Hai cercato

Pittore

Salvino Salvini


Sei interessato alla vendita o all'acquisto delle sue opere?

Acquistiamo opere di questo artista

e di altri pittori e scultori dal XVI secolo sino alla prima metà del XX secolo

La galleria Berardi offre un servizio gratuito e senza impegno di valutazione di opere di arte antiche e moderne. Per orientarsi nel mercato dell'arte, assai complesso e pieno di sfumature, è meglio affidarsi ad un consulente professionista che sappia rispondere in maniera veloce e concreta alle tue esigenze. La chiarezza delle risposte risolverà in maniera efficace la necessità di stimare o mettere in vendita un bene.

Contattaci immediatamente senza impegno

Risposte anche in 24 ore:

Telefono

06.97.606.127

E-mail

info@berardiarte.it

Whatsapp

347.783.5083

Salvino Salvini

( Livorno 1824 - Arezzo 1899 )

Pittore

    Salvino Salvini

    Scultore toscano, nato a Livorno il 26 marzo 1824, ha nome tra i più valenti scultori toscani. Fece i primi studi all’Accademia di Firenze, indi passò a Roma, donde spedì alla Accademia fiorentina come saggio dei suoi studi, la statua di “Archimede”, che fu giudicata sotto ogni aspetto lodevole.

    Fece quindi, nel 1852, la statua della desolata “Figlia di Sion Ehma”, anch’essa degna di lode. Questa statua dalle cui labbra pare che di nuovo prorompa il disperato, lamento dei biblici canti, destò già l’ammirazione degli italiani come oggi forma quella degli stranieri nel museo di Londra ove si trova.

    Nel 1862, già professore nella R. Accademia di Bologna, inalzò nel Camposanto di Pisa una bella statua a “Niccola Pisano”, e poco tempo innanzi aveva vinto, un concorso per una statua equestre da innalzassi a “Vittorio Emanuele” nella piazza dell’Indipendenza a Firenze.

    Espose, nel 1877, all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli una statua in marmo rappresentante: “Giotto fanciullo”; ed un altro bel busto in marmo “Giovacchino Rossini”; lavori che presentò poi a, Firenze, a Roma, a Bologna e a Torino, dove, nel 1884, espose un pregevole busto in gesso; rappresentante: “Padre Cristoforo”; lavoro che fu già ammirato all’Esposizione di Roma del 1883.

    E’ sua nella facciata del Duomo di Firenze la bella statua del “cardinale Valeriani” che benedice i fondamenti della chiesa di Santa Reparata.

    Di lui parla con molta lode, a proposito del “Giotto” anche il Massarani nella sua opera «L’arte a Parigi».

    Anzi, a proposito di questo suo lavoro, ci piace qui riferire ciò che dice un valente critico di arte:

    «Dopo il Colombo giovinetto di Monteverde, sono sbucciati negli studi degli artisti tutti i grandi uomini in fasce, sotto tutte le forme.

    Ma noi benediciamo quel giovanetto scopritore del Nuovo Mondo, se da esso è sorta la prima idea di questo “Giotto”, da cui sfolgora il genio.

    Vero è che nè Salvino Salvini, studiosissimo artista, aveva bisogno di quel fatto per crear l’opera sua, nè vi era grande uomo, la cui giovinezza si prestasse meglio di Giotto all’estrinsecazione dell’arte.

    Il povero pastorello di Vespignano inspirò pittori e scultori, sia che disegnasse sulle lucide lastre i profili degli oggetti che gli si paravano dinanzi, mentre pascolavano le pecore, sia che “Cimabue” lo incontrasse vispo ed arguto e si innamorasse di quella prontezza di percezione, sia che parlasse coi legati dei papi o discutesse fra i priori dei vari rami dell’arte in cui era sommo, sia che lo si considerasse trattando la creta ed il marmo, oppure lavorando col pennello e coi colori o colla matita tratteggiando gli edifici che conservarono il suo nome coll’eternità della pietra.

    Lo scultore Salvini ha voluto sorprendere l’artista nel mentre per la prima volta osserva compiuta la propria opera tradotta colle forme che la natura, questa grande maestra, gli aveva ancor più di “Cimabue”, insegnato ne’ davanti alla “Vergine” che è uscita dalle sue mani, “Giotto” si abbandona alla cieca ammirazione verso sè stesso; ma invece l’esamina con occhio severo, cercando di scoprire le mende per rimediarvi.

    La figura che vede pinta sulla tela quanto è diversa da quella ch’egli vede nella sua mente!

    E per questo, cercando sempre di accostarsi a quella sua idea, tenta e ritenta vie sempre nuove, meritandosi il nome di restauratore dell’arte».

    Un altro vero artista, che nella sua verde vecchiaia serba tutto il fuoco della giovinezza, Giuseppe Regaldi vide nascere questa statua nello studio del Salvini, dedicò adessa uno squarcio bellissimo del suo geniale poema sull’Acqua.

    Nè meglio che con quei versi si potrebbe descrivere la statua.

    Il poeta narra dapprima dello scultore che immaginò la statua poi di questa: «Eccovi Giotto: colsi pennone la destra.

    Eccolo in atto di figurar la Vergine Madre.

    In essa Egli vagheggia la superba idea che in cor ci ferve, ma cui l’estro indarno tenta significar, l’idea che spira un’infinita voluttà nei pochi ingegni eletti a ben ritrarla, e crea i prodigi dell’arte.

    A me presenti fansi due glorie: il dipinto sovrano di Mugello che, tolta ai ferrei lacci del grave giogo bisantin, fe l’arte tornar libera e bella; e il livornese onde s’onora la felsinea scuola tutto nell’opra creatrice assorto del toscano giovinetto.

    Ei trasfondea dell’intelletto il dominante spiro nel vinto sasso….».

    LEGGI TUTTO

    acquisto opere artisti e stima pittura e scultura


    Altri artisti che potrebbero interessarti

    Iscriviti alla newsletter per ricevere le mostre in preparazione e le nuove acquisizioni!

    Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.

    Example