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Libero Andreotti


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Libero Andreotti

( Pescia 1875 - 1933 )

Scultore

    Libero Andreotti

    Libero Andreotti nasce da un’umile famiglia di Pescia, paesino nella provincia di Pistoia. Lavora come tornitore per necessità, ma sente l’urgenza della modellazione artistica. Decide così di trasferirsi a Palermo, dove inizia a lavorare in una libreria come garzone e dove si avvicina inevitabilmente alla poesia e alla letteratura in generale. Contemporaneamente, si dedica all’illustrazione.

    Nel 1899 rientra in Toscana, precisamente a Firenze, dove lavora in una tipografia e trova ospitalità, nel 1902, presso lo studio dello scultore Mario Galli. È la prima vera occasione che Libero Andreotti ha per iniziare la sua attività artistica: modella la creta con scioltezza e libertà, ottenendo subito grandi risultati.

    Ben presto, nel 1905, partecipa alla sua prima Biennale veneziana, presentando un’opera di forte ascendenza liberty, L’Alba, seguita da Purosangue, inviata alla Biennale del 1907 e da Le Parche a quella del 1909. Le Parche, delicatissime e aggraziate nella loro linea curva e finissima, rappresentano uno dei punti più alti della sua prima fase scultorea.

    Si guadagna il favore di Alberto Grubicy e comincia ad esporre a Parigi, dove, attirato dal fervente clima culturale, decide di stabilirsi dal 1909 al 1914. In questa città, Libero Andreotti mantiene comunque il contatto con la flessuosa linea decorativa liberty, ma allo stesso tempo, la sua plastica si fa più sincera e ordinata. Alla Biennale del 1910 invia Madame HerosseLucertolinaAdolescente e La gatta. Alla Secessione romana del 1913 espone invece Invocazione e Gorgone.

    La ricerca parigina lo avvicina alle opere di Aristide Maillol, quindi si verifica una sorta di riempimento delle masse e il raggiungimento di una plastica più possente e sintetica. Questo coincide poi con il suo rientro in Italia, alle soglie della prima guerra mondiale, nel 1914. L’artista, in Toscana, giunge ad una naturale riscoperta dell’antico, in particolare della scultura quattrocentesca di Jacopo della Quercia. Ma osserva anche i solenni ritmi di Piero della Francesca, con la sua narrazione senza tempo, che ritorna nelle figure piene e negli spazi equilibrati e armoniosi.

    Dopo aver preso parte alla Prima guerra mondiale, nel 1921 tiene una personale presso la Galleria Pesaro di Milano. Le opere esposte sono 49 e tra di esse compaiono Venditrice di limoniGiovinetta nuda in riposoBaccanteGruppo tragicoDonna sedutaSull’aiaLa pescaLa porta di casaSignora con ventaglio e Giovinetta e ciliegie.

    Ciò che risalta immediatamente agli occhi è una salda compostezza, reminiscenza di Andrea del Verrocchio, ma anche dell’arte primitiva conosciuta a Parigi. Tra bassorilievi, gruppi tragici e particolarissimi ritratti e nudi femminili, la scultura di Andreotti ritrae il mondo della quotidianità, con magia classica e allo stesso tempo con prorompente modernità.

    Alla Biennale di Venezia del 1924 presenta una Madonna col Bambino dalle linee rigide e allungate, solenne nella descrizione e tenera nel gesto della mamma che accoglie la manina del figlio sul suo viso. Popolane e venditori, pescatori e falegnami compaiono negli ultimi anni, lavorati con lo stesso rispetto dedicato alle opere sacre: equilibrio formale e ascendenza rinascimentale sono presenti fino agli anni Trenta. Alla Biennale del 1930, la sua ultima, invia Brandano il pescatore, una superba Bagnante compare a Firenze nel 1932, insieme ad altre 18 opere. Muore a Firenze nel 1933.

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