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Michele De Napoli


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Michele De Napoli

( Terlizzi (Bari) 1808- 1892 )

Pittore

    Michele De Napoli

    Pittore pugliese, nato a Terlizzi, in Provincia di Bari, il 23 aprile 1808. Studiò dapprima legge, poi si dedicò all’arte, insrivendosi a 26 anni all’Istituto di Belle Arti di Napoli, dove fece rapidi progressi, tantochè in breve tempo fu in grado di presentare al pubblico il suo primo lavoro: “Alessandro infermo e il suo medico Filippo”, che gli fruttò la medaglia d’argento.

    Questo primo trionfo lo incoraggiò, e poco dopo espose “La morte d’Alcibiade”, che fu premiata con medaglia d’oro, e comperata dal Re di Napoli, per ornarne la Galleria di Capodimonte.

    Nel 1841 all’Esposizione di Roma (ove erasi recato per perfezionarsi) espose: “Prometeo che ammira la statua, con la scintilla tolta al carro del Sole”, che destò ammirazione ed entusiasmo nel pubblico e fra gli artisti, e che fruttò accoglienze ed onorificenze all’autore, il quale, per tale opera, venduta alla Corte di Napoli, ebbe la grande medaglia d’oro, fu aggregato come socio corrispondente dell’Accademia, e nominato professore onorario nel R. Istituto di Belle Arti di Napoli.

    Apertasi così la via ad un avvenire splendido e sicuro, il De Napoli ebbe da per tutto commissioni, e, dopo avere fatto cinque grandi cartoni per alcuni soggetti da dipingersi a buon fresco in una chiesa di Napoli, dopo aver dipinto un “Sant’Andrea Avellino morente sugli altari”, per una chiesa degli Abruzzi, e “L’Estasi del Santo da Paola” per la chiesa di San Carlo all’Arena di Napoli, ed altre tele stupende, dove si affermava valoroso campione di una nuova scuola, e con le quali combatteva contro il classicismo, inviava alla Esposizione di Napoli del 1859 un quadro “San Benedetto che risuscita il figliuolo di un contadino”, che a giudizio di tutti era un vero capolavoro d’arte.

    Questo quadro che sorpassava tutti gli altri da lui eseguiti prima, che si lasciava dietro la gran tela: “San Francesco d’Assisi che rivela ai suoi fidi seguaci le stimmate impressegli dal Signore” che pure era stato premiato con medaglia d’oro all’Esposizione del 1851 e gli altri quadri “L’Eucarestia” e “San Riccardo” dipinto vigorosissimo, fu dal critico autorevole N. Suole definito: «un miracolo dell’artista».

    Intanto giungeva l’epoca dei grandi rivolgimenti politici in Italia e il De Napoli eletto Consigliere Municipale a Napoli, Ispettore del Museo nazionale, commissario pel riordinamento dell’Istituto di Belle Arti, deponeva per qualche tempo i pennelli per dedicarsi tutto al bene della sua patria e dell’arte nuova.

    E, dopo avere con forte animo, ed inflessibile volere, riordinato e provveduto perchè l’Istituto andasse secondo le norme nuove dell’arte, ed avere assicurato il totale riordinamento di esso, approvato in tutto e per tutto dal Governo che lo nominò Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, il De Napoli tornava ai suoi quadri, non senza però aver pensato ancora a provvedere ai bisogni dei giovani artisti, facendo approvare un sussidio annuale di Lire 12,000 a chi avesse riportato il vanto nella pittura storica, sussidio che fu dapprima accordato e un anno dopo fu tolto.

    Tornato, come abbiamo detto, ai suoi quadri, eseguì altri lavori e tra questi nel coro di San Domenico Maggiore dipinse due pareti in una delle quali rappresentò “San Tommaso che redige l’officio del Sacramento Eucaristico”, e nell’altra “San Domenico che disputa con gli eresiarchi Albigesi”; nella basilica di Capua “La vergine in Paradiso”; il sipario pel Teatro del Fondo a Napoli, in cui dipinse i “Giuochi Compadici in onore di Partenope”; il sipario del Teatro Piccinni di Bari in cui raffigurò “Un torneo da Re Manfredi”; i cartoni: “La Maddalena”; “Il primo cadavere”; “Le Marie dopo la espiazione del Calvario”; “Giacobbe morente che benedice i figliuoli predicendo ad essi il futuro”.

    Nel 1863 il De Napoli, tornava al suo paese natale, Terlizzi, dove fu eletto Sindaco e dove promosse ed aiutò con l’opera sua e con i suoi denari, i propri concittadini per condurre a fine la Cattedrale, alla quale fece dono di sei dipinti.

    A settantun’anno fece altri due quadri per la chiesa di Atamura: “La conversione e il battesimo di Sant’Agostino”, e “San Girolamo morente” e dopo questi lavori dipinse ancora: “San Vincenzo Ferrerio nel’atto di dare tutte le sue sostanze ai poveri”.

    Il De Napoli può chiamarsi, con un’espressione tolta al Dall’Ongaro, il ‘generale’ della scuola nuova napoletana, e come ben dice il Gozzoli «Egli sta in mezzo alle due opposte scuole: la classica e la romantica, inflessibile ed autorevole moderatore delle aberrazioni dell’una e delle esorbitanze dell’altra».

     

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