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Natale Schiavoni


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Natale Schiavoni

( Chioggia 1777 - Venezia 1858 )

Pittore

    Natale Schiavoni

    Rivelò sin dalla prima infanzia grande inclinazione all’arte: a soli sette anni eseguì la prima incisione all’acquaforte, “Ignis”, che trasse da una stampa di Stefano della Bella. Frequentò per tre anni l’Accademia di Venezia, allievo del Maggiotto per una decina d’anni visse a Trieste, poi si recò a Milano a perfezionarsi nell’arte dell’incidere in rame, e fu amico dell’Appiani, del Bossi e del Sabatelli.

    Miniatore della Corte napoleonica, ritrasse il Beauharnais e i suoi ufficiali. Nel 1816, chiamato a Vienna dall’imperatore d’Austria, vi rimase fino al 1821, anno nel quale tornò in Italia, stabilendosi definitivamente a Venezia e assentandosene soltanto per qualche viaggio a Vienna e in Germania: a Dresda, Berlino, Stoccarda. Incitato dall’Appiani, soltanto nella maturità si dedicò alla pittura ad olio, e vi portò le caratteristiche proprie della miniatura.

    Fu detto «il pittore delle Grazie», per l’arte con la quale rese il nudo muliebre, di cui ottenne con grande morbidezza e trasparenza le carni, pur cadendo spesso nel manierato e nel lezioso. Fu abile ritrattista. Nel 1832 espose, a Venezia, “Susanna e i due vecchi”; nello stesso anno, a Milano, “Maddalena penitente” e “Madonna col Bambino”; nel 1836, a Venezia “Tiziano e Violante” e “Ritratto”; nel 1839, “Odalisca sorpresa alla toletta”; “Mezza figura d’odalisca” e “Donne in preghiera”; nel 1841, “La Melanconia”; nel 1844, “Un episodio della Strage degli Innocenti” e, a Milano, “Il Paradiso terrestre”; nel 1846, a Venezia, “Donna alla toletta”; nel 1847, “Il sacrificio di Abele”; e nel 1861, alla Prima Esposizione d’Arte in Firenze, apparve alcuni anni dopo la sua morte “Sonno dell’lnnocenza”. Ma le sue opere più note sono quelle esposte a Vienna: “Giuditta” e “Agar nel deserto”; “Tobia con I’Arcangelo Raffaele”; “Urania”; “Sacra Famiglia”; e: “Giovane donna” e “Melanconia”, nella Galleria d’Arte Moderna di Milano; “Amore e Psiche”; “Tentazione”; “Giudizio di Paride”; “Venere e Amore”, nel castello di Miramare; “Vanità”, acquistata nel 1844 dalla Società di Belle Arti di Milano; “Venere ignuda”, nella Galleria Tosio di Brescia; “Maddalena”, nel Museo del Belvedere di Vienna; “Ebe ministra il nettare a Giove”, già nella Galleria imperiale dei Romanoff; “La martire di Alessandria”, in una chiesa di Castelfranco Veneto; “La mestizia”; “La gelosia”; “La dormiente” e “Odalisca”: tutte nel Museo Revoltella di Trieste. Lo Schiavoni ritrasse personaggi eminenti italiani e stranieri, ad olio e in miniatura, si citano, fra gli altri, oltre quello del “Vicerè Beauharnais”, i ritratti di “Francesco I d’Austria”; del “principe di Metternich”; di “Ferdinando I”; della “imperatrice Marianna”.

    Incise molti ritratti in rame; fra gli altri: di “Francesco l”; degli “arciduchi Carlo, Antonio, Ranieri, Rodolfo”; di “Maria Elisabetta Francesca di Savoia” (moglie del vicerè Ranieri); di “Andrea Appiani”; di “Antonio Canova”. Fra i suoi ritratti ad olio meritano però di essere menzionati soprattutto quelli del “calzolaio milanese Anselmo Ronchetti”, immortalato dal Porta, e che trovasi nella Biblioteca Ambrosiana di Milano; della “contessa Sofia Papadopoli”, proprietà degli eredi conti Papadopoli Aldobrandini; di “Felice Schiavoni” e di “Giovanni Schiavoni”, appartenenti al conte Giuseppe Sernagiotto; di “Giuseppe, Amalia e Benedetto Treves”, appartenenti ai baroni Treves di Venezia; del “conte Bertalazzone d’Arache”, nel Museo Civico di Torino.

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