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Pittore
Pietro Dodero
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Pietro Dodero
Pietro Dodero nasce a Genova nel 1881, e nella città ligure frequenta l’Accademia Ligustica di Belle Arti, seguendo le lezioni di Cesare Viazzi. Prosegue poi gli studi all’Accademia di Monaco, per concluderli all’Accademia Albertina di Torino, divenendo allievo di Giacomo Grosso.
Gli esordi dell’artista si iscrivono nell’ambiente simbolista del maestro Viazzi, della Secessione monacense e del clima artistico che ritrova a Torino, in aperta polemica con il naturalismo ottocentesco. Il suo simbolismo si mescola però sempre ad una base verista, dalla cromia e dalle forme eredi dell’Impressionismo e dalla figura di Cézanne.
L’artista segue in ogni caso un percorso indipendente creando un linguaggio personale. I primi lavori si contraddistinguono per un tocco rapido impressionista, che si può notare soprattutto nei ritratti di figura e nei paesaggi liguri caratterizzati da giochi di riflessi nelle acque e da atmosfere brillanti. L’esordio alla Promotrice di Genova avviene nel 1905 con Contadino sardo, e poi vi torna nel 1907 con Ritratto, Antro silente e Nuda. Nel 1910 partecipa con Galera genovese e Fontana; mentre nel 1911 presenta un Ritratto. Un delicato simbolismo pervade alcuni dei dipinti dell’artista, come ne L’eterno cammino esposto alla Biennale di Venezia del 1912.
In questi anni entra poi in contatto con Adolfo De Carolis che rafforza la poetica simbolista del pittore, ma lo introduce anche alla tecnica xilografica, che inizia ad eseguire proprio in questo periodo. Con De Carolis lavora come frescante alla decorazione del Palazzo della Podestà di Bologna, o alla cappella votiva dei marinai nella chiesa dei cappuccini di La Spezia, seguendo il linguaggio liberty del maestro.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale l’artista partecipa al conflitto come ufficiale d’artiglieria, e al suo termine si trasferisce a Londra dove decide di concludere la sua formazione e aggiornarsi sui nuovi linguaggi. Nella città inglese ha inoltre modo di conoscere John Singer Sargent. La sua attività di pittore procede di pari passo con quella di illustratore, collaborando con varie riviste, tra le quali “L’Eroica”. Prosegue inoltre la sua attività da frescante in diversi palazzi liguri.
Durante gli anni Venti il formalismo ottocentesco che caratterizzava i suoi lavori si accentua ancor di più, aggiornandosi secondo le istanze del Ritorno all’ordine. Dedica qui la sua attenzione a soggetti di vita quotidiana narrati attraverso una resa volumetrica delle figure e un luminismo che richiama la tradizione del Seicento italiano. Dopo la guerra torna ad esporre alla Biennale di Venezia nel 1920 con La signorina N. C. e Mio figlio; nel 1923 presenta alla Promotrice di Genova quattro lavori S. Giorgio di Portofino, Finestra aperta, Londra, Piazzetta, Portofino e Ritratto del Senatore Maragliano; e nel 1925 partecipa ad un’edizione successiva con Terrazzo sul mare, che denota la sua piena adesione alle nuove sperimentazioni di Novecento. Infatti le figure si stagliano sullo sfondo, connotate da una particolare bidimensionalità, e una luce irreale e magica bagna i soggetti e il paesaggio. Nello stesso anno viene allestita una sua personale a Bruxelles e prende parte alla Mostra internazionale di arti decorative di Parigi ricevendo una medaglia d’oro.
Nel 1929 presenta alla Promotrice di Genova La cuoca, Le sorelle e Testa di pescatore, opere ancora pienamente iscritte in ambito novecentista. Continua ad esporre per tutti gli anni Trenta e Quaranta, partecipando anche alla Quadriennale di Roma con Rita.
Scompare nel 1967 a Genova e lo stesso anno viene organizzata una retrospettiva a Torino alla Galleria Fogliato con l’esposizione di circa sessanta opere tra paesaggi e nature morte.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.