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Scultore

Romano Romanelli


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Romano Romanelli

( Firenze 1882 - 1968 )

Scultore

    Romano Romanelli

    Romano Romanelli, nato a Firenze nel 1882, è figlio di Raffaello (1856-1928) e nipote di Pasquale (1812-1887), entrambi scultori. Viene dunque avviato, giovanissimo, allo studio del modellato, ma prima di approdare definitivamente alla scultura, decide di intraprendere la carriera militare in marina, iscrivendosi all’Accademia Navale di Livorno.

    Gli esordi: la scultura tra classicismo ed eleganza secessionista

    Divenuto ufficiale di marina, per diversi anni affianca il suo lavoro alla vocazione artistica, che matura sempre di più anche grazie ai numerosi viaggi compiuti in Africa e in Oriente, luoghi da cui trae una serie di suggestioni che, di lì a poco, caratterizzeranno la sua poetica, intrisa di riferimenti arcaici e orientaleggianti. Al volgere del secolo, il linguaggio stilistico di Romanelli si rifà ancora a quello paterno, da cui eredita il distintivo tratto celebrativo, classicista e monumentale tipico della plastica del tardo Ottocento, come ben si nota dal gruppo giovanile Ercole che strozza il leone, iniziato nel 1906 ed esposto alla Mostra Internazionale di Roma del 1911.

    Proprio tra il 1910 e il 1911 compie il classico soggiorno a Parigi per perfezionarsi. Questa esperienza, di fatto, produce il germe di quel linguaggio che caratterizzerà tutta la sua produzione futura. A Parigi, frequenta gli studi di diversi scultori, tra cui quello di Auguste Rodin (1840-1917). È proprio a contatto con le tendenze dell’estetica francese che l’equilibrio compositivo tradizionale e il tracciato stilistico che lo legavano a suo padre si affievoliscono in favore di una nuova linea decorativa, che sfocia in alcuni gruppi di forza plastica e di eleganza ritmica che rivelano propensioni secessioniste. Con Narciso – Scherzo e Preludio di Chopin, Romanelli partecipa alla Secessione romana del 1914, mostrando preziose affinità con il linguaggio dello scultore francese Antoine Bourdelle (1861-1929). Quest’ultimo, allievo di Rodin, ne accentua i tratti michelangioleschi, lavorando spesso sull’instabilità delle pose e sulla tensione dinamica dell’insieme, senza minare al contrappunto armonico. Poi, nel fregio della facciata del teatro degli Champs-Elysées degli anni Dieci, risulta ormai pienamente implicato in un arcaismo fatto di lineari sintetismi e di una maestosa monumentalità allegorica, risolti in un razionalismo architettonico che deve aver sicuramente colpito il giovane Romanelli in viaggio a Parigi.

    In questo contesto formale, è necessario anche sottolineare le affinità stilistiche con Aristide Maillol (1861-1944). I corpi compatti, levigati, regolari e armonici delle figure femminili di Maillol emanano un silenzioso primitivismo senza tempo e una straordinaria forza espressiva, aspetto conferito dalla scelta di linee compendiarie e dalla solidità delle masse.  È dunque in questa ferma contrapposizione allo sfaldamento formale introdotto dalla scultura impressionista che si inseriscono le opere del Romanelli degli anni Venti.

    Tra le due guerre: il primitivismo

    Nel primo dopoguerra, abbandonata definitivamente la carriera in marina, prosegue il suo percorso artistico incarnando gli aspetti più arcaizzanti del ritorno all’ordine italiano. Dà alla luce opere estremamente vigorose e dotate di solenne trascendenza, dovuta all’energetica stilizzazione dei volumi delle possenti figure scolpite nel marmo o nel bronzo. Non è da sottovalutare, in questo quadro, il ricco bagaglio formale e tematico che, come si accennava, Romanelli ha portato con sé dai viaggi in Oriente. Le connotazioni esotiche di certi soggetti, incastonati in espressioni assorte e senza tempo, come la Testa di donna della Sindacale di Firenze del 1927, lo avvicinano anche alle atmosfere oniriche e primitiviste dei Nabis, e in particolare di Maurice Denis (1870-1943) e di René Piot (1869-1934), di cui Romanelli potrebbe aver studiato a Firenze gli affreschi a tema pastorale nella casa di Bernard Berenson. Affine a questi artisti nella trattazione di soggetti femminili dall’incisiva forza espressiva, carichi di memorie della raffigurazione muliebre della Grecia arcaica e classica, ne ripropone anche l’evocativa e idilliaca sensibilità verso le linee orientaleggianti.

    È in questo specifico intreccio di suggestioni e di sperimentazioni, provenienti soprattutto dalla coeva cultura plastica francese, che si inserisce l’arcaismo elegante e vigoroso di Romano Romanelli, riassunto pienamente nelle opere presentate nel 1920 all’Esposizione Artistica Lombarda della Galleria Pesaro di Milano, Bambino con uva, Eva, Idolo del sarcasmo e Donna e pesci (o Pescatrice).

    Quest’ultima scultura, eseguita tra il 1918 e il 1919, è delicatamente permeata da una serena forza primigenia che scaturisce dalla posa ieratica e piena della donna e che rimanda alla solidità risoluta delle korai, ma anche al lirismo archetipico della più vicina scultura etrusca. Il ventre accentuato, insieme al cesto di pesce fresco, fa della Pescatrice una sorta di statua votiva, simbolo di fertilità e prosperità.  Il viso largo e i tratti esotici del cosiddetto “sorriso arcaico” forniscono anche un chiaro confronto con i modelli antichizzanti dello scultore viennese Joseph Bernard (1866-1931), che non ha esercitato la sua influenza solo su Romanelli, ma anche sul conterraneo scultore Libero Andreotti (1875-1933). Presenti in diverse edizioni della Biennale di Venezia tra gli anni Dieci e Venti, le opere di Bernard si offrono come diretto parallelo e ispirazione di quelle di Romanelli, soprattutto nella gestione dei volumi morbidi e torniti di figure femminili. Ne sono efficace esempio la Ragazzina con brocca, la Danzatrice e soprattutto la Piccola baccante (nata dalla Grande baccante esposta al Salon d’Automne del 1912) che sembra condividere con la Pescatrice quel primitivismo puro e ancestrale delle membra piene e anche la posizione del braccio alzato accanto al volto dai tratti esotici.

    Il ritmo solido della linea, la rotondità dei volumi e l’irregolarità della superficie bronzea della Pescatrice racchiudono in poche linee le caratteristiche fondanti dell’idea di scultura che Romanelli porta avanti nel corso degli anni Venti. Il rappel à l’ordre visto prevalentemente in chiave primitivista, l’energia primordiale e il vago esotismo della donna che sorregge la cesta con i pesci trasmette l’esigenza della narrazione di una realtà quotidiana intima e vitale.

    Elena Lago

     

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