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Leonardo Spreafico
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Leonardo Spreafico
Rimasto finora inedito, il dipinto è da ricondurre alla grande stagione del muralismo internazionale, che vede l’Italia e gli Stati Uniti, seppure paesi immersi in climi sociali e politici molto diversi, protagonisti di una nuova arte pubblica.
Datato 1938 ed eseguito a quattro mani da Bramante Buffoni e da Leonardo Spreafico, il quadro è destinato al concorso indetto dalla “ITALIA” Società Anonima di Navigazione nella primavera del 1937 per decorare la sala d’aspetto della sua stazione marittima nel porto di New York. La storia dell’opera germina all’interno del sogno della supremazia dell’Italia fascista nel mondo, che Mussolini alimenta con eventi giganteschi, radicate nelle idee futuriste del movimento e della velocità.
Nel 1933, due imprese che hanno come meta New York, accendono l’immaginario collettivo: il 16 luglio ammarano i venticinque idrovolanti Savoia Marchetti S.55 della trasvolata atlantica, comandati dal maresciallo d’Italia Italo Balbo; il 16 agosto il transatlantico Rex a sirene spiegate fa il suo ingresso nel porto, dopo un viaggio di appena quattro giorni, tredici ore e cinquantotto minuti, stabilendo un nuovo record nel mondo (è la stessa nave di una scena del felliniano Amarcord).
L’anno prima, al fine di mettere a segno un nuovo primato nel mondo, Mussolini ha riunito sotto il nome Italia Flotte Riunite le maggiori società di navigazione nazionali: Navigazione Generale Italiana, Lloyd Sabaudo e Cosulich, costituendo così la più grande e moderna flotta di navi passeggere che abbia mai viaggiato sotto il tricolore. Presto diverrà famosa in America come Italian Line. Dopo la scomparsa degli emigranti sulla rotta di New York a causa della Grande Depressione, si lancia una nuova operazione commerciale: le modernissime e lussuose navi da crociera italiane, soprattutto il Rex e il Conte di Savoia, dotate dei migliori confort e svaghi e di una nuova accogliente classe turistica, destinata a quegli americani che desiderano visitare l’Europa.
Questi immensi dell’oceano passano attraverso Gibilterra, a una latitudine dal clima più mite rispetto alle linee europee concorrenti, per cui sono concepiti come luoghi di vacanze. Nel maggio 1935, la sede newyorchese della compagnia è trasferita al numero 624 del nascente Rockefeller Center, all’interno di Palazzo d’Italia, con l’ingresso principale sulla Fifth Avenue. Il nuovo quartiere generale delle imprese italiane, è stato costruito in seguito a un accordo tra John D. Rockefeller e Mussolini, incuneato tra i gemellari palazzi della Gran Bretagna e della Francia. Questa nuova sede è più vicina alla «Luxury Line Row» del porto (così i newyorchesi battezzano la zona dei terminal delle compagnie dei tre paesi europei), completata nel 1935 nella zona dell’Uptown.
Le Italian Line hanno la stazione marittima nel pier 90 e nel 1937 decidono di decorare la sala d’aspetto con un affresco delle dimensioni di 9 metri di lunghezza per 5,5 metri di larghezza. Nel bando di concorso diffuso tra gli artisti italiani, è specificato che il soggetto pittorico deve essere un’allegoria di facile comprensione ai fini della turistica: «Dovrà preferibilmente rappresentare, agli occhi degli americani, l’Italia all’avanguardia nel campo della scienza, dell’arte, della cultura e della navigazione e quale centro d’irradiazione del turismo americano verso tutto il bacino del Mediterraneo, ed in genere verso l’Europa, l’Asia e l’Africa.» Il vincitore riceverà un premio di cinquantamila lire e dovrà realizzare il lavoro sul posto a New York.
