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Luigi Nono


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Luigi Nono

( Fusina 1850 – Venezia 1918 )

Pittore

    Luigi Nono

     

    Luigi Nono pittore veneziano, nato a Fusina e residente a Venezia. Ha molti lavori e in tutti si rivela artista, vede il vero e lo traduce. Il Nono ha concorso a molte Esposizioni, suscitando il più sincero entusiasmo nel pubblico, accorso ad ammirare i suoi bellissimi quadri. A Torino, nel 1880, espose: “La caccia ai grilli”; “Le fruttivendole”; a Milano, nel 1881, un quadro di genere dal titolo “Ave Maria” ed un altro “La povera madre”; “Autunno”, mezza figura, e “Mattino d’Ottobre”.

     

    Alla Mostra di Venezia del 1881, inviò: “Le amanti” e “Refugium peccatorum” proclamato per la perfetta sua esecuzione vero capolavoro dell’arte, tanto che ebbe l’onore di figurare tra i più belli nella Galleria Moderna, dove tuttora si trova.

    Alla Promotrice del 1883, inviò “Sottomarino”, a Roma, nello stesso anno, presentò nuovamente: “Refugium peccatorum” di cui parlò largamente anche la stampa, e sul quale Cammillo Boito così scrisse: «La donna accasciata che prega in ginocchio innanzi alla immagine santa, e si nasconde la faccia; l’aria cupa; con le nubi rotte dal sole basso; la strada, le case, la lunga balaustrata barocca ancora bagnata dalla pioggia che è cessata appena: le pozzanghere che riflettono il cielo; le foglie secche per terra recate dal vento; il castello dei fiori e la lampada col lumino, innanzi a quella statua della Madonna, di cui si vedono i piedi soltanto; quelle vele spiegate delle tartane chioggiotte, e quel pò d’acqua luciola e quel fondo con un poco di verde triste, non, è cosa che non intenda in egual misura ad uno stesso concetto, ad un effetto unico. Questo dipinto appare di esecuzione sostanziosa, facile, moderna».

    A Venezia, espose nel 1887, “I Recini da festa” e “Ruth”, a proposito del quale, così parla di lui, il critico Luigi Chirtani: «In tutta l’Esposizione non vi è un quadro che per lo sfolgorìo dell’effetto, sia paragonabile a quello presentato alla gara artistica da Luigi Nono. Fa l’impressione abbagliante d’una scena agreste, vista all’ora del tramonto, attraverso al vano di una finestra spalancata entro una parete, coperta da vecchi arazzi svaniti di colore. Vi stacca sul fondo acceso del cielo e delle nubi tinte delle più sfavillanti colorazioni; e fiammeggia come una vetrata variopinta davanti alla sfera del sole.

    I bagliori e incandescenze vi sono alternati con ombre calde, ingemmate, vigorose. L’ambiente, che sfavilla tutto, rappresenta un terreno di monti, dopo mietuto il grano, quando le mietitrici se ne vanno e le spigolatrici arrivano a raccogliere le spighe abbandonate. Belle sono ed espressive e caratteristiche le figure, disegnate bene, ma coll’efficacia dello studio che non interpreta e trasfigura, ma copia fedelmente e con estrema diligenza; la composizione e mirabilmente equilibrata.

    E’ semplicissima. C’è una poesia agreste vera e sentita in questo quadro, ma una poesia che si tra smette dall’opera a chi la guarda. Questo quadro brillante, che più che opera di colorista, massime veneziano, è una fulgida armonia di colori vivi, acquista vigoria e splendore dalla giusta posizione coi quadri scelti per contornarli, che sono tutti o fiacchissimi sotto ogni rispetto, o di intonazioni deboli, delicate, svanite o leggere o sparute.

    C’è di tutte queste scolorazioni un poco. Esse formano, insieme, quel non so che di arazzo smontato e di penombra neutra che per contrasto esalta la pittura del Nono sino alla potenza di un effetto trascendentale luminoso». A Bologna, nel 1888, il Nono concorse con un altro bellissimo quadro, che porta il titolo: “A Venezia”.

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