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Pittore

Raffaello Pagliaccetti


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Raffaello Pagliaccetti

( Giulianova 1839 - 1900 )

Pittore

    Raffaello Pagliaccetti

    Scultore abruzzese, nato a Gliulianuova il 31 ottobre 1839. Portato per inclinazione al disegno, lo studiò sotto il prof. Ducci, che era nello stesso paese, poi per fantasia propria cominciò a modellare in creta.

    Deciso a fare lo scultore, fu mandato a Roma, dove studio all’Accademia di Francia, poi a quella di San Luca, ma per sfuggire alle persecuzioni della polizia papale, che aveva fatto chiudere l’Accademia, tornò a Giulianuova, e nel 1861 si recò a Firenze, essendogli stata accordata una pensione.

    Il primo suo lavoro fu un grande busto in marmo, rappresentante “Melchiorre Delfico”, che si vede nel Liceo di Teramo, indi l'”Orfana abruzzese” e diversi altri monumenti.

    A Firenze, nel 1868, espose: “Cappellini a Lissa”; “Garibaldi a Caprera”, che furono premiate con medaglia d’oro, e nello stesso anno, presentato dal generale Cugia a Margherita di Savoia, riceveva la commissione di scolpire in marmo il di lei ritratto, e lo faceva con tanta somiglianza, che il ministro Gualterio glie ne ordinava altri quattro da collocarsi nei vari palazzi reali.

    Modellò poi il “Principe Amedeo di Savoia” in costume di cavaliere del secolo XIV, ma l’opera non potè esser tradotta in marmo, per l’avvenuta morte del marchese Gualterio che glie l’aveva ordinata.

    Operoso, fecondo, instancabile, il Pagliaccetti fece allora un “Busto di donna”, alcuni modelli per la fabbrica di porcellane del Ginori consistenti in bassorilievi coi ritratti di “Luca della Robbia”, “Benvenuto Cellini”, “Leonardo da Vinci”, “Michelangiolo” e una grande giardiniera rappresentante il “Trionfo di Venere e d’Amore”, più molte figure in terracotta che mandò alla Esposizione di Vienna del 1873, insieme anche ad un “Busto del maresciallo Moltke”.

    Tali lavori gli procurarono nuova e maggior fama ed onorificenze ben meritate. Il “Busto di donna” fu premiato con medaglia, per il “Busto del Moltke” ebbe la medaglia dell’arte, per le terrecotte la medaglia del merito.

    Quasi contemporaneamente il ministro Correnti commettevagli un “Busto di Rosmini”, che trovasi ancora nelle sale del Ministero della Pubblica Istruzione, e S. M. Vittorio Emanuele dopo il buon successo artistico riportato dal Pagliaccetti a Vienna, su proposta del ministro Bonghi, lo nominava Cavaliere dell’Ordine Mauriziano.

    Alla Esposizione di Napoli del 1877 mandò il “Busto della poetessa Giannina Milli”, una replica di quello del maresciallo Moltke, ed entrambi questi due lavori furono acquistati per darsi come premio; quello della Pilli trovasi ora all’Accademia Pontaniana di Napoli. Fece poi la statua di “Pio IX”, che espose a Parigi nel 1878, statua che fu molto apprezzata e trovasi oggi in Vaticano.

    Un altro lavoro di questo valente scultore, degno di memoria per la perfetta somiglianza e le bellezze artistiche che vi si riscontrano e il “Busto del prof. Augusto Conti”, che trovasi alla R. Accademia della Crusca, e bellissimo è il monumento che verrà innalzato a “Vittorio Emanuele II” in Giulianuova, sua patria, e di cui più sotto ampiamente diremo.

    Altri lavori di questo illustre scultore, sono: “Il Palestrina” e “Il Sant’Andrea” nella nuova facciata del Duomo di Firenze; “Il monumento funebre al Marchese Ginori” a Doccia; quello alla giovinetta “Emma Faldi” al Monte alle Croci, al quale monumento sovrasta la statua della “Innocenza”; il busto del “Senatore Dragonetti” esistente nel Palazzo municipale di Aquila; una statua rappresentante: “Zena la schiava”; “Il Galdain” e “Un antico pastore”.

    Il Pagliaccetti fu nominato membro corrispondente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1875, indi nel 1884 successe al Duprè nel posto di membro residente della stessa Accademia, ed è pure membro di quella di Belle Arti di Rio Janeiro.

    Oltre la croce di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro ed altre onorificenze, fu acclamato or non è molto Presidente onorario perpetuo dell’Unione operaia Umberto I di Napoli, che racchiude nel suo seno ben più di ottanta società di arti e mestieri di Napoli e di fuori.

    Date, così in succinto, queste notizie sulla vita dell’artista, daremo qualche cenno maggiore sulle opere e sull’arte sua, riportando qui i giudizi espressi da alcuni critici pia reputati d’Italia.

    Vincenzo Binoli nel suo pregevole libro ‘Artisti Abruzzesi’, pubblicato a Napoli nel 1883, così parla del nostro scultore: «Il Pagliaccetti si rivela in tutte le sue opere artista nel più alto ed ampio senso della parola; artista per ingegno, per animo virile per nobile cuore.

    Ardito, nuovo, immaginoso nel comporre, non teme rivali per finezza e magistero di scalpello, e non si mostra secondo a nessuno dei grandi artisti viventi nell’arte di sapere ritrarre con meravigliosa verità, ma con forme sempre purissime, elette ed eleganti, i propri concetti.

