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Pittore
Pompeo Fabri
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Pompeo Fabri
Pompeo Fabri nasce a Roma nel 1874 da una famiglia interamente votata all’arte: suo padre e sua sorella infatti sono ceramisti; suo nonno materno è un orafo e collezionista, che dal 1873 ricopre la carica di direttore onorario dei Musei Capitolini, e il suo bisnonno è un incisore, editore di Bartolomeo Pinelli. Pompeo Fabri vive quindi fin da piccolo in un clima artistico molto stimolante e rivolge i suoi interessi alla pittura.
L’artista è allievo di Giacomo Maes, pittore belga, che lo forma soprattutto nel campo del disegno, ma ha un approccio troppo accademico per lui e quindi designa come maestro suo zio Onorato Carlandi. Sotto la sua guida inizia a dipingere dal vero, nelle campagne romane, sperimentando una luce naturale e cercando di cogliere e studiare tutte le modulazioni luminose a seconda del passare delle ore e del mutare delle stagioni. Lo zio lo inserisce inoltre tra i fondatori del gruppo dei XXV della Campagna romana, un gruppo di artisti diversi per età, provenienza e stile, ma accumunati dalla passione per la pittura dal vero.
Il pittore si dimostra molto sensibile alla luce e dipinge le vedute nei dintorni di Roma come l’Appia Antica, Arcinazzo e Anticoli Corrado, prediligendo la tecnica dell’acquerello. Dagli anni Venti sperimenta invece anche la pittura ad olio prestando tocchi più larghi e rapidi, spesso stendendo il colore direttamente con la spatola.
Di questi soggetti trattano anche le opere che espone alle rassegne nazionali. Infatti nel 1898 partecipa alla prima grande esposizione a Torino con Sul Tevere e Campagna romana. Tra il 1901 e il 1921 espone con la Società degli Amatori e Cultori di Roma, infatti lo troviamo nel 1909 con le opere Dall’alto e Infinito; nel 1917 presenta Vallata di Todi e Sole d’autunno e nel 1920 vi prende parte con Il piano di Arcinazzo, Primavera Latina e Il carretto. Nel mentre partecipa anche all’Esposizione di Napoli del 1913 con Aniene; nel 1920 è presente alla Nona Esposizione Annuale della Associazione degli Acquerellisti Lombardi, tenutasi a Milano, con Primavera Latina, Porta verde e Ingresso di Villa Mattei (distrutta); e nel 1923 prende parte alla Biennale di Roma con Visione nostalgica.
La direzione dei restauri di Castel Sant’Angelo e i soggiorni liguri
Nel corso della sua carriera ottiene inoltre dal Ministero della Pubblica istruzione l’incarico di responsabile dei lavori di restauro degli affreschi di Castel Sant’Angelo. L’attività lo occupa dal 1902 al 1913, e in quest’occasione vengono anche scoperti parti di affresco allora sconosciuti. A testimonianza di questa stimolante esperienza, l’artista dedica una serie di acquerelli a Castel Sant’Angelo, che oggi sono esposti proprio nelle sale del Museo.
Il pittore vivrà per tutta la vita a Roma, ma negli anni Trenta soggiorna più volte nei pressi di Camogli che immortala in alcuni dei suoi acquerelli e oli come Camogli: il molo vista dalla Bardiciocca, in cui si notano le pennellate larghe e rapide che contrassegnano gli ultimi anni.
Da disposizioni testamentarie, alla sua morte, avvenuta nella Capitale nel 1959, lascia al Museo di Roma venticinque opere che raccontano scorci di una Roma sparita e della campagna romana.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.