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Pittore
Karl (Karoly Carlo) Mark I
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Karl (Karoly Carlo) Mark I
Karoly Markò il Vecchio, conosciuto anche come Carlo Marco il Vecchio nasce a Levoča, nell’attuale Slovacchia, tra il 1791 e il 1793.
Nonostante nutre fin da piccolo l’interesse per l’arte, studia ingegneria lavorando tra il 1812 e il 1818 in questo campo, seguendo le orme del padre. Continua però a sperimentare in autonomia i linguaggi artistici e nel 1818 si reca a Pest per perfezionare lo studio del disegno, fino a quando nel 1822 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Vienna, specializzandosi nella pittura di storia e paesaggio. Durante il soggiorno viennese, protrattosi fino al 1832, esegue ritratti e miniature decorative di stile Biedermeier.
Dal 1830 oltre a raffigurare diversi castelli, inizia a dedicare una serie di paesaggi al racconto dei panorami delle varie regioni del regno d’Ungheria, manifestando la sua adesione allo stile neoclassico.
Dal 1832, grazie al mecenate e banchiere Geymüller, si trasferisce in Italia dove trascorre il resto della sua vita, spegnendosi infatti a Firenze nel 1860.
Soggiorna e lavora tra Roma, Pisa e appunto Firenze, facendosi interprete della tradizione accademica del paesaggio classicheggiante e delle tematiche eroiche con figure provenienti dal mito, dal sacro o dal folclore. Infatti nei dipinti del pittore un ruolo importante ricopre la rappresentazione della vita del popolo.
Il pittore segue le convenzioni del secolo dipingendo paesaggi idilliaci sulle orme di Claude Lorrain.
Infatti evidente è l’influenza delle trasparenze e delle evocazioni magiche del pittore francese. Allo stesso tempo entra in stretta relazione con i pittori austriaci e tedeschi, esponenti della Scuola Romantica a Roma, che quindi lo mettono in contatto con il linguaggio romantico nordico. Inoltre i suoi studi e schizzi rivelano uno studio dal vero dei paesaggi.
Il pittore utilizza un tratto fine e delicato, associato a colori smaglianti e una sapiente capacità compositiva.
Nel 1841 partecipa alla mostra dell’Accademia di Firenze con due paesaggi Veduta del Ponte sull’Arno dell’architetto Rodolfo Castinelli e Veduta d’un fiume fra i dirupi. Nel 1845 esegue La cena in Emmaus, mentre nel 1846 espone alla Promotrice fiorentina Paesaggio d’inverno, La samaritana e La storia di Ruth. Nel 1847 presenta invece Il ritorno di Tobia alla casa paterna, che viene acquistato dal Granduca di Toscana, e Motivo preso da Pelago. Prende parte nuovamente alla Promotrice toscana nel 1851 con Un boschetto sul cominciare dell’estate, Paese con soggetto biblico e Paese di composizione con laghetto. Sempre il Granduca realizza L’incontro di Giacobbe con Labano e La vocazione di Pietro.
In toscana fonda anche una scuola di paesaggio, dove suo figlio Karoly Markò il Giovane è allievo e aiutante.
Tra le opere più rilevanti possiamo menzionare anche una serie di dipinti dedicati a La Puszta, la grande pianura ungherese, che manifesta un ricordo della sua visita nel Regno di Ungheria nel 1853.
Le sue opere sono conservate in numerose collezioni italiane, tra cui quelle di Palazzo Pitti e di altre gallerie d’arte europee e americane.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.