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Melkiorre Melis
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Melkiorre Melis
Melkiorre Melis nasce nel 1889 a Bosa in Sardegna. Il suo incontro con la pittura avviene quando Emilio Scherer, allievo di Domenico Morelli, si reca nel paese natio del giovane per decorarne la cattedrale.
Nel 1909 grazie ad un sussidio economico sostenuto dal comune si trasferisce a Roma dove frequenta l’Accademia di Belle Arti in compagna del suo conterraneo Carmelo Floris.
Inizia a lavorare in ambito grafico, come disegnatore presso lo stabilimento di arti grafiche Fratelli Palombi, incoraggiato da Duilio Cambellotti che nota subito la sua predisposizione. Collabora con il giornale sardo “Sale e pepe” e “La Rivista Sarda” dove realizza illustrazioni. Tra i suoi lavori di grafica si possono menzionare anche le illustrazioni del volume di poesie Primavera sacra del sassarese Mariano De Fraja. L’artista risulta fortemente debitore della linea liberty di Cambellotti e Francesco Ciusa.
Inizia inoltre ad esporre alle rassegne culturali nazionali presentando opere legate alla terra d’origine che si contraddistinguono per un forte cromatismo e un tratto vigoroso ed espressivo evidente eco della tecnica grafica.
Si dimostra fin da subito legato alle tradizioni sarde, presentando nel 1916 alla Prima Esposizione Artistica Sarda, di cui realizza anche il Manifesto promozionale, L’ucciso, raccontando il testo del poeta sardo Sebastiano Satta attraverso un linguaggio realista.
Nel 1922 partecipa alla Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma con Barbarina. In occasione della Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti nel 1926 si occupa invece della decorazione della Sala della Terra e la Sala degli abitatori della campagna romana, realizzando i pannelli parietali. Espone inoltre Disegni decorativi, Donatella e delle mattonelle.
La sua ricerca artistica si rivolge anche all’arte della ceramica e alla scenografia, lavorando nel 1929 alla scenografia del film La grazia, ispirato al testo di Grazia Deledda.
Nel 1930 presenta alla Biennale di Venezia il dipinto Il monte Soratte; l’anno successivo prende parte alla Prima Quadriennale di Roma con Pomeriggio d’estate a Sant’Oreste. Nel 1932 partecipa alla Sindacale Fascista di Roma con Ritratto di Signora, vi torna all’edizione del 1934 con Contadino, Donna sarda e Disegni colorati.
Nel 1934 si trasferisce a Tripoli poiché viene nominato direttore della Scuola Musulmana di Arti e Mestieri. Da questo momento si assiste ad una rinascita della tradizione della ceramica libica decorando Caffè, moschee e scuole.
Dal 1935 presenta alla Seconda Quadriennale romana soggetti legati all’immaginario arabeggiante come Araba e Mungitura, ma anche connessi alla sua terra d’origine come Filatrice d’orbace, tela che racconta la tradizione della tessitura sarda. Torna alla Terza Quadriennale del 1939 con Sposa beduina. Nel 1942 espone Ente Turistico Libia, e le due tempere Venditrice beduina e Pastori arabi. Dallo stesso 1942 rientra in Italia, stabilendosi a Roma dove dirige una scuola di ceramica.
Nella Capitale trova uno studio a Villa Strohl-Fern dove resta fino al 1965, anno in cui si trasferisce nella casina di Raffaello in piazza di Siena. Il pittore si spegne a Roma nel 1982.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.