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Vincenzo Migliaro


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Vincenzo Migliaro

( Napoli 1858 - 1939 )

Pittore

    Vincenzo Migliaro

    Era appena quindicenne quando Stanislao Lista lo accettò nel suo studio come alunno di disegno e di plastica; ma vi rimase solamente due anni ed in seguito passò nell’Istituto di Belle Arti di Napoli, nel quale, dopo essere stato per poco tempo nella classe dei frammenti con Federico Maldarelli ed in quella della statua con Raffaele Postiglione, fu ammesso subito nella classe di pittura di Domenico Morelli.

    Durante il periodo scolastico, in cui ebbe a compagni Vincenzo Caprile, Luigi Fabron, Salvatore Petruolo, Paolo Vetri, Vincenzo Volpe, Gaetano Esposito e tanti altri valorosi pittori di quell’epoca, vinse più di un premio, fra i quali il secondo del concorso Nazionale di tutte le Accademie di Belle Arti, banditosi nel 1877, con una “Testa di donna dipinta”.

    Artista squisitamente sensibile ad ogni manifestazione dell’arte e d’ingegno sottile e versatile. Il Migliaro oltre alla pittura, sa scolpire, modellare, cesellare, incide all’acquaforte e disegna in litografia, mostrando in ognuna di queste differenti tecniche, sempre uno spirito eminentemente artistico. Emerge in pittura, specialmente nel ritrarre le vie della vecchia Napoli, i mercati popolati da moltissime piccole figure e da un’ampia messe di accessorii diversi, oppure buie e solitarie vie con sfondi e luci pittoresche nelle quali egli sa disporre figure ben appropriate e caratteristiche che spesso assumono una importanza soggettiva e drammatica.

    Nei piccoli quadri di tal genere è spesso insuperabile per il sentimento che accompagna la sua pittura del tutto personale. Fu per la prima volta, alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Torino del 1880, che espose un lavoro dal titolo “Tipo napoletano”, studio di testa, tanto diligentemente eseguito, da fare innamorare l’artista Detti ad acquistarlo.

    Da quell’epoca in poi, ha esposto successivamente a Berlino, a Londra, a Palermo, a Monaco di Baviera, a Barcellona, al Salon di Parigi, a Pietroburgo, a Venezia, a S. Louis, a Milano, a Roma, a Bruxelles, a Buenos Ayres, a Santiago del Chilì e a tante altre Mostre minori che non ricordiamo, riportando tanto all’Esposizione di S. Louis che a quella di Barcellona, una medaglia d’argento. Il Migliaro ha avuto anche l’incarico di eseguire sette quadretti di vecchi rioni napoletani, abbattuti durante i lavori del risanamento della città e questa serie di rievocazioni caratteristiche si conservano nel Museo Nazionale di San Martino.

    In un trentennio, dal 1880 al 1911, egli è stato uno dei più assidui espositori alle Mostre della Salvator Rosa di Napoli. Nell’Esposizione del 1880, 1884, 1888, 1890, e 1911 i dipinti, “Poveri contadini”, “Palazzo Donn’Anna”, “Testa di donna”, “Tatuaggio”, “Studii di belve” e “Studii di belve”, furono acquistati dalla Società e toccarono in sorte rispettivamente al Banco di Napoli, alla Promotrice di Torino, al Banco di Napoli, alla Provincia di Napoli, al sig. Vito Savino e al prof. Alfredo Minozzi; nella Mostra del 1885 il quadro, “Testa di giovane donna” fu acquistato da S. M. il Re Umberto I; in quella del 1911 “Capri” e “Case di pescatori” furono acquistati dal Comm. Roberto De Sanna, “Una via di Napoli” dal Comitato pel Cinquantenario, “Studio di tigre” dal Cav. Odoardo Casella e “Disegno” offerto gentilmente dall’autore alla Società toccò in sorte al prof. Comm. Giulio De Petra. Il Migliaro ha fatto parte del Giurì di accettazione delle opere alle Esposizioni della citata Società negli anni 1896 e 1897. I dipinti di questo geniale artista che hanno maggiormente richiamato l’attenzione dei critici e del pubblico, sono: “Tipo napoletano”, “Testine”, “A piazza francese”, “Una taverna a Posillipo”, “Fulvia”, “Tatuaggio”, “Innanzi all’osteria”, “Plenilunio”, “Napoli vecchia”, “Vico Cannucce”, “Una via di Napoli”, “La notte in una via di Napoli”, “Taverna napoletana”, “Porta capuana”, “Seduzioni”, “Concerto a luna piena”, “La marina delle Sirene”, “Nella piazza di San Marco”.

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