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Pittore

Spartaco Vela


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Spartaco Vela

( Torino 1853 - Ligornetto (Ticino) 1895 )

Pittore

    Spartaco Vela

    Pittore torinese, nato nel 1853, in Ligornetto, simpatico paese fra Mendrisio e Stalvo. E’ figlio del grande scultore Vincenzo Vela, il celebre autore dello “Spartaco”; della “Addolorata”; del “Napoleone morente”, ecc.

    «Sortì, dice il critico Guidini, dalla natura un carattere dolcissimo, serio ed assai riflessivo, unitamente ad una freddezza più apparente che reale, ad una modestia non comune nei giovani artisti, ed a tutte le doti intellettuali di un acuto e profondo osservatore».

    Passò la sua fanciullezza in Torino, fino a quando il padre, stanco del lavoro, sazio di gloria, si ritirò in Ligornetto. Colà ebbe le prime lezioni nel disegno dal padre stesso, il quale aborrendo la copia dalla stampa, lo iniziò per tempo allo studio del vero.

    Giovanissimo ancora, studiò a Brera meravigliando fin dai primi lavori l’illustre suo maestro Bertini, per l’abilità della esecuzione ed il forte, artistico intendimento.

    Però per qualche anno il Vela stette inerte, ma poi vedendo che questa inerzia prolungata pesava troppo su lui, intraprese uno studio storico: “Sulla discendenza degli uomini d’ingegno superiore”, studio che non sappiamo se sia stato pubblicato.

    Passò ancora del tempo, e il Vela a rari intervalli, dava all’arte qualche suo lavoro; quando a Brera, all’insaputa di tutti, espose un “Paesaggio”, notevole per colorito, ed un’acquaforte rappresentante: “Paolo Gorini”, lodevole per tocco e rassomiglianza.

    All’Esposizione Nazionale di Milano inviò una tela, la più grande della Mostra, e che rappresentava: “Rispa”, la Niobe della Bibbia, guardiana dei cadaveri dei suoi figli fatti impiccare dal santo re Davide. Il bravissimo critico Virgilio Colombo, parlando del Vela, dice:

    «”Rispa”, occupa la parte centrale del dipinto in attitudine di fiero, solenne dolore; davanti a lei, per la sterile pianura, giacciono stesi, lividi, nella lugubre rigidità della morte i cadaveri staccati dai capestri.

    Gli scorci sono disegnati maestrevolmente; la pittura è troppo chiara e monotona, il soggetto poteva esser reso con maggiore efficacia drammatica. In ogni modo il Vela vi addimostra un fare largo, molto studio ed una grande sicurezza».

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