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Pittore

Luigi Rossi


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Luigi Rossi

( Castagnola 1853 - Sala Capriasca 1923 )

Pittore

    Luigi Rossi

    Pittore lombardo, nato a Lugano nel 1853, ma a tre anni capitato colla famiglia a Milano, dove tuttora dimora. «Esso, dice il critico Virgilio Colombo, sa cogliere il vero nel gran libro della vita e renderlo con efficacia sulla tela, condendolo spesso con un granellino di sale, che il giovane artista trova facilmente nella satirica sua vena. E’ perciò che i quadri del Rossi incontrano il favore del pubblico, che vi si vede ritratto, e quello dei colleghi, che vi ammirano la felice scelta della composizione e la bontà del colore».

    Alla Mostra di Milano, espose il quadro: “Una via di Milano”, che subito afferma la spiccata individualità dell’artista. “La questa infruttuosa”, che fa il primo lavoro, piacque molto per la bontà del concetto e del colorito. Altri quadri del Rossi, sono: “In assenza dei padroni”, esposto a Brera ed acquistato dal comm. Colera, e che or non è molto figurò in un’asta di oggetti di Belle Arti a Bruxelles, dove venne deliberato ad un compratore per un prezzo favoloso. Pregevoli sono pure: “La scodella rotta”; “La distrazione”; “Il fratellino ammalato”, che venne riprodotto più volte e venduto a Londra, Vienna, Trieste, Oxford. Del Rossi si ha poi un magnifico “Ritratto del generale Sirtori”; una composizione intitolata: “Dopo la luna di miele”, e tre altre: “La vigna del maestro”; “Il giullare” e “La Carovana del pittore”.

    Un altro lavoro, che destò profonda, ammirazione nel pubblico, fu “Il ritorno al paese natio”, esposto a Brera, nel 1880. A proposito del Rossi e del quadro, “Una via di Milano”, ecco quanto scrive il critico d’arte Virgilio Colombo, da cui tolgonsi questi cenni biografici. «Fra i quadri di genere, questo del Rossi attrae specialmente lo sguardo del visitatore, giacchè, oltre al rendere una scena assai interessante, afferma la spiccata individualità dell’artista.

    A quattro passi dal quadro si ha una visione prospettica veramente meravigliosa; vi trovate all’ingresso d’una via popolata, in pieno inverno, dentro il pittoresco quartiere di porta Ticinese. La nebbia incombe sullo sfondo della tela e lascia scorgere appena l’affacendato agitarsi della vita cittadina. Nel primo piano del quadro abbiamo una scenetta riuscitissima, di quelle che al dopo pranzo noi possiamo goderci ad ogni svolto di via, ad ogni crocicchio.

    Una sartina se ne stà addossata ad una casa in atteggiamento di chi è solita a sentirsi sballare delle dichiarazioni ogni giorno e vuol godersele con tutto comodo, disivolta, prendendo nel tempo stesso una positura che dia risalto alle adorabili grazie della gentil personcina. Lui, l’elegante impellicciato, sprofondando le mani nelle capaci tasche, un pochino, innanzi, come chi dice una coserella golosa, che deve far piacere ad udirla, sa di potersi concedere quel piccolo passatempo, nè il furbo sorrisetto della fanciulla lo fa accorto che ci vorran dei quattrini e del tempo a far breccia in quel cuore, già educato da una precoce esperienza.

    La ‘piscinina’ poveramente vestita, colle gonne troppo corte per la sua età, il capo ravvolto dentro una pezzuola gialla, reggendo a pena un grosso fagotto, sta a vedere il peccatuccio della maestra cogli occhi spalancati di piccola viziosa, già piena l’invidia, pensando ad un bell’abito lungo e ad un bel giovanotto che fra qualche anno la trattenga così per la via in dolce colloquio, pensando ad altre ‘piscinine’ che, come lei, si sfaranno dal dispetto.

    Più indietro una vecchia serva, colla corba mezzo nascosta sotto uno scialle rosso, accompagna alla scuola tre bambini. La figura di questa donna è forse la meglio trattata del quadro per la grande evidenza del rilievo. Però i bambini sentono troppo della manieri ed i colori dei vestiti, così vivi, tradiscono lo sforzo, che corre in cerca dell’effetto. Nel fondo un vetturale se ne sta intabarrato a cassetta; aspettando il signor dottore ch’è salito in camera per raccattar de’ fogli.

    Sul davanti del quadro, un cagnolino si trattiene… amichevolmente con un vecchio barbone; questo gruppo, però, quantunque vero, mi sembra un po’ troppo azzardato. Quell’operaio rachitico, impalato, che si rivolge a sbirciar la madamina, non mi piace e generalmente, desidererei, nelle figure un maggior movimento. Il Rossi ha la pennellata grassa e sicura; possiede al sommo grado la coscenza degli effetti; sicché con mezzi sobrii ottiene assai, più di molti suoi amici e di moltissimi maestri».

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