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Scultore

Michele Auteri Pomar


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Michele Auteri Pomar

( Palermo 1838 - Firenze 1918 )

Scultore

    Michele Auteri Pomar

    Scultore e scrittore siciliano, nato nel 1838 a Palermo da Salvatore Auteri e da Rosalia Pomar, residente a Firenze. Suo padre allora presidente del tribunale di Commercio, era uomo probo ed operoso.

    Perdutolo in età di soli sei anni, il fanciullo Auteri-Pomar fu avviato, da prima, alla musica e al disegno. Nel 1850, lasciò Palermo insieme con la madre, per raggiungere in Firenze l’esule suo padrigno il patriota Vito Beltrani, che lo amò come figlio e che ne diresse gli studii.

    Fioriva allora la scuola dei Padri di Famiglie diretta da Pietro Zei; l’A. vi prese amor alle lettere, e, studiando nella biblioteca Magliabechiana, vi conobbe Giosuè Carducci. A ventun anno, sposò la figlia del conte Francesco Marazzano esule piacentino.

    Liberata la Sicilia, tornò a Palermo, e fu messo a capo del grande ospedale, in qualità di Sopraintendente. Si trattava di sopprimerne gli abusi; l’Auteri Pomar aveva soli ventitré anni, ma dal padrino aveva appreso propositi virili; lottò animoso e vinse.

    L’ospedale risorse e potè impiantare le cliniche nel Monastero della Concezione, facendone sgombrare le cinquantaquattro suore, che occupavano l’ampio edificio. Fu eletto Consigliere comunale ed assessore.

    Si dedicò allora tutto alla cosa pubblica, sino a quando, per discoprire un furto che si commetteva nell’ospedale, ebbe il coraggio e la pazienza di passar tante ore, sotto un letto, nella sala de’ cancrenosi, che fu egli stesso, in breve, colpito dal tifo.

    Entrato in convalescenza, se ne tornò in Toscana. Villeggiando presso Siena, modellò, per diporto, alcune figurine di creta. Il Sarrocchi che lo vide, ne rimase piacevolmente sorpreso e lo consigliò a dedicarsi sul serio alla scultura. Aveva ventott’anni.

    Memore forse che l’Alfieri aveva incominciato a ventisette a studiare ed a scrivere, egli risolvette di farsi scultore; amici e parenti si provarono invano a sconsigliarlo; il suo partito era preso, e andò animoso innanzi.

    Prese alcune lezioni dal Fedi, che presto abbandonò, per legarsi quindi di sincera amicizia con lo scultore Pazzi; e per tre anni, con volontà ferma ed ostinata, sostenuta dal talento naturale, si chiuse nel proprio studio; per non distrarsi, vendette anzi legni e cavalli, per i quali aveva sentito sempre grande amore; di che presero argomento gli oziosi a far molti almanacchi; chi diceva l’Auteri impazzito; chi lo voleva rovinato; nessuno l’azzeccava, quando il grandioso monumento allo storico e patriota “Giuseppe Lafarina”, amico del Beltrani, mostrò ad evidenza, malgrado molti difetti, che egli non aveva intieramente perduto il suo tempo.

    Il Duprè lodò pubblicamente assai una delle tre figure, quella che rappresenta l'”Anno mille ottocento quarantotto”; ma l’artista, avido di far meglio, non rimase, con ragione, troppo contento dell’opera sua, e proseguì a lavorare.

    Il monumentino “per le bambine Marchesini”, che sorge al Monte alle Croci di Firenze, mostrò ch’egli avea progredito.

    Scolpì quindi molti altri monumenti e parecchi busti; tra i lavori suoi meglio riusciti vanno segnalati, l’altro “Monumento a Giuseppe Lafarina” che orna la piazza Solferino di Torino, e quello “Alla marchesa Anguissola”, che sorge nel cimitero di Piacenza.

    Al concorso di Roma pel monumento di Vittorio Emanuele presentò un grandioso progetto col titolo: “Monumento delle cento colonne sul monte Celio”, che trovasi ora all’Accademia di San Luca.

    Alla prima adunanza della Commissione venne scelto pel concetto, ma quindi, per ragioni burocratiche (uno de’ cartoni essendo arrivato in ritardo), fu escluso dal concorso.

    Scrisse versi lodati e i libretti delle opere “Marcellina”; “Dololores”; “Il Negriero” ed “Il conte di Gleichen” messe in musica da suo cugino il maestro Salvatore Auteri; ma de’ suoi meriti letterarii non è qui luogo atto a discorrerne.

    Natura forte, ricca, espansiva e simpatica, l’Auteri, sebbene entrato assai tardi nell’arte, è ancora destinato a renderle nobili servigi. Agiato, può concentrarsi ora ad un’opera sola, che diventi il suo capolavoro e riveli tutta la sua eccellenza.

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