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Pittore

Pelagio Palagi


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Pelagio Palagi

( Bologna 1775 - Torino 1860 )

Pittore

    Pelagio Palagi

    Quotazioni di Pelagio Palagi

    Le opere a olio di Pelagio Palagi, rare sul mercato, partono dagli 8.000 euro e possono raggiungere anche i 35.000 euro a seconda delle dimensioni e del soggetto. Le opere su carta, invece, hanno quotazioni tra i 1.000 euro e i 16.000 euro.

    Queste quotazioni sono solo indicative: diversi fattori come la tecnica, lo stato di conservazione, le misure, possono concorrere a dare una valutazione adeguata. Consigliamo di contattarci e di inviarci una foto per ricevere una stima corretta e gratuita.

    Biografia

    Pelagio Palagi nasce a Bologna nel 1775 e frequenta fin da giovane l’ambiente culturale che ruota attorno alla figura del conte Carlo Filippo Aldrovandi Marescotti che lo introduce allo studio dell’architettura, della prospettiva e del disegno di figura. Il conte nota subito le sue doti artistiche e diviene suo sostenitore e mecenate. Segue poi il corso di nudo nella città natale all’Accademia Clementina, vincendo due volte il premio Fiori, con le due sanguigne Eracle a riposo e Apollo. Nel 1802 frequenta inoltre le riunioni dell’Accademia detta “della Pace”, fondata da Felice Giani. Gli esordi pittorici avvengono all’interno del gusto neoclassico e coincidono con lo stanziarsi delle truppe napoleoniche in città, quindi riceve l’incarico di realizzare medaglie, emblemi e uniformi per il Direttorio. Colleziona anche le incisioni di Giovanni Piranesi, studiando le sue prime prospettive e vedute. Affresca poi dei monumenti funebri nel cimitero della Certosa come il Monumento di Luigi Sampieri e Maria Vincenza De Gregorio. Decora inoltre alcuni palazzi bolognesi come quello della famiglia Cospi o Aldini realizzando lavori a tema mitologico come l’Aurora e i segni zodiacali, nella Sala dell’Archeologia. In questi anni i dipinti e i disegni sono prevalentemente scenografici, fondendo la tradizione bolognese con il gusto neoclassico.

    Il classicismo e le imprese romane

    Nel 1806 compie un viaggio di studio a Roma grazie al sostegno economico del conte Aldrovandi, frequentando l’Accademia di San Luca ed entrando probabilmente in contatto con la pittura di Vincenzo Camuccini. Il suo classicismo infatti acquista una maggiore solidità e fermezza, evoluzione dovuta anche allo studio dal vivo dell’opera di Michelangelo. A questo periodo risalgono le opere classiciste Virgilio legge l’Eneide a Ottavia e Augusto, Il matrimonio di Amore e Psiche, Leonida in partenza per le Termopili e Mario a Minturno, quest’ultima tela compare al Salon di Parigi del 1810 facendolo conoscere anche all’estero. In questi lavori l’artista dimostra una notevole capacità d’esecuzione dell’anatomia dei corpi, l’uso del chiaroscuro, e l’attenzione agli stati d’animo dei personaggi. Viene selezionato allora per decorare gli appartamenti napoleonici al Quirinale, realizzando la tela Cesare che detta ai segretari sul soffitto del Gabinetto topografico destinato a Napoleone, i cui tratti infatti campeggiano sul volto di Cesare. A Roma lavora anche a Palazzo Torlonia a Piazza Venezia eseguendo le Storie di Teseo.

    Il pittore coniuga il suo linguaggio al purismo di Antonio Canova e Auguste-Dominique Ingres, mentre per i paesaggi il suo sguardo è rivolto all’esperienze seicentesche di Poussin e Lorrain.

    L’arrivo a Milano: la ritrattistica e la pittura di storia

    Dopo il soggiorno romano, torna per qualche anno a Bologna, per poi recarsi a Milano divenendo membro dell’Accademia di Brera. In questi anni dedica la sua attività specialmente alla ritrattistica ricevendo commissioni da molte famiglie dell’aristocrazia milanese. Si possono citare Ritratto del conte colonnello Francesco Arese Lucini nello studio, Ritratto del maggiore Pietro Lattuada e Ritratto di Cristina Archinto Trivulzio. Nel capoluogo lombardo l’artista condivide la scena con Francesco Hayez, di cui diviene amico e con cui collabora all’interno di Palazzo Reale. Entrambi si occupano di pittura di storia, ma Pelagio Palagi non fa mai riferimento alla situazione politica, la sua poetica esclude qualsiasi coinvolgimento risorgimentale, rimane più ancorata alle regole accademiche. Di questi anni sono Gian Galeazzo Sforza visitato in Pavia da Carlo VII, La difesa di Matteo Visconti e il Ratto delle Sabine.

    Nel 1832 per la fama raggiunta il pittore viene chiamato a Torino da Carlo Alberto di Savoia e viene nominato “pittore preposto alla decorazione dei Reali Palazzi”. A questa fase appartengono infatti le commissioni ufficiali come l’arredamento in stile gotico del Palazzo Reale o il progetto di ampliamento del Castello Reale di Racconigi. Lavora per casa Savoia fino al 1856, quando viene mandato in pensione per anzianità. Si spegne a Torino nel 1860.

    Emanuela Di Vivona

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