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Pittore

Niccolo Cannicci


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Niccolo Cannicci

( Firenze 1846 - 1906 )

Pittore

    Niccolo Cannicci

    L’opera è uno studio per la grande tela Estate (Roma, Galleria nazionale d’arte moderna) presentata da Cannicci, insieme a Graminaie al fiume (Firenze, collezione Cassa di Risparmio), alla Festa dell’arte e dei Fiori di Firenze del 1896-1897. È raffrontabile, per taglio e composizione delle figure, con il piccolo bozzetto della collezione Molo, in deposito alla Pinacoteca Züst di Rancate (Vinardi 2009, p. 84).

    Rispetto al dipinto finito, che presenta una più ampia inquadratura orizzontale, il presente studio è costituito da un numero minore di figure disposte in modo non coincidente. Ciò lascerebbe supporre che Cannicci abbia studiato le singole pose per poi comporre, con un lavoro di collage, il quadro definitivo, andando oltre la diretta presa sul vero.

    Nonostante il dipinto susciti immediate assonanze con i luminosi soggetti levantini di Joaquín Sorolla, Cannicci sviluppa il tema in autonomia, abbinando quasi naturalmente la tecnica sciolta e fluida, le mosse pennellate a macchie e segmenti di colore (particolarmente evidenti nel bozzetto), alla libera gioiosità della scena ritratta.

    Il diffondersi dei temi marinisti interessa in modo crescente l’arte toscana in questi anni, coinvolgendo molti pittori della cerchia di Cannicci impegnati sul fronte del naturalismo, come i Tommasi e i Gioli attenti, nonostante il forte radicamento locale, alle novità proposte dal panorama internazionale attraverso palcoscenici come la Biennale di Venezia (cfr. Il Tirreno “naturale museo” 1998).

    Dopo la grave crisi nervosa che lo aveva colpito nel 1893, costringendolo al ricovero presso il manicomio di San Niccolò di Siena, Cannicci riprende a lavorare con nuova lena. Durante l’estate del 1895 è ospite presso la proprietà dei conti Guerrazzi in località Cinquantina, nella campagna di Cecina a ridosso del mare. Descriveva Cannicci a Diego Martelli l’interesse destato in lui dal mare, dalle donne maremmane che con disinvoltura tuffavano in acqua i loro bimbi, dalle gramignaie al lavoro e dai carri carichi, una tale ricchezza di motivi da non sapere dove rivolgere lo sguardo: “è talmente questo un poema virgiliano che fa diventare piccini di molto, specialmente un artista secco e sterile venuto dalle argille senesi e dai grigi olivi.

    Se non ci fo un quadro questa volta non ci torno più!” (Lombardi 1995, pp. 122-123). Estate si discosta in effetti, più di ogni altra opera, dalle atmosfere quiete e intimiste care all’artista, aprendo la strada alla stagione matura tramata di suggestioni simboliste. Particolare rilievo pare qui avere il bimbo in piedi sulla destra con le braccia sollevate orizzontalmente: isolato dal resto dei personaggi, con la sua figura esile e lucida d’acqua e lo sguardo rivolto in basso, pare simbolicamente riassumere la dimensione psicologica dell’opera, il senso di una libertà assaporata lentamente e con individualistica pienezza.

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    Opere di Niccolo Cannicci


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