    Egli non solamente supera da maestro tutte le difficoltà dell’arte, ma, come Michetti, pare che si compiaccia delle difficoltà medesime per rendere sempre più palese tutta la potenza del suo ingegno, tutta la perizia acquistata nei lunghi anni di studiò indefesso; e così si mostra insigne nella nobilissima espressione degli affetti, negli atteggiamenti, e finanche negli accessorii.

    Rispetta l’arte moderna, di cui è uno dei più illustri rappresentanti e dei più caldi iniziatori del nuovo indirizzo; ma ammira e venera del pari i capilavori dell’umano ingegno, o siano questi dovuti al greco scalpello o agli artisti italiani dei migliori tempi».

    Augusto Conti parlando della sua statua “Pio IX” la chiama: «Una fra le opere più ragguardevoli della nostra Età, e che ricorda tante mai cose, ancor vive nell’anima nostra, nè dimenticabili finchè resterà memoria di cose grandi».

    Un critico della ‘Gazette Artistique’ scrive: «Le portrait du Pape ainsi modelè est une aeuvre d’art veritable. Le vrai caractere de Pie IX est représenté dans toute sa dignité et la majesté de son haut Sacerdoce.

    On trouve en meme temps une grande rassemblance dans les trais de ce calme visage, ouvert et intelligente avec cette espression bienveillante qui est le trait caractéristique de cette phsionomie, que les artistes ont rendue plus on moins exactement, mais que nous sommes habitués à retrouver dans tour les portraits que nous avons de lui». E Tullo Massarani nella sua opera ‘L’arte a Parigi’, sempre a proposito della stessa statua, dice:

    «Or quando avremo goduto un poco di pace davanti alle miti sembianze ed alle braccia benignamente aperte dal paternale “Pio IX” del Pagliaccetti, e ci saremo lasciati carezzare da quel suo cristiano sorriso, dove tuttavia brilla agli angoli del labbro una così fina argutezza patrizia, dove domanderemo la bella, sana e intera virilità, degna di vivere eternamente nel bronzo?»

    Sulla statua “Il Garibaldi” un critico del ‘Corriere Italiano’ scrive: «Questo lavoro è trattato con fare largo e semplice, senza artifizi e senza lenocini, con sentimento e con efficacia dal bravo Pagliaccetti, che nelle opere sue sa svolgere con mano decisa, felici e nobili aspirazioni». Sulla statua di “Vittorio Emanuele” la stampa fu concorde nel rilevarne i grandissimi pregi, ed un critico scrive:

    «Una statua di Vittorio Emanuele che non sia equestre mi ha sempre fatto cattiva impressione; imperocchè, se è vero il detto che il posto di un Re è sopra il suo cavallo, è verissimo e quasi necessario per Vittorio. Quindi io ero prevenuto che questa del prof. Pagliaccetti, la quale lo rappresenta a piedi, fosse da presso a poco come tutte le altre che osservai negli studi degli scultori o nelle pubbliche piazze.

    Invece fui meravigliato all’entrare nella stanza in cui sorge il modello in gesso, e più l’esaminavo più mi ricredevo della mia vecchia idea. La statua colossale rappresenta Vittorio Emanuele nel momento che, entrando per la prima volta nelle provincie meridionali (25 ottobre 1860), passa da Giulianuova, e saluta il popolo redento, che riconoscente, affettuosissimo, pieno di entusiasmo, lo acclama liberatore.

    La mossa grandiosa, marziale, dignitosa del Re, che si scopre il capo, è unita a quella naturale bonarietà che noi tutti osservammo in quel grande. – E’ lui! è lui! – ecco l’esclamazione universale dei visitatori. Sul suo volto naturalissimo, dai tratti marcati, v’è il valore, la fierezza, la ruvida ostinazione per un grande principio, e la bontà di un padre tutto cuore.

    Non ha il sorriso o convenzionale o momentaneamente espansivo, ma l’espressione delle labbra e degli occhi persuade che v’è nella sua anima un tumulto di affetti, i quali non si possono manifestare cogli ordinari movimenti del volto.

    La mossa di tutta la persona e di chi va innanzi in mezzo a una famiglia da lungo tempo desiderata. E’ indovinata, indovinatissima.

    Non v’è bisogno di essere artista per persuadersi che questa statua è ben ideata e ben riuscita, e che il valente prof. Pagliaccetti deve aver lottato con grandissime difficoltà».

    E Guido Carocci nella ‘Arte e Storia’, parlando ancora di quest’opera egregia, chiude con queste parole, alle quali noi completamente ci associamo: «La figura del Re è maestosa, imponente, mossa, caratteristica, naturale, modellata con un fare franco, vigoroso, spontaneo.

    E che tale sia il modo di modellare del Pagliaccetti, lo prova luminosamente il fatto che egli non ha prima plasmata la sua statua in creta; ma l’ha modellata in gesso con quella rapidità di getto che la materia richiede.

    E’ stata un’idea arditissima quella dell’egregio artista, una idea che denota un coraggio ed una convinzione meravigliosa della propria forza: ma bisogna dire che egli è riuscito in modo trionfale, che ha dato prova di una abilità superiore ad ogni aspettativa.

    Largo è il partito delle pieghe, l’insieme è ben posto, la massa imponente della figura ha quel che si potrebbe dire la felicità della linea, dell’insieme.

    Il Pagliaccetti ha avuto dagli artisti che han visto l’opera sua elogi grandissimi, dei quali noi non possiamo che essere l’eco sincera.

    Ci congratuliamo perciò coll’amico valente e carissimo, e facciamo voti perchè la sua opera bellissima possa esser prontamente collocata nel luogo dove resterà a commemorare un grande avvenimento e ad onorare un artista egregio».

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