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Piero Marussig

( Trieste 1879 - Pavia 1937 )

Pittore

    Piero Marussig

    Chiamiamolo subito com’egli stesso ama definirsi: «un pittore sintetico espressionista» dal momento che tutta la sua arte improntata, a punto, dall’impressionismo francese, a traverso una lenta evoluzione, è giunta a quella forma che s’è voluta denominare espressionismo: e per di più espressionismo sintetico. Piero Marussig non ha portato, in fondo, nulla di nuovo in questa forma artistica particolare perchè come lui dipingono altri molti pittori; ma, tuttavia è giunto ad esprimere questa stessa forma con caratteristiche prettamente personali e a farne un qualche cosa di suo per la passione violenta che vi ha dedicato, per lo studio meraviglioso che vi ha portato.

    E poi, come pittore triestino, è l’unico rappresentante di questa scuola che, a torto, è considerata in mala luce perchè, come sempre avviene, gli uomini e i critici si fermano all’espressione superficiale delle cose, senza volervi guardare più addentro: ma se vi guardassero troverebbero, forse, tante cose buone che lì per lì, di primo acchito, non appaiono e che hanno il loro giusto fondamento teorico e pratico. Per Piero Marussig – ammiratore dell’arte francesi impressionistica – l’arte francese odierna è come il nostro risorgimento: una delle epoche più grandi che impronta tutto il movimento artistico mondiale.

    Delacroix rappresenta l’età dell’oro: quel periodo, un secolo di grandi artisti. Piero Marussig ha studiato, anch’egli, a Monaco sotto la disciplina d’un maestro che già, fin d’allora, impostava l’arte con una forma di sensibilità nuova, cioè, precisamente, nel senso impressionistico delle cose. Egli non ha seguito una vera traccia di studio: ha studiato gli antichi, ma sentiva che quello non era la sua via. Soltanto a Parigi ebbe la rivelazione di quello che avrebbe dovuto essere la sua arte di fronte all’arte moderna.

    E s’è formato, così, da sè, seguendo questa tendenza imperiosa: Piero Marussig, dunque, è un autodidatta che ha fatto e fa dell’arte controllata con l’osservazione continua della natura. Ha mandato i suoi lavori a varie esposizioni, non per l’esposizione in sè, ma per il controllo: per vedere come venivano giudicati ed apprezzati. Già fin da dieci anni fa, alla «Secessione» di Vienna egli apparteneva all’estrema sinistra: e, senza portar nulla di nuovo in questa forma artistica – come ho detto dianzi – egli, tuttavia, è stato uno dei primi alti adottare il sistema impressionistico delle cose.

    Il quale si può, nel caso specifico di Piero Marussig, riassumere, brevemente, in queste parole: rendere le sensazioni che gli dà la natura, e renderle tali e quali sono percepite dalla sua sensitività, mettendo, cioè, in bando ogni preoccupazione di bravura o di virtuosità e lavorando invece a ottenere sulla tela quella determinata sensazione con la massima semplicità di mezzi. Insomma egli ha sentito profondamente una cosa: che la natura è tutta semplicità e che l’unico modo per rendere le sue bellezze è quello che dipende dall’intuito dell’artista.

    Questo il concetto fondamentale, definito brevemente con una linea generale; ma Piero Marussig, partendo da questo concetto, buono, che nessuno, certo, potrebbe negare, s’è venuto lentamente sviluppando a traverso sue varie maniere e suoi varii momenti. Il massimo della sensazione è ottenuta da lui – in un suo primo momento – ricorrendo a mezzi tecnici da dilettante: l’ingenuità e la forma viva senza preoccupazione di una tecnica pittorica. Una volta – egli dice – che il suo lavoro riuscissi ad essere una buona pittura, la sensazione sentimentale delle cose – o della cosa – andrebbe perduta. Quindi: ricerca della sensazione dell’ambiente coi mezzi più semplici.

    E in lui quella stessa ricerca, quella stessa tonalità delicata, sentimentale, poetica che avevano i primitivi, i giotteschi, i trecenteschi: ma è ingenuità viva, attuale, non un’ingenuità imitativa di altri tempi, come quella di alcuni pittori moderni, che esprimendo questa loro ingenuità non di per sè stessa, ma con un senso di imitazione: è una cosa artificiosa: è la corrente del neo-classicismo che serpeggia fra gli ultra moderni.

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