in viaggio per l’Italia studia dal vivo la pittura di Raffaello, Michelangelo, Tiziano, Correggio e molti altri, affinando la sua tecnica e il suo lessico pittorico.

    Il naturalismo degli anni Sessanta

    Tornato a Parigi il pittore si orienta temporaneamente verso un naturalismo come testimonia il Ritratto di Joseph Turnois, figlio di un amico scultore, presentato al Salon del 1864 e Donna distesa conosciuta anche come La donna sul divano nero, esposta al Salon del 1869. L’anno precedente prende parte al Salon con La Toilette, in cui si nota l’influenza delle idee innovative e anti-accademiche di Manet e Degas, ma viste le recensioni sfavorevoli, decide di distruggere la tela.

    Il ritorno al classicismo

    Abbandona così progressivamente questo stile naturalista, orientandosi verso soggetti che sembrano provenire da un’antichità ideale. I titoli infatti evocano poemi bucolici della letteratura antica, come Idillio e Ecloga, esposti nel 1872 e 1879, o temi mitologici come Biblide e Naiadi. Quest’ultima viene realizzata nel 1877 per la sala da pranzo della dimora a rue du Faubourg Saint-Honoré di M. e Mme Soyer. Le sue ninfe sono simili alle letali sirene della tradizione omerica, inafferrabili e sensuali femmes fatales, modellate dalla luce e dalle ombre di una natura inquietante e irresistibile.

    In Italia partecipa all’edizione della Biennale di Venezia del 1897 esponendo Cristo morto e Ninfa addormentata.

    Tra avanguardia e accademia: un percorso in solitaria

    Il pittore non può comunque inserirsi a pieno titolo nell’ambiente accademico per la mancanza di attenzione verso la ricostruzione storico dei soggetti raffigurati, e per la materia pittorica che non si presenta liscia e precisa. 

    I lavori del pittore infatti sono caratterizzati dalla predominanza dello sfumato, una tecnica che sapientemente utilizza per conferire immaterialità e incorporeità ai soggetti, immergendoli nelle atmosfere brumose del sogno.

    Nei ritratti, specialmente, fa uso di una luce leggera e delicata molto apprezzata dagli ambienti borghesi parigini. Inoltre la sua tavolozza è dominata dai toni rossastri così da accendere il pallore dell’incarnato, caratterista di estrema sensualità agli occhi dei contemporanei. Ciò conferiva mistero alle sue ambientazioni e ai soggetti, attribuendo alla figura femminile il ruolo di eterea apparizione.

    Contemporaneo quindi alle ricerche impressioniste, le assimila, soprattutto dal punto di vista cromatico, ma non le mette in atto, rimanendo un artista solitario nella produzione tardo ottocentesca.

    Si spegne a Parigi nel 1905, a settantasei anni.

     

    Emanuela Di Vivona

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