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Scultore

Nicola D’Antino


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Nicola D’Antino

( Caramanico Terme 1880 - Roma 1966 )

Scultore

    Nicola D’Antino

    Nicola D’Antino, nativo di Caramanico in Abruzzo, viene avviato ben presto all’arte, sotto la guida e l’incoraggiamento di Francesco Paolo Michetti. Frequenta il suo Convento di Francavilla al Mare, entrando in contatto, tra gli altri, con Gabriele D’Annunzio che, al pari di Michetti, gli consiglia di praticare la scultura e di perfezionarsi a Roma.

    Dunque, 1898 vi si reca per studiare con Ettore Ximenes e successivamente si sposta a Napoli per seguire le lezioni di Achille D’Orsi all’Accademia di Belle Arti. Si avvicina al verismo di Vincenzo Gemito, praticandolo però solo nelle prime prove, dato che, al suo rientro nella Capitale viene immediatamente coinvolto nel clima liberty. Frequenta Villa Strohl-Fern e si lega soprattutto a Duilio Cambellotti, ereditandone l’eleganza e la sintesi di matrice secessionista.

    Esordisce all’Esposizione di Roma del 1911 con Signora, scultura che già evidenzia gli sviluppi futuri: una donna esile e slanciata, ritratta in una posizione elegante e dinamica mostra evidenti caratteri di linearismo liberty. L’anno successivo partecipa con L’adolescente alla Biennale di Venezia, statuetta ancora più fine e sottile, carica di un decorativismo che preannuncia la sua partecipazione alla Mostra della Secessione del 1913.

    Vi espone Il grappoloRitratto L’offerta, opere in cui una meravigliosa figurina femminile nuda dalle linee grafiche e nette, allunga un braccio per fare un’offerta votiva, quasi compiendo un passo di danza, con posizione timida e affascinante, di memoria Jugendstil.

    La donna dell’Offerta sembra anticipare quella della Danzatrice presentata alla Secessione del 1914, mossa da un passo di danza, sempre con lo stesso misterioso caschetto che va a coronare un corpo nervoso e snello.

    Quello che compare anche in Rirì e nella Fanciulla nuda, presentata alla Secessione del 1915, insieme a Danza serpentinaLa chioma e altre nove opere, tutte caratterizzate dalla stessa raffinatezza ed eleganza di statuette decorative che attraggono il favore della critica. Tratti spezzati e vertiginosi vanno a seguire le posizioni ardite dei corpi, con gomiti piegati, gambe incrociate, elaborati passi di danza, quasi a voler accentuare la linea articolata e il ritmo incessante.

    Nel 1921 partecipa ad una collettiva presso la Galleria Pesaro di Milano, in cui espone Statuetta decorativaFanciulla col cappellinoDanzatriceDue levrieri, tra le altre opere. Tutte figure estremamente filiformi e slanciate, quasi emaciate nella loro magrezza, pienamente afferenti al decorativismo liberty. Per quanto riguarda la piccola statuaria, continua con questo stile aspro e allo stesso tempo sinuoso e accattivante fino agli anni Trenta e Quaranta, ma contemporaneamente si dedica alla scultura monumentale di committenza fascista.

    In questo caso i corpi abbandonano la loro caratteristica esile e longilinea per divenire più pesanti e squadrati, seppur nella loro innata raffinatezza. Ne è un perfetto esempio la Fontana luminosa realizzata per L’Aquila nel 1934, in cui le gambe delle donne sono lontanissime dalla magrezza delle sue statuette danzanti, per acquistare un vigoroso senso plastico antico. Lo stesso vale per le statue degli atleti realizzate nel Foro Italico, insieme ad Attilio Selva e Libero Andreotti tra gli altri.

    Alle esposizioni, dagli anni Quaranta in poi, partecipa con meno assiduità, dedicandosi anche per un certo periodo alla pittura di paesaggio. Alla Quadriennale romana del 1939 presenta una Eva adolescente che dimostra come le sue forme acute e oniriche abbiano raggiunto una sorta di equilibrio formale più propriamente “statuario”, pur mantenendo quell’afflato di eleganza tipica del modellato di D’Antino.

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