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Raffaele De Grada


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Raffaele De Grada

( Milano 1885 - 1957 )

Pittore

    Raffaele De Grada

    Raffaele De Grada nasce a Milano nel 1885 da una famiglia di pittori. Soprattutto il padre era un paesaggista legato a Eugenio Gingous e Giovanni Segantini. Segue la famiglia prima in Argentina e poi dal 1899 a Zurigo, dove inizia a lavorare come garzone nell’impresa di decorazione e imbiancatura di ambienti del padre.

    Nel 1903 si sposta a Dresda per frequentare l’Accademia di Belle Arti, che termina nel 1905, ma nel frattempo già realizza una serie di paesaggi dedicati alle montagne svizzere. Comincia ad esporre a Zurigo negli anni Dieci, ottenendo ampi consensi soprattutto nell’agiata borghesia svizzera. Fortemente influenzato dalla poetica di Cézanne, i suoi paesaggi appaiono sempre solidamente e geometricamente ben strutturati, almeno fino agli anni Venti.

    Nel 1913 nella Galleria Neupert di Zurigo viene organizzata la sua prima personale, un evento importantissimo in cui espone una serie di ottanta dipinti, quasi tutti paesaggi. Prima degli anni Venti compie molti viaggi in centro e nel sud Italia per trovare suggestioni nuove, o comunque diverse da quelle montane analizzate fino a quel momento.

    Si reca ad Orvieto, Anzio e a San Gimignano, meta importante, non solo perché stimolo continuo grazie alla bellezza delle campagne senesi, ma soprattutto perché vi conosce la sua futura moglie, Magda Ceccarelli. A San Gimignano, inoltre, ha modo di approfondire il Trecento e il Quattrocento toscano, ricerca che continua dopo il suo trasferimento a Firenze all’inizio degli anni Venti.

    È in questo periodo che i suoi paesaggi perdono la durezza geometrica cézanniana per trovare una maggiore dolcezza tonale e disegnativa, di matrice rinascimentale, pur mantenendo sempre un notevole vigore volumetrico. Nel 1920 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia con Paesaggio toscano, mentre nel 1922 prende parte alla Fiorentina Primaverile con UliviFine di autunnoColli toscani e Sotto gli ulivi.

    Nel capoluogo toscano stringe amicizia con Andreotti, Vagnetti e Colacicchi e ottiene presto un buon successo di critica e di pubblico, tanto da essere notato anche da Margherita Sarfatti. Partecipa alle mostre di Novecento negli anni Venti, ma anche alla Biennale del 1924 con Bosco di lecci e Villaggio toscano e a quella del 1926 con Fine d’estateMarzo e Pace.

    Nel 1929 si trasferisce a Milano e sostituisce gli equilibrati e calmi paesaggi toscani con quelli della periferia lombarda, utilizzando un impasto cromatico nettamente più denso. Accetta poi la cattedra di pittura all’Accademia di Monza, ma decide di lasciare il posto all’inizio della seconda guerra mondiale. Nel 1930 partecipa alla Biennale veneziana con Sole di marzoGiornata grigia e paesaggio di neve, uno dei suoi dipinti più riusciti. Pietramala, altrettanto importante, e La casa del mulino compaiono alla I Quadriennale di Roma del 1931.

    Mentre alla Biennale del 1932 gli viene dedicata una sala personale con venti dipinti, tra cui Mattino sulla spiaggiaPinetaStradina di campagna e alcune nature morte cui si dedica a partire da questo momento e per tutti gli ultimi anni di vita. Nel 1939 partecipa al Premio Bergamo con Trezzo D’Adda Ponte degli scapoli. Dopo un viaggio compiuto ad Aix-en Provence per visitare una mostra di Cézanne, muore a Milano nel 1957.

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