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Pittore

Tommaso Solari


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Tommaso Solari

( Napoli 1820 - 1897 )

Pittore

    Tommaso Solari

    Scultore napoletano, nacque il 4 settembre 1820, da famiglia d’artista. È professore aggiunto di scrittura nell’Istituto di Belle Arti di Napoli e Accademico di merito della classe di scultura dell’Accademia di San Luca di Roma e socio della R. Accademia di Napoli.

    Tommaso Solari, per volere paterno s’incamminava per l’architettura, ma trascinato da una forza misteriosa verso i lidi ove la materia informe diventa palpito e vita, abbandonò i calcoli e si fece soggiogare dalla scintilla artistica che tanto celebre lo fece divenire.

    Voler dettagliare i premi guadagnati, sarebbe un lavoro improbo non bastando un intero volume a numerarli. Dopo un anno di studio di scultura, concorse al Pensionato di Roma e lo guadagnò; e nella scuola del nudo ebbe 26 premi.

    In diverse Esposizioni fu premiato con 4 medaglie d’argento di prima classe. Nell’Esposizione del 1846 e del 1848 toccò i primi onori ricevendo le grandi 2 medaglie d’oro.

    A Londra alla grande Esposizione internazionale prese la medaglia commemorativa, ed a Firenze ove fu nella giuria dell’Esposizione, gli fu conferita la medaglia di merito.

    La sua figura vegeta e robusta comunque stia per compiere il suo 69 anno dimostra un’eccessiva modestia tanto da non far pompa degli incarichi onorifici e degli onori stessi che a sazietà ha ricevuti.

    La carica a cui con passione attende è quella di professor di modellato nel R. Istituto di Belle Arti, ed il risultato pratico della sua valentia lo mostra il profitto che i suoi allievi nel vari concorsi mostrano d’aver fatto.

    Se dei meriti del Solari molto succintamente si è parlato, delle sue opere che sparse si ammirano ovunque, non faremo che numerare le principali.

    I soggetti biblici usciti dallo scalpello di questo artista sono ammirabili per la loro grandiosità, e fra questi menzionerò solamente “Abigail che placa lo sdegno di Davide” ed un altro che rappresenta “Cristo che dice ai discepoli: Sinite parvulous ad me venire”, grandi bassorilievi in gesso.

    Nei soggetti sacri vi si scorge tutta la dolcezza e la mestizia che la religione infonde, e fra questi citeremo solamente.

    “Un Cristo” più grande del naturale per la cappella del palazzo reale di Napoli.

    “Una Vergine col bambino” per la cappella del signor di Reudel.

    “Una Vergine con corona di Santi” per la chiesa di Piedigrotta.

    “L’Annunziata” e “La Vergine fanciulla presentata al tempio” per la chiesa principale di Capua.

    “Il Cristo risorto” bassorilievo in bronzo.

    “La Vergine dei miracoli” statua in argento.

    “San Tommaso D’Aquino” e “Sant’Agostino” per la cattedrale di Gaeta.

    “San Tommaso” che trovasi nell’università di Napoli ed un “Sant’Agostino” colossale, statua per la Piazza di Sorrento.

    La scultura di genere del Solari ha dell’elegante e del civettuolo ed egli ha fatto “Il Putto” che adornava la culla di S. A. R. il Principe di Napoli.

    “Medea coi due figli” acquistata da Vittorio Emanuele.

    “Una schiava” esposta a Parigi, di cui, dalla Regina di Portogallo glie ne fu commissionata una copia.

    “La baccante” a grandezza naturale acquistata per la Pinacoteca di Capodimonte della quale il Granduca Nicola di Russia ne volle una copia ed un altro Granduca Russo gli fece eseguìre “Una Venere vincitrice” che nascondeva nei suoi lineamenti la famosa cortigiana Fanny Lear.

    Pella scultura monumentale il Solari è divenuto mondiale ed egli ebbe l’incarico di eseguire una colossale statua in bronzo che si è eretta in una città della Cina per ricordare “Sir Harry Parkers” ministro plenipotenziario di S. M. Britannica.

    Per il peristilio del teatro d’Avana nell’isola di Cuba fece la statua in marmo di “Terry” a grandezza naturale.

    Per Corato una colossale statua ricordante l'”Eroe dei due mondi”.

    Per Torre del Greco altro monumento in bronzo di “Garibaldi”.

    Per la reggia di Napoli la statua di “Carlo d’Angiò”.

    Per la sala massima della Corte d’Appello di Napoli “Dodici busti dei più insigni giureconsulti napoletani” commessigli dal Consiglio dell’ordine degli avvocati.

    Per la cappella di Santa Chiara il monumento a “Paolina Ranieri”.

    Pel monumento della famiglia Armenio nel cimitero di Napoli fece una statua in marmo rappresentante “La speranza”.

    Pel monumento Mancuso nell’istesso cimitero “Gruppo della famiglia Mancuso”.

    Pel monumento de Notariis “Ritratto d’un giovinetto morto”, a grandezza naturale.

    Pel monumento di piazza dei martiri “Uno dei quattro leoni”.

    Per Napoli in piazza Carità il monumento a “Carlo Poerio”.

    Per l’istituto di Tarsia i monumenti a “Cristoforo Colombo” ed a “G. B. Vico”.

    Tommaso Solari è insignito della Croce dei SS. Maurizio e Lazzaro, di quella della Corona d’Italia e di altre onorificenze di cui egli, lo abbiamo già detto, non fa alcuna pompa.

    Il Della Sala così scrive di lui:

    «Il Solari non posa a rinnovatore, non a capo scuola, non a grand’uomo, come tanti piccoli artisti fanno oggi.

    Il modesto, vive alla buona, ha abitudini da buon borghese, qualità codeste che gli cattivano subito la benevolenza, il rispetto e l’affetto di quanti lo avvicinano».

    E parlando della sua statua “Carlo d’Angiò” così prosegue:

    «Questa scultura onesta, corretta, della scuola, che tanto onore ha fatto a Napoli, quest’arte, che rispetta il passato e ne continua le belle e gloriose tradizioni, rinnovandosi solo nel tanto, che le è concesso dalla verità, questa scultura, che non procede per salti, ma va, di pari passo, co’ tempi e dal passato attinge quanto di meglio aveva e dal presente prende vita, movimento, intensità e verità, quest’arte del vecchio maestro, cui, per un pezzo, gl’ingrati ed indegni scolari gittarono, sul volto senile, accusato a ben altre lotte, che non a quelle dell’ingiuria e delle villanie, l’accusa di non vero, di accademico e che so io; l’arte di questo maestro, arte onesta, fatta di serenità e di costante lavoro, si è affermata potentemente, in modo non dubbio, anche questa volta, per sentimento, per dignità, per modellatura.

    E se è pur vero che le pieghe del manto sono un po’ aggiustate, non dimentichiamo, che la scultura non può essere giammai sciamannatezza, che certe linee è bene siano mantenute, che la compostezza ferma l’occhio, e vi conquide, mentre certe audacie dei novatori per progetto, vi ripugnano e non riuscite a spiegarle, e che, infine, se il volto di Carlo d’Angiò riesce, umanamente, antipatico e repulsivo, così, e non altrimenti, a meno che l’artista non avesse voluto tradire la storia, egli doveva, ed ha voluto rappresentarlo».

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