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Pittore

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Massimo D’Azeglio

( Torino 1798 - 1866 )

Pittore

    Massimo D’Azeglio

    Nasce a Torino dal marchese Cesare Taparelli D’Azeglio e trascorre un’infanzia molto agiata a Firenze, dove la famiglia si era trasferita a causa dell’occupazione francese di Torino. Rientrano nella città piemontese nel 1807, ma nel 1814 si sposta di nuovo, per seguire il padre a Roma, nominato ministro presso la Santa Sede.

    A Roma inizia l’apprendistato artistico presso un modesto pittore decorativo, Ciccio De Capo, ma la vera e propria svolta per la sua formazione giunge quando inizia a frequentare Martin Verstappen. Il pittore fiammingo trapiantato in Italia, infatti, lo introduce a lunghe passeggiate nella campagna romana, iniziandolo alla veduta pittoresca e soprattutto alle scene di genere inserite in paesaggi di ascendenza romantica.

    Contemporaneamente, a Roma, conosce i più grandi artisti del panorama del tempo: da Vincenzo Camuccini a Bertel Thorvaldsen a François Marius Granet e Philipp Hackert. Risalgono agli anni Venti le prime testimonianze paesaggistiche di D’Azeglio, che vengono esposte a Torino. Ma ci sono pervenuti anche i numerosi taccuini che ci tramandano i suoi studi dal vero e una grande attenzione naturalistica, sempre improntata sul paesaggio di ascendenza classica. Proprio negli anni Venti D’Azeglio incarna quella concezione di “paesaggio istoriato” che prevede l’inserimento di scene storiche, leggendarie o letterarie in paesaggi romantici, concentrati su effetti di luce di grande sensibilità.

    Risale agli 1825 uno dei suoi primi dipinti di questo tipo, dedicato in particolare alle Crociate, La morte di Montmorency, conservato presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino. L’episodio è ispirato al romanzo di Madame Cottin Malek Adel e suscita una serie di lodi e apprezzamenti sia in ambiente romano che in ambiente torinese, soprattutto alla corte sabauda.

    Quest’ultima rimane particolarmente entusiasta anche del dipinto Leonida alle Termopili, dell’anno precedente. Rientrato a Torino, si dedica all’illustrazione del suo libro La Sacra di San Michele, ma ben presto decide di spostarsi a Milano perché insoddisfatto dell’ambiente artistico torinese.

    Vi si trasferisce nel 1831 ed inizia a frequentare lo stimolante salotto culturale di Manzoni, di cui ben presto sposa la figlia Giulia. Nello stesso anno espone il dipinto La disfida di Barletta a Brera, opera che anticipa l’illustrazione del suo omonimo romanzo, pubblicato nel 1833. Da questo momento in poi, partecipa con costanza alle esposizioni braidensi, fino al 1843, anno in cui inizia ad esporre a Torino fino al 1862.

    Risale al 1837 l’importante committenza del Re Carlo Alberto che lo incarica di eseguire sei dipinti celebrativi della casa Savoia per la Sala da Pranzo del Palazzo Reale di Torino. Tre di essi si trovano ancora lì: Il duca Emanuele Filiberto vince i francesi nei campi di San QuintinoNizza valorosamente difesa scampa dalle mani dei francesi e dei turchi e Le truppe del re Carlo Emanuele III fanno strage dei francesi respinti dalle alture dell’Assietta.

    Non vanno dimenticati poi i numerosi studi paesaggistici colti dal vero, realizzati proprio tra gli anni Trenta e Quaranta, spesso quinte di scene storiche. Ne sono esempio quelli presentati a Torino nel 1843, Sortita da un castelloPaese e Ferraù che pesca l’elmo di Argalia, e i due dipinti di storia presentati nel 1844. Nel frattempo partecipa attivamente alla vita politica, come liberale ma non simpatizzante delle idee mazziniane.

    Nel 1849 è Presidente del Consiglio e nel 1850 firma la legge Siccardi che regolava i rapporti tra stato e chiesa nel Regno Sabaudo. Negli anni Cinquanta sostiene Cavour e naturalmente il movimento risorgimentale, senza mai cedere ad estremismi. All’Esposizione di Torino del 1846 presenta Paese con abbeveratoio, a quella del 1848 Paese nelle vicinanze di Roma, nel 1853 Veduta del Castello di Avigliana, nel 1859 Veduta del Lago Maggiore e Taormina ed infine nel 1862 Ulisse accolto da Nausicaa. Muore nella villa di Cannero sul lago Maggiore, mentre stava scrivendo Ricordi, la sua energica autobiografia.

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