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Pittore

Pippo Rizzo


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Pippo Rizzo

( Corleone 1897 - Palermo 1964 )

Pittore

    Pippo Rizzo

    Il dipinto della Galleria Berardi di Pippo Rizzo in esame, inedito e accompagnato dalla sua bella cornice a intarsi lignei, raffigura una giovinetta con la sporta in un viottolo di campagna, i cui dettagli divengono indistinti per la luce intensa del tramonto sullo sfondo. La peculiarità della firma e della data – “Pippo Rizzo T 1921” – diviene preziosa chiave di lettura per collocare correttamente l’opera nell’iter artistico dell’autore.

    Dalle fonti sappiamo che nel giugno del ’21 Rizzo, assieme al conterraneo Cosimo Orazio Pelligra, espose presso il Teatro Quirino di Roma 76 opere. In quell’occasione utilizzò la firma “Pippo Rizzo (T)rentacoste”, in omaggio allo zio, lo scultore Domenico Trentacoste, suo primo maestro e fratello della madre (Ruta 2008, p. 306). Di questi lavori non abbiamo alcuna documentazione poiché nell’invito della mostra non sono riportate né le illustrazioni né un elenco con i titoli.

    Il ritrovamento di Tramonto siciliano, quindi, diviene un prezioso tassello per approfondire il momento cruciale di passaggio dalla sperimentazione divisionista alla tecnica futurista attuata dal giovane Pippo Rizzo in occasione della sua prima mostra romana del 1921. Immediato ante quem è Inno al sole o La creazione (Palermo, collezione privata) – lavoro chiaramente ispirato a Il sole di Pellizza da Volpedo e a Lampada ad arco di Giacomo Balla – rispetto al quale qui la raffigurazione è ampliata inserendo la figura nel paesaggio, quasi trasfigurata dalla “pioggia cromatica” che si stende come velo a rendere meno nitida l’immagine del reale (Ruta 2008, p. 27).

    Dalle pagine della cronaca artistica del tempo abbiamo l’unica testimonianza delle opere presentate al Teatro Quirino: “Pippo Rizzo […] è un valente paesista, padrone della tavolozza, dei cui colori egli si serve con rara signorilità e con un senso vibrante e vero di realtà e di luce. Paesaggi ariosi, cieli di perla e d’azzurro con tremolii d’oro, mari dal respiro musicale nella calma, mari mugghianti e spumeggianti nella tempesta; scorci nostalgici di campagna siciliana, movimenti ieratici in una processione nell’isola del sole, e casette ascose tra il verde, e cipressi che lanciano in alto la loro dritta malinconia” (G.F., Due pittori Orazio Pelligra e Pippo Rizzo, in “Il Popolo Romano”, 7 giugno 1921, p.3).

    Grazie a questa cronaca abbiamo la conferma sia dei temi ispirati ai luoghi natii – la “campagna siciliana” – sia dell’utilizzo della tecnica divisionista, con cui si spiegherebbero i “tremolii d’oro” riscontrati dall’autore dell’articolo. Il soggetto di Tramonto siciliano verrà poi ripreso da Rizzo nel piccolo olio Tramonto futurista del 1929 (Palermo, collezione privata) dove ormai il passaggio alla nuova tecnica è ormai compiuto.

    Precisamente dal confronto tra le tre opere – Inno al sole, Tramonto siciliano e Tramonto futurista – emerge il tipo di operazione compiuto da Rizzo. Partendo dal peculiare divisionismo di Pellizza, con le pennellate assiepate e allungate al posto dei puntini, visibile in maniera esemplare in Inno al sole ma anche in Paesaggio siciliano (1921 Palermo, collezione privata), Rizzo passa a composizioni più complesse dove il tremolio della pennellata allungata produce una sorta di “luce dinamica” (Ruta 2008, p. 26), visibile in Tramonto siciliano, che diviene il primo passo verso l’attuazione della tecnica futurista più ortodossa riscontrabile dapprima in opere quali Poliparo (1921, Ragusa, collezione privata) e quindi in Tramonto futurista.

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