(Salerno 1857 - Venezia 1929)
A Pedavena, Feltre (1907)
Misure: cm 70 x 90
Tecnica: olio su tela
firmato in basso a sinistra “R. Tafuri – Venezia”
Note: Sul retro cartiglio della Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia – 1907
Esposizioni: 1907, Biennale di Venezia
Il trasferimento di Raffaele Tafuri da Napoli a Venezia, avvenuto all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento, segna indiscutibilmente il raggiungimento della maturità stilistica e un conseguente successo di critica e di pubblico. Dopo aver partecipato alla I Biennale di Venezia del 1895, vi ritornerà per diverse edizioni, tra cui quella del 1905, anno davvero cruciale per l’artista in cui decide di allontanarsi da Venezia per cercare rifugio nella tranquillità montana di Pedavena. Stabilito qui il suo studio, sfrutta questo punto di vista privilegiato per trarre impressioni e vedute della vita agreste attorno Feltre, ma anche e soprattutto delle imponenti Dolomiti bellunesi. I primi risultati verranno presentati alla Biennale di Venezia del 1907, attraverso una serie di sei opere esposte nella Sala del Mezzogiorno, tra cui Convengo imminente, Canto della sera, Neve – Paese e infine A Pedavena – Feltre. Il successo del pittore presso la rassegna di quell’anno è dovuto senza dubbio alla tela dedicata a Pedavena, particolarmente apprezzata dal re Vittorio Emanuele III, che decide di acquistarla, mentre la regina Margherita acquista Neve – Paese. In seguito le opere sono state evidentemente alienate dalla collezione reale e pervenute in collezioni private.
Candidissima e poetica nella rappresentazione della silenziosa coltre di neve che copre le vette delle montagne, gli abeti, le case e la staccionata in primo piano, è un’immagine maestosa e intima allo stesso tempo e rappresenta a pieno l’evoluzione stilistica del Tafuri maturo: dapprima influenzato dal preziosimo aneddotico di stampo favrettiano, verso l’inizio del Novecento, invece, l’artista punta tutta la sua attenzione sulla resa del tono e della luce di matrice impressionista, facendosi interprete di una pittura brillantemente disinvolta, con una tavolozza vivace e fatta di piccoli tocchi vibranti.
La pennellata veloce e sensibilissima alla luce gioca tutta sul palpitante e opalescente bagliore della neve, che avvolge tutto il paesaggio invernale delle Vette Feltrine in una formidabile gradazione di bianchi. È un’opera che svela l’approccio più raffinato di Raffaele Tafuri: lontana dal sole cocente delle marine capresi o dagli affollati caffè veneziani, questa rara e preziosa veduta eseguita a Pedavena mostra l’incredibile versatilità del pittore salernitano, come testimoniano anche le parole di Antonio Fradaletto, segretario generale della Biennale di Venezia, amico fraterno di Tafuri e autore dell’introduzione al catalogo della sua personale presso la Galleria Pesaro del 1918: «Il suo pennello ha ritratto con fervida lena tutti gli aspetti e gli esseri della Natura, il piano, il colle, la montagna, il fiume, la marina, gli alberi, i fiori, le creature umane, gli animali. Egli si e compiaciuto con eguale amore nei paesaggi del settentrione e in quelli del mezzogiorno, nella verde campagna di Feltre cosparsa di pometi […]. Ma veramente io non ritrovo nella sua arte segni di stanchezza dell’opera compiuta. Egli è sempre fedele alla sua ingenua visione di giovinezza: egli non cessa di tradurla in forme e in colori, in letizia di luci e in malinconia d’ombre, con quello schietto abbandono che piacque a Francesco Paolo Michetti e pel quale Peter Severin Kroyer ebbe parole di calda simpatia»[1].
Elena Lago
[1] Mostra individuale del pittore Raffaele Tafuri, catalogo della mostra (Milano, Galleria Pesaro Galleria Pesaro, ottobre-novembre 1918), Milano, 1918, pp. 6-8



