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Rubens Santoro


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Rubens Santoro

( Mongrassano 1859 - Napoli 1942 )

Pittore

    Rubens Santoro

    Pittore napoletano, nato a Mongrassano, piccolo paese della provincia di Cosenza. Venuto a Napoli a 10 anni a farvi gli studi letterari, la naturale inclinazione lo trasse alla pittura. Poco o nulla studiò all’Accademia napoletana: studiò invece da sè e fu sua maestra la viva natura, suoi modelli le svariatissime sembianze del vero. Il suo primo lavoro fece rumore: e fu un quadretto di genere semplicissimo: “Una fanciulla che ride”, che espose alla Promotrice. Quel lavoro ebbe un onore insperato.

    Domenico Morelli, l’illustre maestro, vide in quella figurina dipinta il vivido raggio di una speranza per l’arte, e ad incoraggiare il giovane comprava il quadretto. “Una macchietta” che espose nelle stesse sale venne comperata dallo scultore Caggiano. L’anno appresso il giovane artista si diede a far paesaggi ed a tradurre sulla tela le incantate bellezze del mezzogiorno d’Italia. Cominciò a fare un quadro dal vero al “Granatello”, mentre, fortunata coincidenza, lavorava con lui, nel sito stesso, quel potente e perduto ingegno che fu il Fortuny.

    Il Fortuny, visti gli studi del Santoro gli disse benevolmente: «Hai cominciato dove molti finiscono…. Continua a studiare sempre dal vero; degli antichi pittori non guardare che due o tre quando sarai adulto nell’arte che impari dalla natura. Io ho dovuto faticare dodici anni, e Dio sa con quali e quanti sforzi, per rompere i cancelli entro i quali mi avea chiuso l’Accademia; tu, e Dio t’accompagni, respiri all’aperto e giungerai presto».

    Il Santoro lavora continuamente sul vero e ogni anno muta orizzonte. Un anno a Torre Annunziata, un altro anno a Castellamare, dove fece una “Marina” comprata dal Goupil; un altro a Procida, dove fece una “Veduta”, comprata dal comm. Maglione; un altro anno sulla costa di Amalfi, dove dipinse otto tele quasi tutte comprate dal Goupil, due delle quali brillavano alla Esposizione di Napoli del 1877: “Marina di Maiuri” e “Grotta degli Zingari”; un altro anno a Resina, dove fece dei lavori di cui la Regia Accademia di Belle Arti in Milano ne acquistava uno per la Galleria dell’Accademia.

    E’ stato anche all’Isola di Capri, dove fece i quadri che poi mandava nel 1880 alla Mostra Torinese, fra i quali: “Marina di Napoli”; “Pozzo”; “Zingara”; “Zingare”; “Cavalcavia”; “Monte Tiberio”; “Quiete, mezza figura di donna”. A questi lavori tributarono caldi elogi giornali italiani ed esteri; furono soprattutto lodati quei due che simboleggiavano i due punti lontani della vita: “Giovinezza” e “Vecchiezza”. La “Giovinezza”, una fanciulla bella, serena, fiorente, inondata dalla più fulgida luce, circondata da un’infinita soavità di fiori: la “Vecchiaia”, una decrepita mendicante che figura l’inopia, la solitudine, lo squallore.

    Erano due contrasti efficacissimi dipinti con tanto sentimento del vero che guardando l’uno l’animo s’allietava, guardando l’altro restava compreso da cupa tristezza. S. M. il re Umberto, nella sua visita alla suddetta Mostra, si trattenne a osservare quei quadretti e volle che il giovane artista gli fosse presentato. S. M. gli strinse due volte la mano rivolgendogli parole d’incoraggiamento. S. M. la regina Margherita poi acquistava il quadro “Giovinezza”, a cui il Giurì designava anche un premio.

    Alla successiva Mostra di Milano l’artista presentava altri lodati dipinti. Soggiornò alcun tempo a Venezia dove tradusse sulla tela le seguenti vedute: il “Cortile di San Gregorio”; “Via de’ Piccioni”; “Casa di legno”; “Santa Barnaba”; “Ponte de’ Turchetti”; “Al sole”; “Le lavoratrici di coralli”; “Casa bleu”; “Gran Canale”. Poco dopo si recò a Parigi dove pure trovò simpatie. Il rinomato negoziante Steward lo volle aggiungere alla sua collezione dei pittori d’ogni nazione, e comperava parecchi lavori del giovane italiano.

    Da Parigi, dopo un’escursione in Inghilterra ritornava a Napoli riprendendo i pennelli con maggior lena, lieto di aver contribuito, ancor sul mattino della sua carriera al lustro dell’arte italiana. Dopo questi successi, che farebbero onore all’artista più provetto, il Rubens si fece un invidiabile rinomanza, e vendè con facilità molti suoi dipinti a ricchi amatori di Francia, d’Inghilterra e d’America.

    Il Colnaghi, negoziante di Londra, gli diede importanti commissioni. A Londra il Colnaghi ha un compartimento, speciale pei dipinti del giovane pittore napoletano. Chiuderemo, questi brevi cenni coll’augurio che il Santoro Rubens, tragga da tanti sorrisi dell’arte e della fortuna, lena e inspirazioni per opere di maggiore importanza: locchè è a presumersi stante il suo zelo infaticabile e il suo cuore d’artista.

    Dalle lunghe giornate passate a dipingere nel suo studio e nell’aperta campagna si distrae suonando il mandolino, di cui è dilettante. Ama del resto la vita di famiglia e di tanto in tanto ha bisogno del santo bacio della mamma.

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