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Pittore

Rosa Bortolan


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Rosa Bortolan

( Treviso 1817 - 1892 )

Pittore

    Rosa Bortolan

    Pittrice veneta, nata a Treviso.

    Portata da naturale sentimento alla pittura, fu dalla famiglia mandata a studiare all’Accademia di Venezia, dove ebbe per maestri i professori Grigoletti, Lipparini, Schiavoni, Zandomeneghi.

    E’ un fatto però che la signora Bortolan all’Accademia non apprese che i primi elementi, l’alfabeto dell’arte, che del resto, fin dai bagliori della sua carriera, essa diede a vedere un talento originale, un sentimento tutto proprio che la traeva a essere indipendente.

    Spirito ascetico, mite, mansueto, fu cara e simpatica ai suoi maestri: ma quando fu libera dalle pastoie accademiche, non restò soggetta che alle proprie inspirazioni.

    Un eregio campione della pittura che la conosce fino da giovinetta scrisse di lei ch’essa: «è figlia del proprio genio»,genio contemplativo e mistico, che si eleva e si afforza agli impulsi del sentimento religioso e alla soavità degli affetti di famiglia.

    Sono molti anni che la signora Bortolan dipinge, e ad onta di una modestia che la rende ignota a sè stessa, essa si acquistò una fama meritata, una fama senza la tromba della pubblicità, ma che pur rende giustizia al suo merito col giudizio schietto e sereno degli intelligenti che conoscono davvicino codesta anacoreta della pittura.

    I suoi principali lavori ad olio, cominciano dal 1847.

    Ecco le note dei principali: “San Venanziano Fortunato, vescovo”, grandiosa pala d’altare per la chiesa di Valdobbiadene (Veneto); “San Luigi”, mezza figura, commissione del cav. Brandolin da Pieve di Soligo; “Ritratto della contessa Canossa Portalupi con la figlia”, grande al vero.

    “Il conte Giustinian che risponde fieramente a Napoleone Bonaparte in Treviso”, quadro storico di più figure, fatto per sottoscrizioni e toccato in sorte al signor Zoccoletti in Treviso; “Il transito di San Giuseppe”, grandiosa pala d’altare, per Carpenedo; “Ritratto in grande di Luigia Codemo”, con fondo di paesaggio; “La Concezione”; “Ritratto del cav. Luigi Giacomelli, podestà di Treviso”, per commissione del Comune; “Madonna”, pel conte Brandolin; “Mater Amabilis”, per lo stesso; “Santa Zita col padre, che va al primo servizio”, per altare.

    Difficile sarebbe dare una idea completa dei quadri di questa pittrice; diremo solo che le sue Madonne hanno un’espressione di candore e di semplicità celestiale che ricorda le mistiche figure che dìpingevano, in ginocchio, il Bonvicino e frate Angelico.

    E’ una pittrice credente di cui si va perdendo lo stampo.

    Riesce bene nei ritratti a olio e ancora più in quelli a pastello.

    Alcuni di questi ultimi, fra gli altri quello del “dottor Pasquali”, che andrà nella Pinacoteca di Treviso e quello di “Michelangelo Codemo”, sono giudicati superiori ai ritratti di Rosalba Carriera e di Angelica Eauffmann.

    L’intonazione dei suoi quadri riflette la calma e la pazienza di uno spirito claustrale: non ha slanci, nè falsi splendori.

    L’insieme è sobrio, vigoroso, efficace e vi domina un sentimento profondo.

    Disegna correttamente, e colorisce con uno studio di finitezza che talvolta appar freddo.

    Come Protogene essa non finirebbe mai di ritoccare i suoi lavori.

    La Rosa Bortolan è, nella sua vita privata, una gemma domestica, la perla di Treviso: la vera Antigone del Sile.

    Ella, per non lasciar solo il padre, dopo la morte della madre, ebbe cuore di abbandonar Venezia, ritirarsi in provincia fuori dell’ambiente artistico; ella a cui appena Venezia bastava, poichè, nel suo volo, avrebbe dovuto correre a Roma o a Firenze, dove stanno i capolavori di Giotto, di Benozzo Gozzoli, dell’Alunno, del Masaccio e degli altri luminari della pittura cristiana.

    La Rosa, malgrado tutto ciò, non ha mancato mai di commissioni, in questo periodo, ed anche vendette parecchie tele: oltre di che, il vivere santamente fra gli affetti domestici (nella sua famiglia potenti), il nobile ritiro fuor del mondo, valse a mantenerle i puri sentimenti da cui è ispirata nel dipingere, e che difficilmente poteva conservare negli attriti inevitabili d’un vivo centro artistico.

    Di eletto animo, di fervido patriottismo, non volle protezioni dall’alto, rifiutò commissioni di signori stranieri, quando la patria, sotto di essi, sanguinava.

    Però, buona e generosa, difese quegli artisti che, per le proprie circostanze, non potevano far come lei.

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