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Pittore

Mario Broggi


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Mario Broggi

( Milano 1890 - Somma Lombardo, Varese 1952 )

Pittore

    Mario Broggi

    Mario Broggi nasce a Milano nel 1890 e si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e la Scuola d’Arte Applicata al Castello Sforzesco nel capoluogo lombardo. I suoi maestri sono Giuseppe Mentessi, Camillo Rapetti e Vespasiano Bignami. Il pittore frequenta l’ambiente futurista milanese, ma si trasferisce nel comune di Somma Lombardo dove resterà per tutta la vita. Qui è direttore dal 1927 della Scuola Professionale situata a Palazzo Viani Visconti, dove allestisce laboratori di meccanica, tessitura e falegnameria, lasciando quindi un’importante eredità nella cittadina varesina.

    Il fascino del volo e la pittura di paesaggio

    La produzione dell’artista è varia, si dedica infatti a paesaggi, nature morte, ritratti e nutre un interesse particolare per il mondo del volo, esegue infatti diversi lavori al campo di Malpensa e all’idroscalo di Ternate sul lago di Comabbio. Il pittore ottiene infatti l’autorizzazione dal generale Italo Balbo di entrare negli aeroporti militari italiani e realizza diversi dipinti su questo tema, che divengono preziose testimonianze dell’attività aviatoria degli anni del Ventennio.

    Altro grande interesse è appunto la pittura di paesaggio dove mostra un pacato realismo che fonde con tratti di ispirazione post-impressionista. Stende il colore tramite pennellate dense e sintetiche con cui abbozza le figure fatte di pochi tocchi veloci. Le composizioni risultano però sempre equilibrate e razionali.

    Tra valori tonali e Realismo magico

    Dal punto di vista espositivo è attestata la sua presenza alla Sindacale Fascista di Milano del 1933 con L’alba, il giorno e la notte; e nel 1939 presenta alla Permanente di Milano l’opera Il priore.

    Vi sono poi due sue opere nella collezione della Galleria Civica d’arte Moderna di Gallarate e sono Le vittorie in A.O. Figura di bambino vestito da soldato del 1936 e Il congresso delle idee. Maschere, del 1945. Nel primo quadro l’artista raffigura un bambino che gioca con una cartina e dei soldatini, vestito lui stesso da soldatino, utilizzando una pennellata piatta, ma dai profondi contrasti tonali. Nel secondo lavoro menzionato invece raffigura cinque maschere dalle espressioni forti e una marionetta alle loro spalle. In questo dipinto risulta evidente la passione per il teatro professata dal pittore, ma anche un’adesione ad un certo Realismo magico, per l’utilizzo di una stesura omogenea, una cromia accesa e una luce tersa, che aiutano a creare un’atmosfera irreale e inquietante.

    L’artista scompare a Somma Lombardo nel 1952 a sessantadue anni.

     

    Emanuela Di Vivona

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