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Pittore

Michele Cammarano


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Michele Cammarano

( Napoli 1835 - 1920 )

Pittore

    Michele Cammarano

    Michele Cammarano, nato a Napoli nel 1835, proviene da una famiglia di artisti, infatti riceve i primi rudimenti dal nonno Giuseppe, ma anche dal padre Salvatore. Nel 1853 inizia a studiare presso la Reale Accademia di Belle Arti di Napoli, dove segue le lezioni di Gabriele Smargiassi, ma contemporaneamente frequenta lo studio dello scenografo Venier. Nel 1855 espone il saggio accademico I crociati che abbattono gli alberi in un bosco per costruire macchina da guerra, conservato al Museo di San Martino di Napoli.

    Il Verismo

    Sono gli anni in cui inizia a frequentare Domenico Morelli e Bernardo Celentano, interessandosi approfonditamente alla pittura di storia ricca di soluzioni cromatiche nuove. In effetti, è fortemente attratto dalla pittura dal vero e per questo frequenta lo studio di Nicola Palizzi, da cui viene spinto a dipingere en plein air a Capri e Cava dei Tirreni. Subito dopo, la conoscenza del fratello di Nicola, Filippo Palizzi lo avvicina ad un realismo minuzioso e vivo, e soprattutto all’allontanamento dal paesaggio in parte ancora accademico a cui lo aveva introdotto Smargiassi.

    Ben presto però, dopo la partecipazione alla campagna garibaldina del 1860, si allontana anche dal calligrafismo palizziano per giungere ad una personalissima resa sintetica e cromatica della realtà. L’inevitabile aggiornamento stilistico giunge puntuale con il viaggio a Firenze, in cui viene molto influenzato dalle novità di Nino Costa e Vincenzo Cabianca conosciuti al Caffè Michelangelo.

    Risale all’Esposizione fiorentina del 1861 Due martiri per la patria, che risponde alle novità apprese durante il soggiorno toscano. Un attento realismo emerge anche dalle due opere presentate alla Promotrice napoletana del 1862, Episodio del terremoto di Torre del Greco del 1862 e Napoli 2 novembre. Tratti morelliani e palizziani si ritrovano in Ozio e lavoro e nelle Stragi di Altamura del 1863, e in Buon tempo! del 1864.

    L’anno successivo, Michele Cammarano si trasferisce a Roma per aggiornarsi alle novità internazionali: conosce Mariano Fortuny, Cesare Fracassini e pittori francesi come Guerin e Duran. Si impegna soprattutto nella realizzazione di paesaggi tratti dal vero nella campagna romana, ma trae anche molto spunto dalla pittura del Seicento, per cui giunge ad un classicismo mediato dal verismo e soprattutto la sua tavolozza diventa meno brillante e più ricca di chiaroscuri. Inoltre, alle tematiche consuete si aggiungono quelle legate alla questione sociale, per cui ne scaturiscono lavori quali La carità romana, Le risorse della povera gente che richiamano direttamente gli esempi di Teofilo Patini.

    Gli episodi risorgimentali e coloniali

    Alla fine degli anni Sessanta Cammarano soggiorna a Venezia, dove instaura scambi e rapporti con artisti come Giacomo Favretto o Luigi Nono. A questo periodo veneziano, in cui Cammarano si arricchisce e matura definitivamente il suo linguaggio, risalgono il bellissimo Piazza San Marco, importante per la resa luministica e, soprattutto L’incoraggiamento al vizio. Questo dipinto, esposto nel 1868, amarissimo nella sua tematica, viene apprezzato per la sua sintesi cromatica, intrisa delle basi napoletane ma anche del luminismo macchiaiolo.

    Il realismo duro e sincero è ormai la cifra caratteristica di Cammarano, che nel 1870 decide di soggiornare a Parigi per conoscere Gustave Courbet, ma viene anche attratto da Delacroix, Ingres e Millet. Tornato a Roma, si dedica alla composizione della Carica dei bersaglieri alle mura di Roma, esposto a Milano nel 1872, poi a Vienna nel 1873 e a Londra nel 1888. Un covo di briganti compare all’Esposizione di Napoli del 1877, mentre Il 24 giugno 1859 a San Martino viene esposto a Roma nel 1883.

    Paesaggi della campagna romana, battaglie e scene continuano a comparire negli anni Ottanta: a Firenze nel 1886 invia L’innamoratoPaesaggio meridionaleStudio; all’Esposizione nazionale di Venezia del 1887 presenta Una partita a briscola. L’anno successivo e fino al 1893 soggiorna a Massaua perché gli viene commissionato dal governo un dipinto da dedicare alla battaglia di Dogali. Innumerevoli studi conducono ad una grande tela terminata solo nel 1896 ed oggi conservata presso La Galleria Nazionale di Roma. Nel 1900 sostituisce Filippo Palizzi nella cattedra di paesaggio all’Accademia di Napoli, lasciando una forte impronta nei suoi discepoli. Muore a Napoli nel 1920.

    Elena Lago

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    Opere di Michele Cammarano


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