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Pittore

Vittorio Avondo


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Vittorio Avondo

( Torino 1836 - 1910 )

Pittore

    Vittorio Avondo

    Nasce a Torino nel 1836 da una famiglia benestante della Valsesia. Sin dalla giovanissima età presenta un interesse per l’arte non gradito ai genitori, ma nonostante questo riesce comunque a studiare pittura.  Molto probabilmente frequenta l’Accademia di Pisa, ma è ancora più certo che abbia compiuto numerosi viaggi di studio in Italia e soprattutto in Europa del Nord (Olanda e Germania), testimoniati da un taccuino pieno di disegni conservato alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino.

    È evidente sin da subito la sua propensione verso la pittura di paesaggio, non è un caso infatti, che nella prima metà degli anni Cinquanta frequenti lo studio di Alexandre Calame a Ginevra. In quel periodo è presente nella città svizzera anche Antonio Fontanesi, figura che forse lo influenza ancor di più di Calame, insieme alla visita all’Esposizione Universale di Parigi del 1855.

    Le nuove istanze realiste della Scuola di Barbizon, la pittura en plein air e una nuova concezione del paesaggio, non più accademico, ma ricco di sensazioni atmosferiche e personali conducono Avondo a diventare uno dei rappresentanti più importanti del nuovo indirizzo del paesaggio piemontese. Fondamentali per questo sviluppo sono i paesaggi di Camille Corot e di François Daubigny, ma anche il soggiorno a Roma del 1857.

    Qui entra in contatto con Mariano Fortuny, Alfredo D’Andrade, Nino Costa che lo introduce nell’ambiente dei paesaggisti inglesi che si recano a ritrarre la campagna romana. I modi ariosi, lirici e sentimentali con cui questi artisti arricchiscono le vedute influenzano profondamente Avondo, che sarà in grado di combinare la sensibilità della Scuola di Barbizon con quella degli artisti attorno a Costa. Ne scaturirà un paesaggismo intenso, emozionante, raffinato e di largo respiro, sempre basato sul realismo.

    Nel frattempo, già del 1856 Avondo espone a Torino opere quali Rimembranze della SavoiaMattino nella Valle di S. RobertPini e parasole a CannesPiccolo burrone a LozzoloEffetto di mattina nella valle di Sassénage Delfinato). Dopo il soggiorno romano, ritorna spesso in Piemonte dove si unisce ai rappresentanti della Scuola di Rivara, nel pieno della loro migliore stagione, la prima metà degli anni Sessanta.

    Insieme a Carlo Pittara, Ernesto Bertea, Alfredo D’Andrade e Federico Pastoris, tra gli altri, si reca nel Canavese per dipingere en plein air, attentissimo alla resa del vero, delle variazioni atmosferiche, cromatiche e temporali della natura. Ne sono risultato paesaggi come Dopo una tempestaCampagna presso GattinaraTorre di Lozzolo, ma anche paesaggi eseguiti nella campagna romana, intessuti dell’influenza della scuola piemontese, come Mattino in campagna romana e Sera in campagna romana.

    Nel 1865 si trasferisce a Firenze perché viene chiamato come consulente per una mostra sul cinquecentenario di Dante al Museo del Bargello. Qui entra inevitabilmente in contatto con i macchiaioli, arricchendo il suo linguaggio. Continua ad esporre alle Promotrici torinesi, soprattutto quando rientra in Piemonte negli anni Settanta: nel 1874 invia La valle del Pussino Di mattino, nel 1876 Calma, nel 1880 Bassa marea e Quiete.

    Nel 1872 acquista con D’Andrade, come lui appassionato di arte ed architettura medievale, il Castello d’Issogne in Valle D’Aosta per restaurarlo. Pochi anni dopo, insieme, iniziano la costruzione del Borgo Medievale di Torino. Appartengono agli anni Ottanta paesaggi come Freschezza mattinale sul lago di BraccianoPaese: al fiume. Dopo la sua morte, avvenuta a Torino nel 1910, quarantaquattro sue opere sono state esposte alla Biennale di Venezia del 1912, tra cui A BordigheraA BoboliQuieteOra mestaScirocco in campagna romanaA Rapallo.

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