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Pittore

Vincenzo Capobianchi


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Vincenzo Capobianchi

( Roma 1836 - 1928 )

Pittore

    Vincenzo Capobianchi

    Vincenzo Capobianchi nasce a Roma nel 1836. Figlio di un antiquario di via del Babuino, cresce tra pezzi antichi, statue, dipinti, monete: un gabinetto di curiosità, un ambiente vivace che lo spinge subito a manifestare il suo talento pittorico. Allievo di Tommaso Minardi all’Accademia di San Luca, si distacca quasi immediatamente dal modello purista, grazie all’avvicinamento alla colonia di artisti spagnoli a Roma.

    Il legame con Mariano Fortuny

    Conservando per sempre la passione per le antichità, Vincenzo Capobianchi inizia a condividere questa sua caratteristica con il quasi coetaneo pittore spagnolo Mariano Fortuny, che incontra negli anni Sessanta e che si rivela una figura chiave per i suoi sviluppi stilistici. Infatti, il pittore romano, da lui acquisisce immediatamente la freschezza compositiva e la straordinaria profusione di variazioni di colore, costruita attraverso preziosi tocchi ricchi di luce.

    Il legame tra i due artisti è testimoniato dall’ormai famoso episodio dell’acquisto, da parte di Vincenzo Capobianchi, del dipinto Amateur d’estampes di Fortuny, poi venduto ad Adolphe Goupil. Proprio tramite il mercante d’arte parigino, l’artista romano riesce a raggiungere i vertici del mercato europeo, nonostante sia stata rinomata la sua lentezza esecutiva, che gli permetteva di concludere solamente pochi dipinti all’anno.

    Pittore, antiquario e numismatico

    In effetti sono esigue le opere che ci sono pervenute dell’artista, che dopo gli anni Novanta, smette di dipingere per dedicarsi completamente al commercio e allo studio delle monete antiche, comparendo, peraltro, tra i membri della Società Numismatica Italiana, a partire dal 1892.

    Ad ogni modo, del pittore veniva lodata l’esattezza del disegno e la pastosità del colore, qualità che si notano nei suoi dipinti più significativi, tutti legati al mondo delle antichità, a ricostruzioni dell’epoca classica, a contemporanee scene di genere e a languidi ritratti muliebri, come il Ritratto della baronessa de Rotschild.

    Tra scene neopompeiane e mercanti d’arte

    Tra di essi vi sono Le salon Rotschild à Paris e Il venditore d’antichità, dipinto che ha segnato il primo verso successo di Vincenzo Capobianchi. Unisce due tematiche tipiche della pittura di genere del secondo Ottocento, la ricostruzione neo pompeiana e il motivo del mercante d’arte e di pezzi antichi, entrambe molto in voga nel mercato internazionale, come si nota anche da opere di Ettore Forti, Gerolamo Induno, Giovanni Muzzioli, fino a giungere alla massima espressione del genere con Alma-Tadema.

    Il Venditore di antichità è un chiaro esercizio di stile, un abile e sapiente pretesto pittorico, un’occasione per dimostrare la connoisseurship antiquaria dell’artista, figlio di mercante d’arte, a cui fa un curioso accenno la scimmia in primo piano, che forse simboleggia via del Babuino. I pezzi antichi, dalle maschere teatrali, alle anfore, ai vasi, alle statuette, al tappeto egiziano sono tutti riferimenti a opere realmente esistenti e oggi conservate in musei di tutto il mondo, come è stato evidenziato in uno studio di François de Callataÿ. La conoscenza antiquaria e numismatica di Capobianchi si protrae fino ai primi decenni del Novecento, tenendo aperto il negozio paterno, punto di riferimento per collezionisti ed artisti come Attilio Simonetti, anch’egli esperto e finissimo artista-antiquario della vicina via Margutta.

    Elena Lago

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    Opere di Vincenzo Capobianchi


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