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Telemaco Signorini


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Telemaco Signorini

( Firenze 1835 - 1901 )

Pittore

    Telemaco Signorini

    Non fu mai allievo di nessuna Accademia e frequentò soltanto la pubblica scuola del nudo. Suo padre era pittore, suo fratello pure ed anche egli fu tale, per volontà del padre, che non volle che si dedicasse alle lettere, alle quali, per naturale ispirazione, si sentiva chiamato. Passò i primi anni a Venezia, poi tornò a Firenze dove tuttora risiede.

    Nel 1859, come volontario d’artiglieria, prese parte alla campagna di guerra; nel 1860, avuto il congedo, tornò a visitare i luoghi dove era passato da militare, facendo così vari studi e stringendo relazione cogli artisti più celebri di tutta l’Italia. Nel 1860, per la prima volta, espose sette quadri alla Promotrice, e di questi sei furono venduti, e l’altro, “I toscani a Calcinato”, fu acquistato all’Esposizione di Brera a Milano. Nel 1861, mandò a Torino: “Il ghetto di Venezia”, che suscitò una polemica nella stampa di quel tempo.

    Si recò poi a Parigi, dove strinse relazione con i primi artisti e letterati di quell’epoca e, tornato in patria, fece “L’alzaia”, che fu premiata all’Esposizione di Vienna, del 1874. Nel 1865, fece l’altro quadro rappresentante “Le pazze”; nel 1868, tornò nuovamente a Parigi; nel 1870, fu giurato all’Esposizione di Parma, ed espose alla Promotrice di Firenze: “Il novembre”, che fu premiato.

    Nel 1873, tornò ancora a Parigi e di là si recò a Londra con De Nittis. Nel 1877, fu giurato all’Esposizione di Napoli, dove aveva il quadro: “Fuori porta Arianna a Ravenna”, che fu acquistato dal Governo. Nel 1878, tornò a Parigi; nel 1880, espose a Torino il quadro rappresentante: “Il ponte Vecchio”, che vendè ad un negoziante inglese; nel 1881, andò in Scozia dove fece molti eccellenti lavori.

    Tornato quindi in Italia stabilmente, si recò di quando in quando a fare qualche giro artistico in Italia e all’estero e produsse un numero grandissimo di tele esposte in quasi tutte le Mostre Nazionali e Internazionali tenutesi fin ad oggi. Nel 1882, a Firenze, alla Promotrice, aveva i quadri: “Il ghetto di Firenze” e “Riomaggiore”; l’anno dipoi: “Princes Street” (Edimburgo); “A Pian Castagnaio” e “Adolescenza”, quest’ultimo esposto anche a Torino, nel 1884, insieme al “Ghetto”; indi nelle Mostre successive della Promotrice le tele: “Sole di sera a Settignano”; “Sole di mattina”; “La domenica a Riomaggiore”; “Santa Croce da Via de’ Malcontenti”; “Fra gli ulivi”; “Mezzogiorno nei campi”; “A Settignano”; “La mattina sul greto dell’Arno”; “Bigherinaie di Settignano”; “Nell’orto”; “Presso il tramonto”; “Piancastagnaio nel Monte Amiata”; “Sole di agosto”; “Baccano in Arcola”; “Autunno nei campi”; “Via degli Speziali al Mercato Vecchio a Firenze”; sette quadri di “Vedute dell’Isole dell’Elba”, molti studi e quadri fatti a Pietramala; “Arcola in Val di Magra”, ed un “Ritratto di Lorenzo Grassi detto mago Chiò”.

    Prese parte anche alle Esposizioni di Livorno con tre quadri eccellenti; di Venezia, nel 1887, con altre sei tele, a Bologna, nel 1888, esponendo fra altri buonissimi dipinti un “Golfo di Spezia” (nei dintorni di San Terenzio), ammiratissimo. Alla Mostra dei bozzetti tenutasi al Circolo degli Artisti di Firenze, nel 1891, il Signorini espose: “Un mercato di maiali”; un “Paese d’invenzione”; una “Fantasia decorativa”; altri quadri pregevoli, e tredici disegni e quattro acquaforti, che ampiamente dimostravano la versatilità grande di lui, in ogni ramo dell’arte.

    Ora espone alla Promotrice tre tele: “Mattina”; “Meriggio” e “Sera”, di un vivo sentimento e che rivelano qualità pittoriche grandissime nell’esecutore. Il Signorini è inoltre incisore all’acquaforte, critico d’arte eccellente e brioso, pubblicista in giornali artistici e letterari. Or non è molto pubblicò un libro di novantanove sonetti dal titolo: “Le 99 discussioni artistiche di E. G. Molteni”, che ebbe un successo grandissimo.

    Nel 1882, fu nominato professore dell’Accademia fiorentina, ma egli ricusò il titolo. Di lui hanno parlato con affetto e con lode i migliori critici d’arte italiani e stranieri, e ci piace qui sotto riportare alcune parole del defunto artista Adriano Cecioni pubblicate nella ‘Domenica Letteraria’ del 3 agosto 1884, le quali più che il nostro giudizio, varranno a delineare con maggior precisione questa figura d’artista: «Non c’è un solo lavoro del Signorini, egli scrive, in cui non sia reso palese questo fatto; che egli riceve dalla natura delle impressioni dirette, che queste impressioni non agiscono su di lui in modo passeggero momentaneo, come avviene sulla pasta del pane, ma rimangono come quando sono fatte sull’intonaco fresco.

    Questo lavoro d’insinuazione, che avviene fra l’oggetto osservato e l’osservatore, non si limita nel Signorini alla superficie, ma penetra internandosi nella sua organizzazione artistica in modo tale che quando l’immagine risorte per andare positivamente sulla tela, i contorni, segnatamente gli scuri, ci denotano che essa immagine nell’imprimersi su di lui non si spande, ma entra ad un tratto, senza formare degli spigoli, perchè i suoi contorni non sono mai sottili; s’insinua con violenza, sparpagliandosi qualche volta, e ciò si rileva da una certa contorsione che ritrovasi nel suo segno, specialmente nelle figure, e dall’azzardo brutale (principale caratteristica della sua pittura) con cui risolve gli scuri e le ombre in generale.

    Il pregio maggiore e assoluto della pittura del Signorini, è il sentimento dell’intonazione in tutti i suoi lavori; anche nei più scorretti il sentimento dell’intonazione non manca mai. Tutto quello che c’è dì meno in lui dal lato della forma si ritrova in più dal lato del sentimento, e fra questo caso e quello in cui la forma piglia il sopravvento, io sono per il primo.

    Del resto, che cosa sia la forma, secondo me, e del servizio che essa renda all’arte, ne riparleremo a suo tempo. Il Signorini non fa col pennello della rettorica, non: pensa, quando si trova di faccia a un motivo, se piacerà o non piacerà; il motivo gli ha fatto impressione ed egli lo eseguisce senza pensare ad altro, nonostante lo esempio della poca o niuna vendita per detto e fatto del soggetto. E nel subire questa forza che è in lui, si riconosce la struttura dell’artista moderno. E’ realista per sentimento più di quello che egli stesso non creda; la prova di ciò è il suo entusiasmo per la realtà pura e semplice, e il suo sdegno per le cose accomodate a fine di piacere altrui.

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