Bramante Buffoni e Leonardo Sigismondo Spreafico si sono conosciuti quando erano allievi all’Istituto Superiore per le industrie Artistiche «Villa Reale di Monza» e nel 1932 hanno stretto un sodalizio professionale, dividendo uno studio in via Garibaldi 89 a Milano. Insieme realizzeranno diversi progetti: allestimenti alla Triennale di Milano, opere decorative, illustrazioni pubblicitarie, tra cui il manifesto per la Grande Lotteria “E 42” (collezione Massimo and Sonia Cirulli Archive, New York).
E’ancora poco indagata la figura di Buffoni, che come grafico per l’editoria collabora con «La Rivista illustrata del Popolo d’Italia», nelle cui copertine combina pittura e collage con immagini fotografiche stampate. Nel 1937 lavora con celebri artisti e illustratori , tra i quali Marcello Nizzoli, Mario Sironi ed Erberto Carboni, alla realizzazione del volume monumentale Italia imperiale. Nel 1940 espone alla VII Triennale di Milano, in una sezione dedicata agli artisti e grafici. Collabora con architetti milanesi di ambito razionalista, tra i quali Angelo Bianchetti e Cesare Pea, per l’arredamento innovativo di negozi, realizzando pannelli decorativi.
Spreafico si dedica per conto proprio alla pittura da cavalletto, esponendo alle Sindacali, alla Quadriennale di Roma e al Premio Bergamo. Tra il 1937 e il 1938, quando i due artisti affrontano il concorso della compagnia di navigazione Italia, avviano una collaborazione con la rivista di viaggi «Sul mare»pubblicata dalla stessa compagnia, oltre che in italiano, anche in tedesco, francese e inglese. Fino al 1944, Spreafico disegnerà undici copertine, Buffoni cinque, nelle quali svolgono soggetti tra la citazione classica ed elementi legati al paesaggio e alla cultura italiana.
Il dipinto destinato al concorso pittorico ha una gestazione lunga. Nell’estate del 1937 la giuria, che include il pittore accademico d’Italia Felice Carena e lo scultore e segretario della Biennale di Venezia Antonio Maraini, sceglie quattro bozzetti, tra cui uno molto interessante del pittore Corrado Cagli, tuttavia per ragioni non del tutto chiare, invita gli autori a produrre una seconda prova definitiva. Entro il 15 gennaio 1938 dovrebbe avere proclamato il vincitore, ma finora non si conoscono gli esiti del concorso: è ipotizzabile che la decorazione non sia mai stata eseguita per ragioni diverse. Nei registri di sbarco degli emigranti a Ellis Island, risulta tuttavia che Spreafico si reca a New York a spese delle Italian Line; sbarca dal Rex il 2 dicembre 1937 e dichiara di fermarsi cinque giorni.
Il dipinto oggetto del nostro studio è da identificarsi con la «seconda prova», come dimostra la maturazione di una concezione più complessa rispetto alla prima stesura dell’opera. L’allegoria del soggetto si focalizza sulla nuova fioritura della civiltà italiana sotto il governo fascista, capace di mantenere i valori della sua storia e della sua antica sapienza. Mostra, inoltre, un’ , che trasfigura e sospende la realtà dei soggetti, secondo un’operazione memore della Metafisica.
La composizione si struttura sulla raffaellesca Scuola di Atene, per cui lo spazio architettonico, scandito da una successione di piani, conferisce alle figure umane grandezza morale. A precise citazioni dell’affresco dell’urbinate, come l’uomo togato in primo piano che richiama la figura di Aristotele con in mano l’Etica, si mescolano e si sovrappongano citazioni prese da riviste dell’epoca, come il giovane che regge l’ancora, che rammenta la fotografia di un uomo accanto alla gigantesca ancora del Rex, pubblicata in un servizio giornalistico sul transatlantico. Il paesaggio architettonico mescola elementi del razionalismo con altri della classicità, in un effetto quasi surreale, rammentando certe soluzioni delle copertine illustrate da Spreafico e Buffoni.
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.