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Scultore

Ulderico Fabbri


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Ulderico Fabbri

( Monestirolo (Ferrara) 1897 - Ferrara 1970 )

Scultore

    Ulderico Fabbri

    Ulderico Fabbri nasce a Monestirolo, vicino Ferrara, nel 1897. Dimostrate notevoli doti artistiche, viene introdotto come apprendista nella bottega del marmista Boldrin a Ferrara e contemporaneamente frequenta i corsi serali della Scuola Dosso Dossi, dove è allievo di Giovanni Battista Longanesi.

    A diciotto anni, si arruola nell’esercito e parte per la Prima guerra mondiale. Ferito gravemente alle mani in Macedonia, rischia di non potersi più dedicare alla scultura. Ma deciso a recuperare l’uso degli arti, frequenta la Casa di rieducazione dei Mutilati a Roma e anche l’Accademia di Belle Arti, dove, sotto la guida di Attilio Selva ed Ettore Ferrari, riesce definitivamente a votarsi alla scultura.

    Il linguaggio di Ulderico Fabbri, al sopraggiungere di questi primi anni Venti, risente ancora dell’influsso del linearismo liberty, ma allo stesso tempo già assume quell’equilibro solido che proviene dalle istanze di ritorno all’ordine.

    La scultura: tra il Quattrocento donatelliano e le vibranti superfici di memoria scapigliata

    Nel 1926, si occupa della realizzazione della Via Crucis per il Gran Claustro del cimitero della Certosa di Ferrara. In questa impresa, lo scultore si rifà al modello donatelliano dello stiacciato e imposta una narrazione particolarmente intensa e dolorosa, in cui la materia si fa viva e vibrante. Nel continuo dialogo tra riproposizione di memorie rinascimentali e riferimenti alle superfici mosse della scultura scapigliata e impressionista, Ulderico Fabbri dà vita a una produzione del tutto personale e carica di pathos, come si nota soprattutto dalle opere degli anni Trenta.

    Al 1931 risale il Bimbo al telefono, curioso soggetto che ripropone l’iconografia manierista ferrarese, ma al posto della conchiglia, vicino all’orecchio risalta la cornetta del telefono. La superficie screziata del bimbo rende la scultura energica e frizzante, così come il Genio della musica della facciata dell’Auditorium di Ferrara. Nel 1933 espone una Figura in marmo alla Mostra Sindacale di Firenze, mentre nel 1935 è alla II Quadriennale di Roma con la terracotta dedicata a Italo Balbo. L’anno successivo, partecipa alla Biennale di Venezia con il San Giovannino.

    Nel periodo che segue, lo scultore è impegnato soprattutto nelle manifestazioni dei mutilati di guerra e nei soggetti sacri commissionati dall’ambiente ecclesiastico ferrarese. Partecipa, infatti, alla Mostra degli Artisti Mutilati di guerra milanesi nel 1937, dove presenta ben nove opere, tra cui Invocazione, Mansuetudine, Pastore e Balilla, sculture che, ancora una volta, mostrano un attento studio del modellato donatelliano.

    Dopo la guerra, continua a lavorare nell’ambito religioso: è dal 1955 il Monumento funebre dell’Arcivescovo Bovelli per un altare della cattedrale di Ferrara. La scultura del Quattrocento, i modi solidi e sobri di Jacopo della Quercia continuano a contraddistinguere la scultura di Ulderico Fabbri per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta, come si nota dai gruppi Salvamento e Narciso. Muore a Ferrara nel 1970.

    Elena Lago

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